Parole D’Amore – Ok, dai, faccio il podcast!

In una mattinata di pioggia, con le gocce che colorano la città di una palette sul grigio acciaio, vado ad assistere all’evento Digital Audio: Unlocked nella sede del giornale.

Autobus, linea verde, metro lilla e caffè doppio al bar del mezzanino: city lifestyle!

Mi aspetto di trovare il tipico mood da evento corporate ma, invece, sarà per l’argomento così catchy, così coinvolgente, una volta dentro, mi ritrovo in una situazione vivace, happy, dinamica.

Come se fosse una giornata di primavera.

Si parla di digital audio: di come includerlo nell’ambito delle campagne omnicanale, di come riconsiderare i touchpoint e della modalità con la quale sviluppare, ad esempio, una brand identity mediante questa nuova suite di possibilità.

Sul palco, infatti, si riportano numeriche, tassi di conversione, soglie d’attenzione.

E così, tutto a un tratto, seduto sulle scale di fianco alla console, perché la sala è murata, decido che voglio fare il podcast della rubrica; di questi paragrafi che, forse, state leggendo in pdf (o sul sito web).

Ma perché non ci ho pensato prima? Ma certo, adesso, io che esco ogni settimana, includerò, alla versione di stampa dell’articolo, anche il file audio del podcast.

È tutto così user friendly, in questo periodo contemporaneo, così, easy.

Ma poi, mentre le tavole rotonde approfondiscono l’argomento, mentre si parla dell’importanza di garantire la qualità, mi chiedo se abbia, davvero, la capacità di consegnare, settimanalmente, un podcast di livello.

Cioè, potrei farlo versando il testo in automatico, ma sarebbe, forse, come ascoltare la voce registrata degli annunci: (effetto tipo) Inuna. Mattinatà. Di. Pioggia. Con le GO ci ci e che colorano lacitta. Diuna. paolette, sul! Grigioàcciaio.

Allora mi dico che, no, lo produrrò io.

E poi, mi vedo a casa, mentre registro sullo smartphone, con un botto di riverbero e, magari, sotto, tutta la vita del condominio: In una mattinata di pioggia (effetto centrifuga lavatrice del vicino), con le gocce che colorano la città (“PORTINAIO! POSTAAA!”) di una palette sul grigio (drin drin del cellulare, nuovo messaggio) acciaio.

Oppure mi immagino reccare i 3.500 caratteri di corsa, perché sono arrivato lungo come al solito e il numero sta chiudendo: Inunamattinatadipioggiaconlegoccechecolorano (respirone) lacittàdiunapalettesul grigioacciaio (respirone) vadoadassistereallevento (starnuto).

Mhh. Non so.

Forse, andare in studio.

Però, in effetti, considero tutta la serie di domande a cui dovrei rispondere:

Facciamo un tappeto? (Eh?)
Uno sfondo. (Ah).
Hai la sigla? (Ehm).
In che formato ti serve? (Formato Audio).
Vuoi farlo tutto in un take unico? (…)
Puoi non parlare troppo vicino al filtro antipop? (Intendi questa specie di tondo?)

Ho deciso: compro un microfono, registro in casa e, poi, lo faccio mixare da un tecnico:

Ok, ho aperto il file ma… cos’è ‘sto rumore?
Quale?
Davvero non lo senti?
… no.
Dai, è fastidiosissimo. Ma dove hai registrato?
Ah… forse… è il frigo?

Sembrava questione di un attimo poter affermare: C’è anche il podcast! alle persone che dicono Sì, leggerei con piacere i tuoi articoli, ma non trovo il tempo.

Invece, tra speech e considerazioni, mi viene da pensare che produrre contenuti digital audio non sia facile come lo è la possibilità di fruirne.

E allora, ci sentiamo, forse, un po’ più avanti.

Il tempo di realizzare un podcast che sia professionale, per definizione.

Anzi, per alta definizione!

 


Michele D’Amore

Per Touchpoint News, ho scritto vari reportage e, soprattutto, una rubrica ospitata, periodicamente, sul Today. In questo numero, esco con un nuovo pezzo. Spero vi piaccia!

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