Parole D’Amore – #SalTo26 in 5 giorni, 20 treni e 254.000 ingressi

Sarà come andare in Fiera a Milano coi mezzi, mi dico, mentre salgo sul primo treno AV, giovedì mattina, quando mancano pochi minuti alle otto. 

Davanti a me, cinque giorni di Salone del Libro di Torino: una delle kermesse che più amo e che ogni volta evidenzio, sul calendar, già mesi prima. 

Per contenere i costi di trasferta (e per non trovarmi, il lunedì, con decine di lavatrici in arretrato), quest’anno, ho scelto di viverlo da pendolare, acquistando venti biglietti di treno: cinque per due, dieci Milano-Torino, più i suburbani da Porta Susa a Lingotto (la stazione ferroviaria che si trova letteralmente di fianco all’ingresso meridionale della Fiera). Saranno momenti per leggere, gustare un caffè, ammirare il paesaggio e ripensare alle esperienze della giornata trascorsa. 

Il Salone si apre in un giorno di maggio fresco e profumato, col cielo blu e la temperatura che, ancora, sembra quella di inizio primavera.  

È la mia prima edizione con il badge press e, così, dopo gli iniziali attimi di orientamento, dopo gli entusiasti applausi alla gara di poetry slam, vado alla scoperta della sala stampa, dove, oltre al caffè open, all’acqua naturale e agli spaziosi tavoli immacolati, trovo i CS veri, quelli classici, stampati su carta: tutti da leggere, apprendere, consultare. 

E poi via, tra stand e corsie, per raccontare una manifestazione sempre composita che, nell’arco di pochi minuti, sa farti passare dai grandi spazi di un auditorium all’intimità di una saletta, dai titoli degli editori di cartello alle scoperte di nuove realtà indipendenti.

Al Salone del Libro ci sono i manga, i saggi, i gialli. C’è il romance che ha conquistato gli spazi del cinema (in tutti i sensi) e un nuovo padiglione business che amplia, una volta di più, le possibilità di interazione. C’è un bosco da scoprire, un campo da tennis dove giocare, un palco sotto il quale emozionarsi. 

È un’edizione di appuntamenti sold out (il 40% di quelli in programma), di cuffie da silent disco (per parlare di audiolibri, per ottimizzare gli spazi, per le traduzioni simultanee), e di tranquillità: durante la fiera, percorrendo decine di km (forse centinaia!), non mi sono mai trovato imbottigliato, in coda, in attese troppo lunghe. 

Tra la cortesia e la preparazione dei felpini, la disposizione degli spazi (sono sempre gli stessi ma con leggere modifiche) e la splendida organizzazione, i giorni scorrono via piacevoli e godibili tanto che, alla conferenza stampa di chiusura, quando comunicano il record di 254.000 ingressi, mi sorprendo di aver vissuto, invece, l’edizione più affollata di sempre.

È stata una bella esperienza, penso, mentre tengo tra le mani il badge press che mi ha fatto vivere un Salone, speciale, diverso dal solito.

E poi, come sempre in queste cose, è tutto un insieme di ricordi e di istanti che hai vissuto e che già ti mancano tanto da farti commuovere: la musica dei bar, la cortesia dello steward col quale hai fatto amicizia, le conversazioni che partono tutte impettite e poi si finisce a parlare di calcio, la via principale attraversata mille volte, i sorrisi, le tazzine di caffè, gli eventi a cui assisti con gli occhi lucidi, i firmacopie, la bellezza delle montagne innevate oltre la fiera, il tepore del sole al binario di Torino Lingotto, al mattino, e il silenzio dei padiglioni pochi minuti prima dell’apertura.

Ciao SalTo, ci vediamo l’anno prossimo dal 13 al 17 maggio e, come ogni volta, grazie di cuore!

 


Michele D’Amore

Per Touchpoint News, ho scritto vari reportage e, soprattutto, una rubrica ospitata, periodicamente, sul Today. In questo numero, esco con un nuovo pezzo. Spero vi piaccia!

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