Parole D’Amore – Roll credits: l’emozionante finale di ogni film
Questa, è un’attenzione che ho riscoperto qualche anno fa, nella quiete di una serata movie casalinga.
Cioè, mi sono detto, se un film dura due ore e dieci, perché lo devo chiudere prima che siano terminati i titoli di coda (tipo a 2h5’)? In fondo, fanno parte anche loro della pellicola e, soprattutto, per uno che ha anche dato l’esame di storia del cinema, questa fretta di premere la x è, forse, un po’ una scelta tranchant, no?
Così, dopo il batticuore, le emozioni, le risate e le lacrime, quando il film va a fondo del nero, dopo il the end, dopo anche i primi dieci secondi di roll credits, ancora caratterizzati dalla colonna sonora principale, mi sono abituato a leggere tutto: first unit, second unit, graphic, post prod… (a volte anche rewind 10 sec), con incredibili scoperte e centomila altre sorprese, perché, oggettivamente, i titoli di coda raccontano il film.

Fonte: Depositphotos
Se ci pensi, è bellissimo vedere quante persone abbiano lavorato a un prodotto di due ore (ca.).
Decine, centinaia di figure professionali; gente di filiera, che vive magari per mesi da qualche parte, con orari assurdi, caffè in tazzine di carta, cavi, studi, mille ciak, silenzi, storie d’amore, pensieri, fatica, impegno, sogni. E che ci regala, con il suo straordinario lavoro, un’emozione.
Sì, ho scoperto che è bellissimo, davvero, restare lì, assorti, davanti allo schermo, mentre scorre l’impaginato, con un font quasi sempre in bastoni, e immaginare il film, nel momento in cui è stato lavorato.
Scoprire le pellicole utilizzate, le location, i fornitori, le aree di ripresa, altre particolarità tecniche che, poi, magari, leggeresti in seguito su un blog dicendo: Ma va? e che invece erano indicate già lì, letteralmente a un minuto da te.
In effetti, ci ho fatto caso dopo, anche se le luci in sala si accendono, al cinema te li propongono tutti: fino a che non si rimane in silenzio, come al binario, dopo che il treno è partito con una persona cara a bordo. Si resta lì, il film che è andato, ancora emozionati ma già un po’ nostalgici di quei momenti, di quelle musiche, di quelle scene.
Però, in tv, non succede mai, pensavo, arriva il finale, scorrono i primi i titoli e poi, dopo un attimo, tac!
E invece. L’altra sera mi sono messo a rivedere un film che, più o meno, conosco a memoria: una pellicola splendida, sia come sceneggiatura che come realizzazione, tra l’altro tratta da un libro che racconta la storia vera – e autobiografica – di una vicenda contemporanea. Regia clamorosa. Colonna sonora understatement, ma affascinante.
Mi sono detto, solo cinque minuti, prima di lavare i piatti e poi però sono rimasto lì, davanti allo schermo, come se fosse stata una prima visione.
Arrivati al finale, mentre i titoli di coda invadevano il 16:9, con gli occhi lucidi, stavo per alzarmi, visto che era la tv.
Nei primi secondi di roll credits, sono passati, in split screen, alcuni contenuti visual relativi al film (backstage, foto dei veri protagonisti, etc): io un po’ in piedi un po’ seduto, tipo come a scuola prima della campanella.
Ok, mi sono detto, non hanno tagliato per questo motivo: adesso, con i titoli di coda quelli veri, quelli impaginati a due colonne, il cut è sicuro.
Invece, sono cominciati anche quelli (first assistant, second assistant…).
Mi sono seduto. Sorpreso.
E, mai mi era successo prima, li ho potuti vedere tutti, fino alla fine. Comprese le schermate aggiuntive per il doppiaggio delle versioni fra, deu e ita.
Era solo un dopocena domestico di metà settimana ma, mi sono reso conto, nel match tra musica e titoli, nella quiete degli ultimi screen, per un istante, mi è sembrato, quasi, di provare le stesse emozioni che si vivono al cinema.
Così speciali, così sorprendenti.
E, per una sera, in diretta tv.
Che spettacolo.

Michele D’Amore
Per Touchpoint News, ho scritto vari reportage e, soprattutto, una rubrica ospitata, periodicamente, sul Today. In questo numero, esco con un nuovo pezzo. Spero vi piaccia!