Officina Talenti – Il nostro ufficio è il mondo

Chiunque avrà provato almeno una volta nella vita a lavorare da remoto. Succede anche quando, aspettando un treno in ritardo, ne approfittiamo per rispondere a una e-mail, quando rispondiamo a un cliente fuori dall’orario di lavoro. Quando il pit stop alla toilette serve a scrutare ferocemente i profili social della concorrenza (succede solo a me?). 

Alec Conti

La tecnologia permette oggi di accedere ovunque agli strumenti di lavoro e di farlo spesso con più facilità su uno smartphone rispetto che attraverso un classico desktop da ufficio. I processi di lavoro e l’organizzazione dei dipendenti in molti casi possono così essere ripensati e innovati, distribuendo benefici a tutti gli interpreti della vita aziendale. 

Se lo smart working ha ormai preso piede anche in Italia, almeno nelle realtà più strutturate, nel mondo capita sempre più spesso di osservare intere aziende create da lavoratori sparsi in diverse parti del mondo.

Il caso InVision

Persone che lavorano insieme creando prodotti ad alto potenziale, usati in tutto il mondo, commercialmente fenomenali. Senza neppure avere una sala fisica in cui fare un brainstorming. Esempi ne abbiamo tanti, e molto di successo. Su tutti InVision, software che dal 2011 permette a milioni di designer di creare dei prototipi di app e siti web, facilitando così la fase di test prima della messa online.

Clark Valberg sapeva che per competere sul mercato e rimanere rilevante per i propri clienti avrebbe dovuto reperire i migliori talenti nel campo della programmazione. La situazione iniziò a complicarsi notevolmente quando Google iniziò a rinforzare la propria presenza a Manhattan, risucchiando la fetta più ampia di programmatori top-level.

Da vero designer – e non poteva essere altrimenti – risolse il problema donando alla sua startup un modello di organizzazione completamente distribuito. Oggi InVision ha 700 dipendenti e nessuna scrivania. O meglio, qualsiasi scrivania è quella giusta. Il team è collocato in ogni angolo del mondo, riuscendo nonostante ciò a mantenere un orario di reperibilità simile a una normale giornata di ufficio da 8 ore.

Le persone sono entusiaste di poter organizzare il proprio tempo ed essere valutate in funzione dei risultati raggiunti. I manager lo sono ancora di più: la ricerca di personale di InVision non è limitata nelle zone limitrofe al posto di lavoro. “Non importa da dove vieni. Se sei il migliore, sei dentro”, dicono. E in più c’è mescolanza di idee, culture, abitudini, modi di vedere il mondo.

Che nel settore di riferimento sono benzina per alimentare creatività e soluzioni fuori dagli schemi. Per attuare questo modello ci vuole però una forte cultura improntata alla vita in remoto. E questo è il primo compito per le startup che decidono di percorrere questa strada. Negli uffici virtuali di Buffer ci sono riusciti costruendo una community di giovani talenti da tutto il mondo e dando vita a uno dei software di gestione social media più popolari.

Nella loro pagina “about” si presentano come una community formata da 82 persone in 15 paesi diversi, che dal primo giorno ha deciso di cambiare alcune delle pratiche tradizionali. I dipendenti sfruttano i più moderni strumenti di produttività per collaborare da ogni parte del mondo, riunendosi periodicamente in grandi meeting multinazionali in cui vige una sola regola: mai parlare di lavoro.

Nel loro manifesto ci sono principi come il rispetto per la diversità, la gratitudine, la trasparenza. Perché se il mondo del lavoro è pronto per cambiare, cambierà grazie alla fiducia tra le persone, non al controllo.

 

UNIlancer (www.unilancer.it) è la piattaforma che permette alle aziende di collaborare con i migliori talenti dalle Università d’Italia

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