Cacciatori di innovazione all’inseguimento della Generazione Z

A 14 anni scomodare il segretario generale della CDU, il principale partito tedesco, non  è cosa da poco. È di pochi giorni fa la notizia che Rezo, giovane Youtuber, ha letteralmente demolito la linea politica della formazione di Angela Merkel sul climate change, in un video di 55 minuti che ha scosso il dibattito pubblico in Germania.

Al di là dell’analisi del ragazzo e della circospetta difesa del segretario Paul Zeniak, resta da chiedersi cosa stia cambiando nell’equilibrio di distanze tra generazioni – e aggiungerei mondi – così diversi. Lo stratega della cancelliera accetta infatti il confronto con un giovanissimo, un degno esponente della generazione Z, seppur per riparare ad una crisi di reputazione, scegliendo di giustificarsi in un confronto diretto.

E questo non può che far riflettere da una parte sull’attitudine dei giovanissimi a entrare nelle tematiche sociali e politiche. Spesso guidando milioni di persone a scendere in piazza. Dall’altra una generazione che ha vissuto in un’epoca in cui un proprio pensiero, curioso e interessato, sarebbe difficilmente diventato virale.

Le ricerche confermano quella che è una tendenza: uno studio condotto da McKinsey & Company rivela che i nati prima del nuovo millennio sono i più attivi ricercatori di verità. La cercano attraverso la miriade di notizie che fruiscono sullo smartphone. E, come contrariamente all’apparenza, sono molto più propensi a discernere tra notizie autentiche e quelle false. L’effetto positivo di questo atteggiamento è l’attitudine a schierarsi con rigore per cause di interesse comune. Facendo sempre più spesso da apripista al dialogo su tematiche tradizionalmente riservate agli adulti.

Lo fanno, i giovanissimi, con i propri ferri del mestiere: video, foto, storie capaci di influenzare diversi milioni di persone con un click e aspettando giusto qualche secondo di caricamento. Forse è proprio qui che si comprende la necessità di passare il testimone quando si afferma che l’innovazione debba partire dai giovani.

Non a caso, lo scarto tecnico nell’utilizzo degli strumenti tecnologici è davvero diventato così notevole da non consentire alle generazioni più adulte di starne al passo. E forse non conviene neanche: quale sarebbe il costo opportunità di un imprenditore di imparare le logiche di funzionamento di Instagram – tra i social che conosce – o di SnapChat, TikTok?

Chi pensa infatti che questi nuovi strumenti di comunicazione siano per bambini, ha perfettamente ragione. Ma chi fa impresa e intende rimanere sul mercato per i prossimi 10-20-30 anni, vedrà probabilmente questi bambini navigare sul proprio sito web o entrare nel proprio store.

Lo spiega meglio Gary Vaynerchuk, imprenditore statunitense ed autore di numerosi best seller sul tema. Alla critica sul suo smodato utilizzo di social network fuori target, risponde: «c’è un’alta probabilità che uno dei miei più grandi ritorni sull’investimento derivi da una persona che oggi ha 9 anni. Quando questa creerà il nuovo Facebook, la prima porta a cui busserà per chiedere investimenti sarà la mia – è convinto -. Potrò così tra 20 anni salire sul palco e dire che l’investimento più grande della mia carriera è dovuto ai video e ai contenuti che ho pubblicato su TikTok».

Qual è allora la soluzione per conciliare la propria routine professionale con la necessità di rivolgere uno sguardo alle generazioni future, se non quella di accettarne una contaminazione? Attrarle e lavorarci a stretto contatto, incanalare l’ingenuità e inesperienza verso i propri obiettivi di business. Un binomio perfetto: hashtag e padronanza dei nuovi linguaggi della generazione Z, che viaggiano insieme a conoscenza del prodotto e dei processi dell’imprenditore.

Senza paura di contagiarsi a vicenda. Mal che vada, si prende una forte influenza da innovazione.

La rubrica Officina Talenti è realizzata in collaborazione con UNIlancer,  piattaforma che permette alle aziende di collaborare con i migliori talenti dalle Università d’Italia