Parole D’Amore – Come partecipare a una fiera di libri senza comprarne nemmeno uno

Secondo me, è impossibile. 

Ma ci ho provato lo scorso weekend, a Milano, durante l’edizione 2026 di Book Pride, Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente.

Se le manifestazioni dedicate ai libri fossero tornei di tennis, e il Salone del Libro di Torino una tappa dei major, Book Pride figurerebbe, per me, come una data di avvicinamento: uno di quegli appuntamenti dal fascino riservato che, nonostante la dimensione contenuta del tabellone, sanno, ugualmente, regalare emozioni da antologia.

Un po’ warm up, un po’ road to, un po’ tutte queste cose, ma con un’identità inconfondibile. 

A Milano, Book Pride è ormai di casa presso il Superstudio Maxi, a poche decine di metri dalla fermata MM2 di Famagosta. Lo raggiungo, per la prima volta, sabato, verso ora di pranzo e, superando le transenne, prima di accedere, mi dico: Quest’anno voglio solo guardare, senza fare nessun acquisto. Magari leggere le sinossi delle uscite più interessanti, ok, ma nessun acquisto. Non voglio fare acquisti, non questo mese, tra poco arriva anche quella rata delle tasse e quindi, in fiera, NON VOGLIO COMPRARE NEMMENO UN LIBRO. 

Pronti, via. 

Primo stand: una distesa di uscite imperdibili, splendide, nuove. Non ho nemmeno raccolto la mappa dal ripiano dell’info point, non mi sono neanche allentato la sciarpa, non ho ancora consultato il programma e già sono completamente assorbito dalla fiera e dai titoli in esposizione.

Topo di biblioteca livello 10/10.  

Ma, in effetti, supero senza ripercussioni i primi tre/quattro spazi: quasi un’intera corsia senza fare acquisti.  

Il che è difficilissimo, perché: come fai a non comprare il libro di un autore o di un’editrice indipendenti, quando lo presentano con tutto il cuore e, a volte, con quella disponibilità che rende speciale un semplice incontro allo stand?

Vabbè. È solo un economia-moment provo a dirmi, mentre supero banchetti di gialli page turner, collane di saggistica stampate in formato tascabile, novità di cui avevo solo sentito parlare e fascette super catchy che leggo di continuo.

Allora, faccio così: segno i libri che vorrei leggere, poi li comprerò, più avanti… o magari già domani! mi dico, annotando, come un archivista provetto, i titoli di ogni novità, di ogni paperback, di ogni romanzo.

Intanto, dove possibile, raccolgo segnalibri, cataloghi, flyer, cartoline. 

Partecipo agli eventi in programma: scopro come fanno, i libri che prendo in biblio, ad avere quelle elegantissime copertine di protezione, mi muovo leggero tra il bar, le corsie e le sale nelle quali si presentano volumi, si affrontano argomenti contemporanei e si pongono domande.

Mi piace stare qui e, in effetti, il sabato vola. 

Torno a casa un po’ stanchino, svuoto lo zaino e preparo la cena. 

Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, sono di nuovo tra gli spazi di Superstudio Maxi, per assistere ad alcuni eventi in programma e finire il giro degli stand.

Il tempo di pensare: Che bello! A Book Pride ci si aggiorna, si rimane affascinati dai cataloghi dell’editoria indipendente e si passeggia volentieri, in un clima che è mix di professionalità, accoglienza, confidence! ed è già ora di cena. 

Mentre lascio il padiglione, con i librai che impacchettano i materiali, rivivo per un istante le sensazioni del lunedì pomeriggio al Salone del Libro, quando, ogni volta, mi vengono gli occhi lucidi al termine di una splendida avventura. 

Anche Book Pride lo è stata: ho conosciuto persone interessanti, mi sono divertito, commosso, emozionato e, alla fine, ovviamente… ho comprato un sacco di libri (non tutti quelli che avrei voluto ma non temete: ce li ho in wishlist)!!!

 


Michele D’Amore

Per Touchpoint News, ho scritto vari reportage e, soprattutto, una rubrica ospitata, periodicamente, sul Today. In questo numero, esco con un nuovo pezzo. Spero vi piaccia!

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