Parole D’Amore – Ma il pricing è brand identity?

Questo periodo mi ha colto impreparato. Finiti i grandi eventi, un inaspettato blank space nel calendario delle fiere di settore e ritardi nelle risposte di potenziali protagonisti della rubrica mi hanno fatto esclamare:

Direttore non ho il pezzo!

Ma dai! Ma un articolo…cosa ti costa?

Ed eccomi qui, in topic, a riportare una domanda che mi sono posto, controllando lo scontrino, fuori dal super.

Ma, il prezzo appartiene alla guideline di un product logo? È brand id? 

Fonte: Depositphotos

Le persone esperte di pricing, probabilmente, leggeranno queste righe come se fossero parte di un abecedario per scuole primarie, lo so. Eppure, la mia riflessione – vivetela come una chiacchiera da bar in un giorno di mercato settimanale – risponde a un momento contemporaneo in cui, i prezzi, variano più velocemente delle quote di un evento sportivo. 

La mia teoria è che il pricing di un prodotto sia parte della sua comunicazione: forse della sua identity. 

Se vi dico biglietto dei mezzi € 2,20, di che città parliamo? 

Quanto costa un quotidiano? In edicola € 1,50. 

La busta di iceberg? Sono cresciuto comprandola a € 0,99.

Fino a poco fa, la colazione apparteneva al capitolo delle addizioni elementari. Caffè € 1 + brioche € 1 + cappuccino € 1,50.

Ecco, la mia considerazione è che un prezzo fisso possa restituire fiducia, relazione e, ovviamente, stabilità. 

Se so che un articolo costa € 10, mi sorprenderò nel trovarlo a € 12 ma anche a € 8 perché, se lo sconto non è stato abbondantemente comunicato, potrò pensare che non si tratti esattamente del prodotto che cerco io. Forse è un altro formato? Gli manca un ingrediente? È second hand?

I prezzi che non cambiano, penso, regalano familiarità, sono parte del nostro ecosistema domestico. 

Mi ricordo che, una volta, in una zona turistica decisamente hype, entrando in un supermercato di una delle catene di cui sono cliente, provai sollievo nel trovare, in corsia, gli stessi prezzi a cui mi sono abituato qui in città. Non è stata solo una questione di budget, quanto un felice ritorno agli ingombri del mio shopping di sempre e alla certezza di ricevere, in cassa, uno scontrino dai parametri familiari. 

Ho pensato: in qualsiasi posto andrò, il prezzo fisso di questa catena mi ricorderà casa. Lo apprezzo. 

E, specchiandomi nel vetro cosparso di manifestini promozionali (BIETOLA DA COSTA? Costa solo €0,55! PREZZEMOLO? Prezziamolo € 0,99!) mi sono reso conto di avere gli occhi lucidi. 

Un po’ romantico forse, ma, secondo me, in questo periodo di incertezza, trovare un prezzo stabile non è scontato. 

Ci aiuta a pianificare le spese, a risparmiare, a realizzare budget snelli, limpidi, determinati.

Poi, io forse sono un po’ in fissa con questa cosa. Per dire, conosco i prezzi delle scatolette di sgombro (con olio e al naturale) di tutte le catene di super italiane. Ormai, lo sgombrino del mio cuore – in olio – è passato a una quotazione average di ca. € 1,79 in white label e ca. € 2,59 brand ma, in periodo di promo, potreste scoprirmi mentre svuoto corsie di scatolame perché l’ho trovato alla sua classica quotazione. 

(Headline:Tieni sgombro il tuo carrello: scatolette di nuovo a € 0,99!)

Vorrei anche parlarvi delle mie esperienze nel reparto detersivi (topic: sgrassatori a € 1,79) ma non ho abbastanza spazio a disposizione, perché, come per il pricing, questa rubrica ha una quota fissa di max 3.700 caratteri (ca.). 

E, a differenza delle offerte a scaffale, qui il layout di pagina non fa… sconti!

 


Michele D’Amore

Per Touchpoint News, ho scritto vari reportage e, soprattutto, una rubrica ospitata, periodicamente, sul Today. In questo numero, esco con un nuovo pezzo. Spero vi piaccia!

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