Marco Bardazzi e Salvatore Ippolito danno vita a Bea per la narrazione d’impresa

Partnership con The Visual Agency, Dalk e Imille

Accompagnare ogni realtà imprenditoriale a raccontarsi con gli strumenti più innovativi del brand journalism, le idee più avanzate del content marketing e soprattutto la passione per le grandi storie, è la vocazione con cui nasce Bea, la nuova casa della narrazione strategica d’impresa.

Marco Bardazzi

Sotto la guida di Marco Bardazzi e Salvatore Ippolito, due protagonisti della comunicazione con lunghe esperienze nei principali media e aziende italiane, Bea – Be a Media Company è il catalizzatore di uno straordinario e inedito pool di talenti.

Bea comincia infatti il proprio cammino contando sulla partnership e gli accordi strategici con tre importanti realtà del mondo della comunicazione: The Visual Agency, Dalk e Imille.

Insieme a Bea queste tre realtà danno vita a un network che può contare anche su accordi con altre realtà italiane e internazionali del mondo della comunicazione, per rispondere a ogni esigenza di racconto e sviluppare qualsiasi strategia di narrazione.

Il sito web Beamediacompany.com offre l’accesso a questa community di innovatori di talento che si è formata intorno a Bea, di cui Ippolito e Bardazzi saranno i registi, per offrire un approccio alla comunicazione che parta dalla narrazione strategica e si declini soprattutto sulla produzione di contenuti di qualità e sui più avanzati strumenti di data analysis, data science, misurazione delle audience, machine learning e AI.

Il datastorytelling di Bea rappresenta il punto di contatto tra l’approccio umanistico alla comunicazione e l’apertura a opportunità tecnologiche e soluzioni innovative. La rete di rapporti creata nel corso degli anni dai fondatori di Bea aprirà infatti le porte a idee che arrivano dai migliori brand studio e dai protagonisti della comunicazione di Usa, Regno Unito, Unione Europea e dagli avamposti tecnologici degli emirati del Golfo.

La doppia vocazione umanistica e tecnologica della nuova società è testimoniata anche dal suo nome: Bea come le amiche avrebbero chiamato oggi Beatrice, musa di Dante e prima grande influencer della letteratura italiana, Bea come un tributo alla bellezza e alle potenzialità dell’Italia e del made in Italy, nell’anno delle celebrazioni dantesche, Bea come ponte tra italiano e inglese, lingua universale della comunicazione, per diventare call to action: “Be a media company”.

Tra i temi che saranno al centro dell’attività di Bea, particolare attenzione sarà dedicata alla comunicazione della trasformazione energetica e digitale, alle opportunità di un mondo connesso in 5G, alla decarbonizzazione e allo sviluppo sostenibile.

Salvatore Ippolito

Ippolito ha commentato: «Bea aiuterà le aziende a costruire o ripensare la narrazione strategica, la mission, i bilanci di sostenibilità e l’intera identità corporate alla luce delle sfide dei prossimi decenni, prime tra tutte l’Agenda 2030 e le opportunità aperte da Next Generation Eu e Green Deal europeo. Un “compagno di viaggio” ideale per un tragitto a cui le aziende saranno chiamate, di enorme attualità e rilevanza».

«La migliore pubblicità è sapersi raccontare. Negli Anni Venti – ha dichiarato Bardazzi – vedremo fiorire opportunità per le aziende di disintermediare la comunicazione e avviare un dialogo nuovo con gli stakeholder. La narrazione strategica offre la possibilità di creare valore reputazionale sviluppando soprattutto le piattaforme “owned”. Ogni impresa può essere una media company e Bea, con il proprio network di talenti, è il partner ideale per individuare le audience a cui rivolgersi».