Il Ritorno del Pubblivoro – Il momento del fare

È partita la fase 2 dopo due lunghi mesi di lockdown e l’attenzione si sposta dalla chiusura forzata in casa alla ripartenza. E se è vero, come sostengo, che il cinema e la pubblicità fatti bene sono lo specchio della società, anche le aziende che sanno comunicare bene iniziano la fase 2 con la creazione di messaggi pubblicitari che sono diversi da quelli visti fino ad ora.

È finita l’epoca delle strade deserte, del patriottismo stucchevole, dei “distanti ma uniti”, del #iorestoacasa e #celafaremo.

In questa direzione vanno i due spot che commentiamo oggi.

Iniziamo con Unes che, con la promozione del suo “U2 Supermercato controcorrente”, rimane fedele al proprio claim presentando uno spot, appunto, controcorrente. Lo spot inizia con l’immagine forte della commessa con la mascherina che sbarra la strada con la mano inguantata. Il testo, altrettanto forte, recita “Non ti vorremmo in fila al supermercato…” evocando così, addirittura, la fase 3 con persone al cinema, nelle piazze e negli stadi. La proiezione non è sullo stato dell’arte, ma sulla prospettiva della nuova normalità. Dove l’insegna U2 ci sarà sempre. Bello il finale che richiama la spesa online che molto probabilmente, con la corsa alla digitalizzazione e al delivery di questo periodo sarà appunto una caratteristica della nuova normalità. Un’azienda innovativa che conferma la propria capacità di anticipare i tempi anche con la propria comunicazione.

Diversa la scelta di Peroni che, con “Noi ci siamo”, decide per una narrazione che parte da prima della pandemia per descrivere la fase 1 ed evocare la ripresa. Il cuore dello spot sta nella volontà di non accontentarsi della retorica del dire ma di fare leva sul fare. È la concretezza di quello che l’azienda ha fatto e sta facendo durante questi momenti difficili espressa in numeri precisi che danno valore sia alle parole che al brand dell’azienda. La pragmaticità del fare e del sapere cosa fare dà sicurezza allo spettatore e rende le parole finali, accompagnate dall’immagine dell’insegna con il tricolore, vere e non vuote come nella maggior parte degli spot che si appoggiano soltanto sulla retorica del dire. È così forte questo aspetto, così dirompente nella sua semplicità che io cambierei il claim da “Noi ci siamo” in “Noi stiamo facendo”.