Parole D’Amore – An account saved my life

Ok, come cita la canzone, il primo a salvarti la vita, specialmente in una città come Milano, è sempre un dj. Dodici ore di lavoro, niente pranzo, sogno americano sempre presente, tonnellate di mail, chat, chat sui social, post, like, call, corri corri corri! 

Finisci che sono passate le undici, vuoi vivere, esci con gli amici e ti ritrovi da solo/a a ballare al centro della pista, con le strobo che ti illuminano e la vita che torna a essere come dovrebbe, ridere e danzare al centro di una grande città. E se il dj è bravo, davvero, che sa capire il momento, metterà la canzone che ami e che ti farà urlare verso la console, riconoscente. Allo stesso modo, un account può salvarci la vita. 

I reparti creativi delle agenzie, per quanto rappresentino un punto di arrivo affascinante (cè, troppo stile, vorrei troppo lavorare in un reparto creative, lì dove si inventa, always in touch, dove possiamo fare volare la nostra immagination verso brand new conquiste) alla realtà dei fatti è un luogo senza regole, una sorta di far west, un territorio selvaggio pieno di cercatori d’oro, ladri di bestiame, visionari e coloni. 

Close up of sheriff badge when on his coat duster

Dunque, adesso immaginate una mattina come tante: il dj stanotte vi ha salvato la vita, ma vi ha anche fatto andare a letto alle quattro. Per quanto il cielo sia una lastra di ghiaccio, entrate in agenzia con gli occhiali da sole; avete bevuto tre caffè e preso un taxi perché vi siete svegliati alle nove meno cinque. Vi sedete al vostro posto, accendete il computer, vedete passare l’esecutivo che vi dice: “Ci sei vero per un brainstorming sul nuovo brand in sala powerbank? Ci chiedono qualcosa di mai visto prima, dobbiamo essere a mille!”

Voi vi alzate, guardate fuori i corrieri che consegnano i pacchi, li invidiate da morire. Raccogliete laptop, smartphone, blocco e matita e poi raggiungete gli altri che sono già seduti. Il brainstorming ha inizio. Parte dalla lettura del brief, poi cominciano le idee. È praticamente come giocare a Texas hold’em. Ognuno lancia un’idea che deve essere più nuova e pazza di quella del creativo di fianco. I blocchi tenuti contro il petto, gli sguardi di sfida. Drop, turn, river. 

Un ragazzino, un junior, si fa coraggio e, con voce flautata, propone: “Potremmo mettere delle hostess che distribuiscono flyer fustellati”. I vecchi art ridono, sguaiati, con la barba sfatta e le bocche aperte, le penne grafiche come sigari tra le dita.

“Mavva! Qui ci vuole una roba che sia bold, never seen!”

(Junior lascia il tavolo).

“Potremmo colorare la città di verde”. 

“Oppure creare una linea della metro fatta di auto, cioè tu sei in metro e invece del treno arriva un suv”. 

“Ragazzi ma un jet che vola sotto terra?”

“Mettiamo l’acqua e le gondole in metro! Tipo che diventano dei navigli undercover, con le gondole!” 

“Porta Venezia!” 

“Tipo!”

“Che budget abbiamo, sarebbe bello creare un lago con una ripetizione in miniatura della città”. 

“Compriamo Milano”. 

“Importiamo l’acqua dal Pacifico”. 

E mentre siete lì, col cervello che davvero fuma, gli alcolici di stanotte che battono a 120 bpm come la musica della discoteca, i caffè che ti chiedono portami via ti prego, entra l’account. 

Mezzogiorno di fuoco.

È bella. Non fisicamente, forse non solo, ma per la cura nel vestiario, l’eleganza sobria, i capelli pettinati e un viso riposato. Tiene in mano lo smartphone, ha una camicetta stirata, un buon profumo. 

“Come va? Avete qualche idea? Però aprite la finestra, qua non si respira”. 

“Abbiamo pensato delle proposte disruptive, incredibili!” 

Lei si avvicina con delicatezza al tavolo, legge la lista di idee scritte a mano sul blocco dell’agenzia, sorride. Sorride con tenerezza. come un genitore fa con un bambino quando guarda i suoi primi disegni fatti coi pennarelli Giotto. 

Poi scuote educatamente la testa, dice: “Facciamo semplicemente un’attività oltre i tornelli, tre hostess, qualche manifesto, dei volantini. Magari i volantini potrebbero avere una forma carina, qualcosa di divertente che dite?”

“Ma sul brief c’è scritto che volevano qualcosa di mai visto!”

“Per loro. Di mai visto per loro, che non hanno mai fatto questo tipo di attività. Grazie comunque, a dopo”.

Voi la guardate salutare, uscire di scena con leggerezza e razionalità, il suo profumo che aleggia ancora nell’aria, il senso di realtà che mette fine alla caciara da saloon, le bottiglie rotte, le risate degli art, pianisti e giarrettiere, freccette, risse tra copy. 

Nel far west delle agenzie, l’account è lo sceriffo. E quando passa di fianco a un saloon (leggi reparto creativo), spesso scende da cavallo, apre la porta, impugna la sua colt (lo smartphone), la punta verso la folla e, per riportare la legge, annuncia: 

“Fermi tutti. Ho appena sentito il cliente”.

 

Scrivo da quando avevo cinque anni.
Forse cinque e mezzo.
Fino adesso ho scritto un sacco di libri, headline,
pptx, lettere, interviste, recensioni.
E questo articolo.
Una rubrica con i contenuti che amo e un titolo overpromise imposto dal direttore