Officina Talenti – Il lavoro “smart” che premia il business

Nella sede di Microsoft Japan, lo scorso agosto, la settimana è stata accorciata a 4 giorni. Oggi abbiamo i primi risultati: 40% in più di produttività, 90% dei dipendenti contenti e felici della nuova soluzione. L’anno prima l’esperimento era toccato a una compagnia australiana di fondi pensione, la Perpetual Guardian, che diede ai suoi 240 dipendenti orari più flessibili, riducendo il monte ore settimanali da 40 ore a 32. Il report provò un incremento del 24% sulla produttività dei lavoratori, dando ragione al management di mantenere i cambiamenti in modo permanente. 

In Germania c’è chi si è spinto ancora oltre. Lasse Rheingans dopo aver rilevato una piccola agenzia di consulenza tech, entrando in ufficio si chiese: quanto tempo ci serve effettivamente per lavorare? Tracciando i momenti della giornata in cui i dipendenti effettivamente non erano concentrati sul lavoro da fare – rispondere alle e-mail o cancellare quelle indesiderate, dare un occhio alle notifiche suo social, lunghe pause caffè pomeridiane – si accorse che stavano sacrificando un sacco di tempo da poter dedicare alle proprie passioni, hobby, alla propria famiglia. Oggi i 16 dipendenti di Rheingans Digital Enabler lavorano 5 ore invece che 8. Il telefono rimane a distanza utile per non disturbare e le numerose pause caffè si sono trasformate in lunghe passeggiate nel parco post-lavoro: alle 13:00, infatti, tutti liberi. 

Dato dal fatto che i primi casi di smart working stanno riscuotendo successo mediatico e i dati ne confermano il ritorno economico soprattutto sul lungo periodo – dipendenti più felici, più fidelizzati, meno propensi a cercare altrove una sedia più confortevole – il fenomeno sta iniziando a essere di appeal per le aziende. Se i dipendenti ne sono pronti, un po’ meno lo sono i processi interni.

Gli HR non hanno una rete di fornitori affidabili da cui poter attingere soluzioni per il welfare. Nascono quindi i primi intermediari, piattaforme che facilitano l’incontro tra domande e offerta di soluzione innovative. Supplean, marketplace italiano, permette ad aziende in cerca di un rinnovamento e trasformazione degli spazi lavorativi di trovare aziende con la conoscenza ed esperienza necessaria per applicare i cambiamenti in modo graduale.

In mezzo, spazi di lavoro più a misura d’uomo, che come delineano le rilevazioni 2019 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano si convertono nel 15% in più di efficienza per ogni lavoratore. In uno scenario ideale, a livello Paese, si potrebbe tradurre in un ritorno economico di 13,7 miliardi di euro.

Alec Conti

Il fatto di lavorare svincolati dalle mura fisiche dell’ufficio, come abbiamo raccontato nelle storie di Invision e Buffer, stimola la fantasia anche per riconoscere ai dipendenti sparsi per il mondo benefit e bonus aziendali, come si farebbe in qualsiasi altra azienda tradizionale. Bisogno = nuove startup.

Mistro, brillante soluzione per gestire i team più distribuiti, permette attraverso una tessera spedita al dipendente di ricaricare facilmente credito da utilizzare per palestre, coworking, spazi di ristoro, attività ricreative. Attraverso una app, un semplice clic, l’HR può fare la differenza rendendo l’esperienza del proprio dipendente più piacevole. Non importa in che parte del mondo si trovi.

In definitiva, lo smart working è lo strumento di digital business transformation che migliora la produttività e la qualità della vita dei collaboratori. Offrire al lavoratore un’esperienza migliore, come già avviene nelle realtà che hanno a cuore la DCX dei propri clienti, è la chiave del successo aziendale.

 

UNIlancer (www.unilancer.it) è la piattaforma che permette alle aziende di collaborare con i migliori talenti dalle Università d’Italia

 

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