HQVillage trasforma i borghi a misura di smart working

Nomadi digitali, smart worker, aziende: sono il target di HQVillage, la start up che accompagna le amministrazioni locali e i singoli proprietari immobiliari attraverso un processo di rigenerazione delle infrastrutture e delle abitazioni. Ne abbiamo parlato con Silvia De Angeli, Co-CEO e fondatrice di HQVillage. 

Silvia De Angeli

Quando è nata la start up e come? 

HeadQuarter Village, meglio conosciuta come HQVillage, è una start up innovativa che ha l’obiettivo di valorizzare e riqualificare i borghi italiani, in particolare quelli che più hanno risentito del fenomeno di spopolamento, trasformandoli in sedi aziendali alternative attraverso una rete di proprietari immobiliari privati e l’offerta di un’ampia offerta di servizi.  

I primi studi di mercato sono stati fatti nel 2019, poi la pandemia ha accelerato il fenomeno dello smart working. I primi passi sono stati sicuramente reclutare un team che avesse il know how per realizzare internamente il progetto. Infatti, il nostro team è formato da sviluppatori, architetti, marketer territoriali, esperti di finanza e comunicazione… Abbiamo sviluppato internamente una piattaforma, messa online per la prima volta a maggio 2021 e un algoritmo che analizzasse, da un lato, i Comuni, dall’altro gli immobili degli utenti che si registrano a HQVillage. Per quanto riguarda i Comuni, da quando la stampa nazionale ha parlato di noi, siamo stati contattati da più di 300 amministratori locali, interessati al progetto. Requisito essenziale perché un borgo entri a far parte della nostra rete è la firma di un accordo di collaborazione con noi, che impegna il Comune a portare avanti il progetto. Ad oggi abbiamo più di 150 borghi registrati, di cui 20 già selezionati e online. Oltre ai Comuni, poi, i primi passi sono stati reclutare proprietari immobiliari locali, disposti ad affittare la propria casa a smart worker e nomadi digitali. 

 

Qual è il modello di business?

Comuni, host e nomadi digitali si iscrivono gratuitamente al nostro sito, attraverso le pagine a loro dedicate. HQVillage trattiene una fee del 6% sul transato in piattaforma, metà dall’utente finale e metà dall’host. Una percentuale molto competitiva rispetto ai competitor, anche se non esistono soluzioni paragonabili a noi (con un algoritmo proprietario, luoghi funzionali e selezionati, accordi con la PA, un concept simile, esperienze di qualità…). 

Inoltre, tratteniamo una fee specifica anche su altri servizi accessori, offerti da noi o da nostri partner. Tra questi, ad esempio, ai comuni offriamo consulenze tecniche, adattando immobili già esistenti a spazi di co-working, oppure mettendoli in contatto con aziende che offrono beni o servizi per potenziare la loro offerta o attrattività (noleggio di bici, connessione internet potente, ecc). Per quanto riguarda gli host, anche a loro offriamo, oltre ai consigli che emergono automaticamente dal nostro algoritmo dopo uno screening del loro immobile, beni o servizi, come ad esempio il noleggio di una work station o la progettazione di spazi maggiormente adatti a questo tipo di ospitalità.

Infine, agli smart worker o nomadi digitali, grazie a un tour operator nostro partner, offriamo pacchetti di esperienze standard o estremamente personalizzate.

 

Ad oggi come si è sviluppato il progetto?

Abbiamo più di 150 borghi, 60 host e 10 aziende registrate. Ci sono già pervenute centinaia di manifestazioni di interesse per prenotazioni da smart worker e nomadi digitali. Stiamo terminando in queste settimane lo sviluppo interno del booking, che lanceremo a breve. Non appena questo sarà online, ci attiveremo maggiormente per reclutare utenti e raccogliere immediatamente tante prenotazioni, facendo sì che le persone comincino a vivere e lavorare nei borghi italiani. Oltre a questo, siamo molto attivi, partecipiamo a fiere ed eventi ed abbiamo un network molto interessante di contatti, con i quali stiamo portando avanti diversi progetti. 

 

Quali saranno i prossimi step?

Oltre all’attivazione del booking online, e quindi a dare la possibilità a smart worker e nomadi digitali di prenotare un soggiorno e servizi accesso in un borgo, i prossimi passi saranno sicuramente l’HR tech in piattaforma e l’internazionalizzazione degli HQVillage. Con HR tech intendiamo dare la possibilità alle aziende di caricare dei crediti che i loro dipendenti possano utilizzare per prenotare soggiorni nei nostri borghi, come benefit o premio. 

Poi vogliamo internazionalizzare il progetto, perché la ruralità è un problema che non riguarda solo il nostro paese e vogliamo portare il nostro modello anche all’estero, come in Sud America, dove sono molto attive le community di nomadi digitali e ci sono molti spazi di lavoro gratuiti, in Giappone, dove il concept dell’albergo diffuso è ben conosciuto, oppure nei paesi europei a noi vicini, con un clima, una cultura e delle tradizioni che attraggono tanti digital nomad.

 

Che tipo di clientela avete?

La nostra clientela è molto varia e ampia. Ci sono gli smart worker, che scelgono di andare a lavorare in un borgo italiano per un periodo. Poi ci sono i nomadi digitali, che hanno fatto una scelta di vita, con differenti esigenze. Questo target va dai 18 ai 65 anni. 

Una nostra indagine ci ha rivelato come gli utenti più giovani siamo maggiormente uomini, mentre le donne sono per lo più over 50. Un dato interessante, che fa riflettere. Infine, ci sono le aziende, che posso scegliere di dare ai propri dipendenti la possibilità di vivere e lavorare in un borgo come benefit o premio per i propri dipendenti o che invece optano per aprire una sede aziendali diffusa in un borgo, abbandonando le sedi centralizzate nei grandi palazzi delle città.

 

Come comunicate per attirare nuovi clienti?

Avendo diversi target, anche la nostra comunicazione è molto varia. Io stessa sono responsabile della comunicazione e del marketing di HQVillage e coordino un team di content creator e social media manager. La maggior parte degli utenti li reclutiamo attraverso i canali digitali: i social network (LinkedIn, Facebook e Instagram) e il nostro sito web, dove vi sono appositi form di registrazione. Ovviamente, ogni target ha un proprio canale. Comunichiamo ai nomadi digitali principalmente attraverso gruppi Facebook, Instagram o entrando in contatto diretto con alcune community. Con le aziende entriamo in contatto tramite il social network professionale LinekdIn, oltre che con diversi eventi o riviste di settore. 

Non abbiamo ancora attivato una campagna massiva sui canali digitali, se non alcuni test. Gli utenti arrivano a noi con pochi investimenti, essendo il progetto molto interessante. Oltre ad aver contattato noi in prima battuta alcuni soggetti strategici, la maggior parte ci ha scritto o si è registrata alla nostra piattaforma autonomamente. Siamo molto contenti dei risultati che stiamo ottenendo. Non vediamo l’ora di attivare le prenotazioni, portare avanti investimenti in digital marketing, sviluppo della piattaforma (per ottimizzare il booking, portare l’HR tech in piattaforma e altre idee interessanti) e – in ultimo ma non per importanza – far crescere il team e aprire sedi operative in diversi borghi, in Italia e nel mondo.

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