Parole D’Amore – L’Italia ha bisogno di campioni. L’Istat, la Gazzetta dello Sport e il baretto


Diciamocelo. 

Quando al mattino entri in agenzia e trovi l’account in piedi di fianco al tuo computer, con lo smartphone in mano e gli auricolari indossati, che ti guarda e non ti fa capire se stia parlando con te o al telefono col cliente, non è proprio un bel risveglio ecco. 

Un sacco di brief arrivano così. 

“Ciao”. 

“Ciao, abbiamo una dead per un draft di un layout per un ATL alle 12:00, hai il brief in inbox, rispondimi asap”. 

Quante campagne cominciano così?

E poi mail a cascata, corse, correzioni, il cliente vuole il font diverso, vuole il claim più bold, la foto non va bene perché sullo sfondo le piastrelle non gli piacciono. 

La ragazza in primo piano ha un taglio di capelli troppo anni ’90. 

La subhead deve essere corta, ma non troppo, di tre parole, che contenga almeno quattro parole. Ci serve entro le 11.00. 

Ma sono le 12 adesso! Eh, ci serve adesso. 

Che, in tutto questo casino, perdi un po’ 

la poesia. 

Poi una sera sono al bar a bere un’ombretta, appoggiato al bancone, illuminato dalle luci al neon e stordito dalla partita in tv, quando vedo la Gazza. La apro. Leggere la Gazza al bar è una sorta di atto dovuto, è un po’ parte del galateo italiano. La Gazza al Nord, il Corriere dello Sport dal Centro Italia in giù. Sfogliarla velocemente. 

Leggere la Gazza al bar è un po’ un compito quotidiano. 

Non è possibile vivere in Italia e non sapere informazioni basilari come chi allena l’Inter, quando c’è la pausa, chi ha comprato la Juve. 

È come vivere in Italia senza conoscere il nome del presidente della Repubblica. Non si fa.

Così sfoglio e mi aggiorno rapidamente, dovrebbero fare un bigino penso, una sorta di newsletter che ti arriva al mattino e che ti riassume tutto quello che devi sapere per essere all’altezza di eventuali chiacchiere da bar. 

Poi la vedo. È pulitissima, a pagina intera. 

L’Italia ha bisogno di campioni. Headline. 

Visual? Una mamma con un bambino in braccio, forse in cucina, in uno spaccato di vita quotidiana. 

Non è difficile fare una adv come questa. 

Prima di guardare il body in basso, penso che sia qualcosa che riguarda il cibo. O le auto. O, insomma, qualcosa di classico che ci racconta come la sicurezza, l’alimentazione, il futuro, blablabla. 

Istat. 

Ma come Istat? 

Il censimento. 

E cosa c’entra una head che titola l’Italia ha bisogno di campioni? mi chiedo. 

Ah i campioni Istat. 

“Capolavoro!” esclamo, innamorato. 

“Hai visto?” dico al barista “che figata!”

Lui fissa la pagina della gazza, solleva le spalle e mi dice: “cos’è?” 

“Eh, l’Istat, l’Italia ha bisogno di campioni!” dico, con il bicchiere in mano “non è splendida?” 

Lui mi guarda e mi dice: “L’Italia ha un sacco di problemi, altro che i campioni”. 

Sono lì lì per tirargli uno schiaffo. 

Torno a guardare la pagina. Vorrei abbracciare il copy che ha pensato a questa cosa, che mi ha regalato questa emozione. 

Perché, in questa gabbia su sfondo rosa (niente toni di grigio, risoluzione 160 dpi con abbondanza 0,5) ci sono dentro emozioni costruttive. 

C’è l’Italia come dovrebbe essere: una mamma con un figlio, in una bella casa, con la pace della sera, prima di cena. 

C’è l’Italia sociale, del lavoro, dell’attenzione, dello studio, dei campioni Istat. 

Scrivo da quando avevo cinque anni.
Forse cinque e mezzo.
Fino adesso ho scritto un sacco di libri, headline,
pptx, lettere, interviste, recensioni.
E questo articolo.
Una rubrica con i contenuti che amo
e un titolo overpromise imposto
dal direttore

E poi c’è la promessa del futuro. Perché l’Italia ha bisogno di campioni Istat, ma ha davvero bisogno di campioni. 

E chi sono? 

Tutti noi. 

Faccio la foto, sorrido, la porto con me nella galleria di cose da raccontare e inviare su WhatsApp agli amici. Finisco il vino, esco, penso che mi piacerebbe farci un pezzo, perché lo merita. 

Poi arriva l’occasione di questa puntata pilota e allora, penso, forza Istat. Mentre scrivo, cerco l’immagine nel mio telefonino. In effetti non era pagina intera, ma un formato intermedio tra il quarto e la mezza. Vabbè, è comunque entrata a tutta pagina nel mio cuore.