Officina Talenti – Un posto in cui restare

Lo ammetto: Officina Talenti di oggi sarà altamente influenzato dal mio recentissimo viaggio in Corea del Sud. Sono appena tornato, no?

Sono stato a Seul. È una delle città più grandi del mondo, ricca sotto svariati punti di vista. Paesaggistico: il mare ricorda il nostro Sud e le montagne richiamano le Dolomiti. Culinario: sono i re del barbecue, tanto da avere la griglia incastonata nei tavoli. Le persone: così gentili e disponibili da lasciarti spiazzato. 

Immerso tra la cultura e la tradizione di questo pezzo di Oriente, una cosa ha colpito la mia attenzione in modo particolare: la velocità. Sì, perché a Seul in 2 giorni si fa il passaporto, in 6 ore dalla firma un’assicurazione eroga un risarcimento in caso di incidente. In meno di 3 minuti sei sicuro di trovare un taxi disponibile. 

Per non parlare dell’aeroporto. Dal momento del parcheggio all’arrivo al gate abbiamo impiegato 11 minuti. Check-in bagagli, body scanner e riconoscimento impronte digitali inclusi. In una città di 10 milioni di abitanti in cui le distanze si accorciano e i tempi si restringono, ci si accorge di quanto troppo spesso l’inefficienza dei servizi impatti nei compiti dell’ordinaria routine. 

Essendo casa della Samsung, la capitale coreana fa della tecnologia la sua forza. E la spreme più che può per dare valore ai propri cittadini. Mi viene da ridere a pensare che con un bottone potevo scaldare la tavola del water. 

Parentesi servizi a parte, può essere l’ossessione per una buona vivibilità delle città il giusto approccio per mantenere i giovani e attrarne di nuovi?

Credo in fondo che il miglior modo per avere persone felici e orgogliosi di vivere nel proprio Paese, al di là dello stipendio, sia far percepire loro intorno città che non rendano la vita difficile. Che eliminino le inutili attese, che riducano al minimo le occasioni di stress gratuito. Che comprimano, di riflesso, la distanza tra cittadino e amministrazione.

La città di Milano ci sta provando con tutta sé stessa a delineare un modello e trainare il bel Paese. La sharing economy, la mobilità alternativa stanno modificando le abitudini dei cittadini meneghini, e ne giova anche l’ambiente. 

I pagamenti digitali, per alcune tasse comunali, stanno eliminando gradualmente le code allo sportello. Coworking ed eventi stimolano la partecipazione, il confronto, la contaminazione tra giovani, favorendo la nascita di nuove idee imprenditoriali (a Milano, secondo il Sole24Ore, ne nasce una al giorno). Milano ha iniziato senza ripensamenti il suo processo di digital transformation guidato dall’assessore Roberta Cocco, che punta tutto sui servizi e riconosce la crucialità del suo incarico: «ai cittadini non interessa quali sono le difficoltà della tecnologia e dell’informatica. Di questo ci dobbiamo occupare noi», ha detto.

Chissà che non possa usare le stesse parole anche Paola Pisano, Digiwoman 2018, che da poche ore ha giurato come primo ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione della storia della Repubblica. E che, il lavoro della collega del capoluogo lombardo, lo ha svolto fino a questa settimana nella giunta di Torino.

Sebbene la strada sia ancora lunga, i risultati si notano già: i talenti si spostano a Milano per lanciare nuovi modelli di business, concentrati maggiormente nell’area dei servizi informatici. Segno che una latente spirito di collaborazione tra cittadino e amministrazione esiste, va risvegliato. Se questo trend troverà continuità di intenti e finanziamenti potremo davvero vedere almeno una città italiana competere con le migliori metropoli del mondo. Al centro ci dovranno essere sempre loro: le persone, felici di vivere in un posto costruito su misura per loro – pur pagando l’affitto e il caffè più costosi d’Italia – orgogliosi di mettere in campo il loro talento per fare dell’Italia il miglior posto in cui restare.

 

UNIlancer (www.unilancer.it) è la piattaforma che permette alle aziende di collaborare con i migliori talenti dalle Università d’Italia