La Valtellina vista dai meme ironici di Chiamarsi Boiler

Chiamarsi Boiler senza apparenti motivi termotecnici è una pagina Facebook ironica che racconta vizi e virtù dei residenti in Valtellina e da tre anni organizza un ambitissimo premio, la Boiler Cup. I fondatori, celati dietro un rigoroso anonimato, ci hanno raccontato la storia e il possibile futuro della pagina, guardando alle Olimpiadi del 2026.

Partiamo dall’inizio: come nasce Chiamarsi Boiler e come è cresciuta nel tempo fino ad arrivare agli attuali quasi 15.000 follower?

Chiamarsi Boiler nasce a fine maggio 2017 a Milano, in un piccolo appartamento di studenti universitari valtellinesi fuorisede. Abbiamo iniziato a fare dei meme sui principali argomenti di disagio del valtellinese medio e li abbiamo pubblicati sui nostri profili privati. Vedendo che la gente apprezzava i contenuti e li ricondivideva, abbiamo deciso di creare la pagina, in modo da dare un’identità al nostro prodotto e di renderlo fruibile agli interessati del genere. I nostri follower si sono subito riconosciuti nelle nostre vignette, perché trattavano esperienze che abbiamo vissuto tutti in prima persona e che fanno parte della nostra terra. Questo ha portato a un rapido aumento dei seguaci. Ogni anno poi, in fase di Boiler Cup, i numeri hanno sempre una notevole crescita.

 

Chi c’è dietro Chiamarsi Boiler? 

La pagina è stata fondata da tre universitari: due studenti di ingegneria e uno di scienze motorie. Coinvolgendo dei nostri amici il numero degli admin è cresciuto nel corso degli anni fino ad arrivare a 8. Ora noi ci siamo laureati e tra le nostre fila possiamo vantare altri due universitari, un tecnico ascensorista, un operatore di impianti ad alta tensione e un disoccupato (avete delle offerte? Ragazzo di 23 anni, bella presenza, esperienza in vari settori). Veniamo tutti dal comune di Sondrio, molti dalla frazione di Ponchiera, a eccezione di un ragazzo di Traona. Dobbiamo forse aumentare le quote rosa? 

 

La pagina non ha niente a che vedere con la “promozione turistica”, anzi è rivolta a chi in Valtellina ci vive con molti riferimenti che chi la frequenta solo per turismo non può cogliere: questa strategia funziona? O pensate di aprirvi anche a un target diverso?

L’impronta territoriale della nostra pagina ci ha aiutato a crescere negli anni, perché tutti i valtellinesi avevano modo di capire di cosa stavamo parlando. Arrivati a questo punto però aumentare i seguaci all’interno della valle diventa difficile, perché crediamo di aver raggiunto ormai la gran parte dei possessori di una connessione internet. Non abbiamo mai fatto promozione turistica, anzi, lo stereotipo del “milanese” in valle è sempre una buona fonte di idee per i nostri meme. In futuro chissà, se decidessimo di allargare ulteriormente il nostro seguito potremmo valutare di produrre materiale comprensibile anche dal bauscia di passaggio (si scherza). Ci piacerebbe in realtà sfruttare la nostra visibilità per dare risalto al patrimonio paesaggistico e culturale della nostra amata valle, ma questo potrebbe di contro creare delle nuove code di turisti in luoghi che ora restano incontaminati e apprezzabili soltanto dai residenti. Dobbiamo ragionarci bene.

In questi anni avete avuto qualche sponsor sempre locale: vi piacerebbe allargarvi appunto in un’ottica di coinvolgimento di un pubblico diverso?

Abbiamo sempre avuto sponsor locali con i quali siamo entrati in ottimi rapporti. Tutti i progetti che abbiamo pubblicizzato sono incentrati sullo sviluppo di nuove realtà che mancavano sul nostro territorio, dal food delivery alla canapa terapeutica, realtà che riteniamo molto valide e interessanti. Allargarci ad altri territori ci farebbe perdere questo senso di appartenenza e ci porterebbe a pubblicizzare delle attività in un contesto che non conosciamo. Un nuovo pubblico che ci piacerebbe coinvolgere sono invece gli appassionati di sport invernali. Nel 2026 le Olimpiadi arrivano in Valtellina, e chi meglio di noi potrebbe intrattenere appassionati e atleti? Ci candidiamo per un ruolo alla “Gialappa’s” e sui nostri social ci poniamo come “sponsor NON ufficiale delle Olimpiadi invernali 2026”. Sogniamo in grande, ma magari un giorno qualche personaggio influente leggerà questa intervista e ci aiuterà a togliere quel “NON”.

 

Veniamo alla Boiler Cup, giunta alla terza edizione. Quali riscontri in termini di engagement hanno avuto le precedenti e come si è differenziata questa?

Questo è stato il terzo anno di Boiler Cup e siamo orgogliosi di quello che questa competizione è riuscita a creare. Per chi non lo sapesse si tratta di un confronto a colpi di reaction e likes tra i principali paesi valtellinesi. Siamo riusciti a risvegliare nelle persone il senso di appartenenza per il proprio paese di residenza e, di conseguenza, una sana rivalità fra comuni confinanti. Non ci aspettavamo un tale seguito, le persone hanno condiviso la sfida con tutti i loro contatti e l’evento è diventato subito “virale”. Nel corso degli anni abbiamo lavorato per rendere la competizione sempre più avvincente e siamo persino riusciti a coinvolgere personaggi famosi, locali e non (l’anno scorso Douglas Costa ha votato per Morbegno e quest’anno abbiamo avuto Arianna Fontana come madrina ufficiale). La sera della finale della Boiler Cup è uno dei momenti in cui il nostro rapporto con i follower cessa di essere virtuale, ormai è per noi tradizione portare un boiler come trofeo alla città vincitrice e troviamo sempre una folla di persone ad attenderci, trepidanti nell’attesa che il loro sindaco alzi “la coppa” al cielo. I numeri di quest’anno dobbiamo ancora calcolarli; l’anno scorso la competizione ha totalizzato 132.505 voti, 13.287 solo nella finale. Numeri che mai avremo pensato di raggiungere tre anni fa. L’ultima edizione è stata diversa perché si è svolta in un periodo molto delicato. Noi abbiamo cercato di dare un contributo devolvendo l’intero ricavato delle sponsorizzazioni all’ospedale di Sondalo. Il nostro obiettivo era quello di portare un po’ di felicità, un elemento di distrazione, agli abitanti della nostra provincia, nel pieno rispetto di quello che stava accadendo intorno a noi. Stando ai commenti e ai messaggi ricevuti direi che ci siamo riusciti e ne siamo fieri.

In pieno lockdown, mentre la gente cantava e applaudiva sui balconi, avete invitato i “tifosi” delle due finaliste, sindaci inclusi, a urlare dal balcone il nome della località preferita: che risultati avete ottenuto?

Quest’anno per ovvi motivi non siamo potuti scendere in piazza, ma abbiamo voluto comunque rendere memorabile la finale. Sulla scia delle varie iniziative di cori dai balconi abbiamo deciso di aggiungere una nuova modalità di voto, l’urlo a squarciagola. Penso che i cittadini delle due contendenti al boiler si siano divertiti a sentire il silenzio surreale di questo periodo interrotto dalle urla animalesche dei vicini di casa. Abbiamo ricevuto circa 1.000 video, direi che non si sono risparmiati. Il boiler in piazza lo porteremo comunque quando sarà possibile, nell’attesa c’è una bellissima compilation di urla sul nostro canale YouTube.

 

Pensate che la Boiler Cup possa in qualche modo diventare anche uno strumento di promozione turistica?

Perché no? Finora abbiamo associato a ogni sfida una breve descrizione umoristica dei vari paesi in gara, ma la Boiler Cup è in continua evoluzione, altrimenti diventa noiosa e ripetitiva. Si potrebbe aggiungere alle descrizioni una lista di punti di forza di ogni singolo comune, in modo che i lettori possano scoprire luoghi di interesse di cui ignoravano l’esistenza. Abbiamo la fortuna di vivere in un posto stupendo, dove anche il più piccolo paesino ha qualcosa da offrire ai visitatori e dove ogni montagna mostra paesaggi mozzafiato. Chissà, magari le prossime edizioni della Boiler Cup vi faranno da guida alla riscoperta delle nostre valli.

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