Dazi, AI e democrazia: da Stiglitz un’esortazione all’Europa
Il Premio Nobel per l’Economia a Linkontro 2026
Per Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia e docente alla Columbia University, il mondo occidentale sta attraversando una crisi che è insieme economica, democratica e tecnologica. Una crisi che mette in discussione non solo le politiche commerciali degli Stati Uniti, ma anche il ruolo dell’Europa, la tenuta delle istituzioni democratiche e le promesse dell’intelligenza artificiale. Ne ha parlato lo scorso venerdì al Forte Village di Santa Margherita di Pula, nell’ambito del Linkontro 2026.

Joseph Stiglitz
Un nodo cruciale è quello del controllo dell’informazione. «Quando pochi oligarchi controllano i media e le piattaforme, le conseguenze sulla democrazia sono enormi», osserva Stiglitz. I social network, i grandi giornali e le piattaforme digitali non sono più semplici canali di comunicazione, ma strumenti capaci di orientare il dibattito pubblico e di condizionare le scelte politiche.
Sul piano economico, la critica più dura riguarda i dazi introdotti da Donald Trump. Per Stiglitz, «i dazi usati come strumento di politica industriale sono falliti totalmente». L’idea di proteggere la manifattura americana imponendo tariffe sulle importazioni si è rivelata controproducente: «Quando si mettono dazi sulle materie prime, si rendono meno competitivi i prodotti manifatturieri».
Il risultato, spiega, è stato un aumento dei costi per le imprese e per i consumatori. «Un dazio di questa entità è un’imposta sui consumatori. Sono loro ad aver pagato il prezzo di queste politiche».
Alla base, secondo Stiglitz, c’è un’incomprensione profonda del funzionamento dell’economia globale: «Trump parte dall’idea che gli Stati Uniti siano il miglior Paese del mondo e che quindi tutti dovrebbero comprare prodotti americani. Ma l’economia non funziona così».
Le conseguenze rischiano di pesare soprattutto sulla classe media e sulle fasce più fragili. Stiglitz collega infatti il tema dei dazi a quello più ampio della diseguaglianza, che definisce «uno dei grandi problemi della nostra epoca». Le guerre, l’aumento dei prezzi dell’energia e degli alimenti, le tensioni geopolitiche e l’inflazione colpiscono prima di tutto chi vive ai margini: «Quando aumentano i prezzi dei beni essenziali, a soffrire sono soprattutto i più deboli».
Anche sull’intelligenza artificiale, Stiglitz invita alla prudenza. Riconosce il potenziale della tecnologia, ma mette in guardia dall’ottimismo irrazionale dei mercati. «C’è stata un’eccessiva fiducia nella capacità dell’AI di risolvere i problemi della società», afferma. Inoltre, nonostante la forza dirompente dell’AI, «nei dati macroeconomici non vediamo ancora quei risultati sulla produttività che molti si aspettavano».
Il rischio è che l’AI produca più disturbo che benefici, soprattutto se usata per la sorveglianza, la manipolazione dell’informazione o la concentrazione del potere economico. Per questo, secondo Stiglitz, l’Europa fa bene a porre limiti e confini: «L’intelligenza artificiale è uno strumento troppo potente per essere lasciato senza regole». Il quadro americano, infine, è quello di una democrazia in affanno. «Gli Stati Uniti sono in una profonda crisi», dice Stiglitz. La polarizzazione, l’attacco alle università, la fragilità dello Stato di diritto e il peso crescente del potere economico sui media avvicinano il Paese a una deriva autoritaria. «Pensavamo agli Stati Uniti come a un prodotto dell’Illuminismo: razionalità, Costituzione, scienza. Oggi tutto questo è sotto attacco».
Per Stiglitz, proprio la crisi americana può diventare un’occasione europea: attrarre talenti, difendere la libertà accademica, regolare la tecnologia e riaffermare un modello fondato su pluralismo, diritti e coesione sociale.