Oltre 42mila rider senza contratto, così l’emergenza caldo diventa ricatto lavorativo
(Adnkronos) –
Un totale stimato di 45mila rider in Italia, alle prese con l’emergenza caldo di questi giorni. Di questi 45mila, solo 2500 sono assunti come dipendenti, ovvero contrattualizzati: sono gli addetti di Just Eat, unica grande piattaforma del food delivery che in Italia applica a questi lavoratori il contratto Logistica con tutte le tutele che ne derivano, mentre il restante lavora come autonomo, e in quanto tale deve scegliere tra la tutela della propria salute e il guadagno, tema che sta scatenando mobilitazioni, scioperi e proteste. Perché il tema centrale resta quello del contratto.
“Fermare il lavoro non basta, bisogna coprire la perdita economica”, dice il presidente del Cnel Renato Brunetta che oggi al Consiglio nazionale dell’economia e del Lavoro ha incontrato Usb, esperti e lavoratori del settore per fare il punto su subordinazione e rappresentanza. In riferimento all’emergenza caldo, Brunetta ha ricordato che i rider “formalmente autonomi, restano fuori dagli ammortizzatori” e che “gli stop previsti non hanno risolto nulla, perché lo stop implica mancanza di reddito”. In diverse regioni e città italiane, infatti, sono in vigore ordinanze che impongono l’astensione dal lavoro all’aperto nelle ore più calde. Tradotto, per i lavoratori significa rinunciare a parte dello stipendio.
Sebbene in tema di rider “bisogna separare l’emergenza caldo da quella del contratto, perché il caldo finisce ma poi resta l’emergenza contrattuale”, per Brunetta il “buonsenso direbbe di concludere subito un accordo sul caldo: non sarebbe difficile mettere in piedi un fondo bilaterale di settore a partecipazione pubblica”, propone. Caldo a parte, però, “resta il problema di un accordo sui contratti e sugli strumenti di prevenzione” con le misure messe in campo dalle piattaforme giudicate “insufficienti” e un tavolo tavolo avviato al ministero del Lavoro “ma i tavoli sono utili quando portano soluzioni, mentre sono più ottimista sul decreto 1 maggio che favorisce la qualificazione dei rider come lavoratori dipendenti”.
Usb Slang, ‘falsi autonomi, unica soluzione è Ccnl logistica’
Per Usb Slang (Sindacato Lavoratori Nuova Generazione), “non si può far scegliere ai lavoratori se morire di caldo o morire di fame. E per questo diciamo no ai contratti da falsi autonomi”, dice la coordinatrice nazionale Elena Lott, parlando di un modello, quello dei rider, “che rischia di dilagare e per questo è necessario mettere un freno e dare un indirizzo chiaro”. L’opportunità per farlo arriva con l’obbligo di recepimento della direttiva Ue sui lavoratori delle piataforme, fissata al 2 dicembre 2026: “Questo è un anno davvero importante – dice Lott – in cui abbiamo la possibilità di modificare radicalmente le condizioni di lavoro dei rider a falsa partita Iva: la subordinazione per noi è l’unica soluzione, in particolare con l’applicazione del contratto della logistica”.
Emergenza caldo ma non solo. “O affrontiamo in maniera strutturale il tema della contrattualizzazione di questi lavoratori, o mettiamo solo delle toppe alle criticità”, aggiunge Lorenzo Montanari del coordinamento nazionale Usb Slang che chiede al Cnel di fare da garante “per un tavolo reale presso il ministero del Lavoro, non solo sull’emergenza caldo ma sulla natura subordinata di questi lavoratori”.
Autonomi, secondo i datori di lavoro; subordinati, nei fatti, ma senza possibilità di scelta. E’ il ‘ritratto’ dei rider secondo Giulia Druetta, avvocato giuslavorista esperta di lavoro su piattaforme, intervenuta al convegno organizzato al Cnel. “Queste piattaforme sono entrate in Italia con due mantra: che le regole dello Stato sono obsolete e che il rider è libero di fare quello che vuole, anche di non lavorare, e quindi è autonomo. Vorrei ricordare che quella dei rider è una classe sociale povera che non può decidere di non lavorare e che avere la necessità di lavorare ti porta a farlo anche in condizioni pessime e senza limiti: 9 ore al giorno, tutti i giorni”, anche “a 40 gradi e con una bici muscolare scassata”, dice Druetta, sottolineando però che “nelle aule di tribunale le cause per la subordinazione le vinciamo”.
Perché, oltre alle tutele salariali, l’applicazione di un contratto garantirebbe ai rider, che oggi ne sono perlopiù sprovvisti, anche maggiore sicurezza. “Queste piattaforme hanno tentato la scorciatoia dell’independent contractor – spiega la giuslavorista -la pietra filosofale che garantisce la sopravvivenza di aziende di questo tipo che, in regime di concorrenza agguerrita, altriementi non sopravvivrebbero. Piattaforme che non credo abbiamo rispetto per lo Stato perché questa è stata finora la condotta che hanno avuto”.
“Avviare al Cnel un confronto sulla vicenda dei rider è importante”, una vicenda “che si sta configurando come un’emergenza. Una realtà segnata da condizioni di sfruttamento e ricattabilità che coinvolgono decine di migliaia di persone e che riguarda non solo il lavoro, ma anche le loro condizioni di vita. Una realtà spesso ignorata”. Lo dice Paola Palmieri, consigliera del Cnel, intervenendo al convegno.
“Riflettere sulla vicenda dei rider – continua Palmieri – è anche un punto di partenza importante per affrontare la questione della rappresentanza sindacale, che non può diventare merce di scambio né strumento di monopolio. È un problema che interessa anche altri comparti, dalle ferrovie al cinema fino alla logistica, e per questo riteniamo necessaria una legge che dia certezza ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali”.
“Il Cnel, quale casa dei corpi intermedi, può svolgere sulla vicenda dei rider un ruolo decisivo, perché è il luogo in cui è possibile trovare mediazioni tra posizioni diverse. Quella dei rider – conclude Palmieri – non è soltanto un’emergenza, ma una crisi di rappresentanza e di condizioni materiali del lavoro che richiede risposte certe e condivise”.
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