La rivoluzione analogica – Chi ci educherà a conoscere il nostro gemello digitale?

La nostra vita, la nostra storia e la storia dei nostri dati oggi è totalmente aperta. Ogni giorno ci confessiamo con la rete e ci mettiamo in condizioni di quasi totale trasparenza.

Con le abitudini di navigazione in rete, le abitudini di acquisto, l’utilizzo dei social e le relazioni con gli altri, insomma, con ogni azione digitale creiamo una sorta di doppio, un gemello digitale con il quale è possibile conversare.

I più interessati alla conversazione sono gli algoritmi dei sistemi, infatti, il nostro primo follower, ma anche primo stalker, è l’intelligenza artificiale che lavora per mantenerci sempre più vicini ai nostri device lasciandoci sempre minore spazio per le “deviazioni” del mondo reale. Il gemello digitale è un’invenzione dell’ingegneria che prende posto prepotentemente nel mondo della comunicazione rivoluzionando le abitudini di contatto delle aziende, dei servizi, dei movimenti culturali e dei partiti politici. Quest’identità rivelata al mondo dell’intelligenza artificiale sta creando un’asimmetria epistemica tra persone e aziende, tra cittadini e istituzioni.

Gli individui sono sempre più visibili e controllabili, mentre le istituzioni e le aziende intorno a noi diventano sempre meno visibili meno responsabili e meno affidabili. Quest’ipervisibilità del singolo e un’asimmetria epistemica.

Dobbiamo necessariamente ritrovare un equilibrio fra il potere dei colossi hi tech, delle aziende, delle istituzioni e il potere delle persone. Esiste un rischio reale di un uso non controllato delle enormi potenzialità del digitale.

L’asimmetria epistemica è uno dei fenomeni più pericolosi e sottovalutati dei nostri tempi. Gli individui sono sempre più visibili e più controllabili, mentre le istituzioni intorno a noi diventano sempre meno visibili meno responsabili e meno affidabili.

Il flusso delle informazioni non è proporzionale. Il nostro gemello digitale è assolutamente trasparente mentre l’istituzione (politica o commerciale) mostra di sé solo il lato più carino. A mio avviso è arrivato il momento di iniziare a educare il gemello digitale, sin dalle scuole primarie.

Solo così si potrà rimediare a questa inquietante asimmetria e iniziare a recuperare l’identità personale.

 

Gianfranco Moraci. Sono siciliano e faccio il copywriter. Non facciamone un caso.
Lavoro e ho lavorato per agenzie di comunicazione nazionali e multinazionali, ma anche come consulente di comunicazione freelance per aziende italiane, internazionali ed Enti Pubblici.
Attualmente sono nomade tra Milano, Roma e la Sicilia. Mi alterno tra la coltivazione dell’orto e il terziario avanzato; tra la raccolta delle melanzane in campagna e le campagne per nuovi e vecchi media in città.
Ho lavorato a campagne internazionali e a Roma ho diretto il reparto creativo di importanti agenzie nazionali e internazionali.
Attualmente sono stato accolto amorevolmente da Milano e spero che possiate divertirvi a leggere le mie inutili divagazioni accolte dagli amici di Touchpoint.