Autenticità, la chiave del rapporto tra Martex e i suoi follower

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Martex, al secolo Simone Martello, è uno YouTuber calabrese noto tra i giovanissimi per i suoi video dedicati a Fortnite, titolo tra i più amati dalla Gen Z. Ad oggi conta oltre 640.000 iscritti su YouTube e altrettanti follower su Instagram. Il motivo del successo sta nel rapporto di fiducia reciproca che ha costruito nel tempo.

Martex

Hai aperto il tuo canale ormai 13 anni fa: come è nata questa tua attività?

YouTube è un compagno che è al mio fianco da anni e mi ha permesso di mettere assieme due mie grandi passioni: giocare e creare contenuti video. La creazione del mio canale YouTube risale al 2007. Avevo solo quattordici anni quando l’ho creato e mai avrei pensato che la mia passione anni dopo potesse diventare il mio lavoro. Il tutto è nato come un gioco. L’unico fine era quello di divertirmi. A tutt’oggi divertirmi e far divertire è ancora il mio fine principale. 

 

Come si è evoluta nel tempo e in particolare come hai deciso di iniziare a realizzare video su Fortnite?

Ho cominciato a misurarmi con altre realtà, quali quelle dei giochi e poi sono approdato a Fortnite. Su questa piattaforma ho iniziato a lavorare con tanto impegno. Senza di questo non avrei fatto molta strada. Io lavoro attorno a 20 ore al giorno e anche se mi costa tanta fatica, alla fine mi sento bene perché svolgo un’attività che mi piace. Da questo punto di vista mi sento fortunato. Non ho bisogno di un hobby per rilassarmi, ma lo faccio lavorando.

 

In questo momento Fortnite è l’argomento principale di discussione dei ragazzini. Come ti inserisci in questo flusso di comunicazione? Sei consapevole del tuo ruolo di comunicatore nei confronti di un pubblico così particolare? 

Viviamo nell’epoca in cui il web è il più importante mezzo di comunicazione, dove ognuno può prendere parola ed esprimere la propria opinione, buona o cattiva che sia. Possiamo diventare tutti comunicatori. Ciò è sicuramente un’arma a doppio taglio che molti sottovalutano. Navigare sul web è come ritrovarsi in un grande mercato, dove ognuno a gran voce cerca di allettarti verso la propria merce. Tu sei lì, che cammini in questo mercato ricco di tante varietà e scegli quelle che ti colpiscono a prima vista, magari curandoti soltanto della sua estetica e non del suo vero valore. Infatti, sui social si cerca spesso di valorizzare l’esteriorità e non l’interiorità. Esteriorità, che molte volte viene distorta rispetto alla realtà per farla rientrare nei canoni che detta il web. 

Giorno per giorno, cerco di inserirmi in questo flusso informatico, andando contro corrente. Al mio posto, molti cavalcherebbero l’onda della celebrità e bombarderebbero i propri seguaci con contenuti creati con l’unico fine di ricevere visualizzazioni. Per me, prima dei numeri c’è il far divertire, strappare un sorriso o semplicemente far compagnia a chi mi guarda. Se creassi contenuti forzatamente e inautentici, solo per l’unico fine di avere popolarità, non sarei coerente con l’essenza del mio canale. Non sarei io. Non voglio che ci sia un rapporto fittizio con chi mi segue, dove io ricevo da loro ma in cambio non dò gran ché. Cerco sempre di lasciare un messaggio positivo a chi mi segue, oserei dire formativo. Filtro accuratamente ogni mio pensiero prima di esprimerlo a voce, soprattutto prendendo coscienza di rivolgermi a un pubblico così giovane che può essere fuorviato e condizionato facilmente. Bisogna essere prodighi di empatia per rendere il web, questo villaggio globale, un luogo dove non si veda l’altro come un diverso, un antagonista ma come un altro noi stesso e trasformare l’incontro in crescita. Credo che questa sia la finalità principale di un influencer.

 

Nel tempo hai legato il tuo nome a produttori di hardware: ti piacerebbe allargare le possibilità d sponsorizzazioni ad altre categorie di prodotto? Come pensi che la prenderebbe il tuo pubblico?

I nuovi media hanno ridimensionato i vecchi e, pian piano, s’avviano a sostituirli. È chiaro che le aziende devono puntare anche su questi nuovi mezzi di comunicazione che sono quelli preferiti dai giovani e dagli adolescenti. A questa domanda però non riesco a dare una risposta completa in quanto è vero che il rapporto che ho con i miei followers è centrato principalmente sul videogioco. Però bisogna sottolineare che il nostro è un rapporto fiduciario, di stima in cui ambedue le parti: l’influencer e il follower traggono piacere da ciò che fanno e dal fatto che riescono a ricreare momenti in cui stanno bene ambedue. Credo che in ogni caso, potrebbero seguirmi. Inoltre, non dimentichiamo che siamo cresciuti e cresciamo insieme, dunque abbiamo condiviso un percorso comune che ci unisce in molte scelte. Per quanto riguarda la possibilità di allargare le sponsorizzazioni, io sono molto oculato nella scelta dei prodotti e rifiuto quelli che non mi convincono. Prima di tutta è una questione etica, poi commerciale. 

 

Spesso partecipi a eventi e fiere del settore: ti piace incontrare i tuoi fan? 

Nonostante sia passato qualche anno, ogni volta che incontro i miei fan provo le stesse emozioni quasi come se fosse la prima volta. Sono sensazioni difficili da formulare a voce, qualunque descrizione finirebbe per sminuirle. 

Al di là della foto o dell’autografo, mi piace molto confrontarmi con loro o ascoltare quello che mi raccontano. Per me l’importante è instaurare un rapporto vero di amicizia con chi mi segue. Purtroppo per via del Covid-19 tali eventi sono stati sospesi. 

Colmo questa assenza fisica dedicando del tempo nel rispondere ai messaggi che ricevo su Instagram. Nel fare ciò le ore volano, ma capisco che ne vale la pena appena ricevo un “Grazie Martex per avermi risposto, mi hai migliorato la giornata” e ciò mi riscalda il cuore. Mi sono reso conto che basta una parola, un pizzico d’umanità e d’empatia per rendere felice una persona che si sente sola o che sta soffrendo o è ammalata. Faccio in modo che il collante tra me e i miei followers non sia soltanto Fortnite ma anche un volersi bene reciprocamente.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per il momento, quello di continuare su Fortnite. Poi vedremo, altri sono ancora in gestazione e quindi è inutile svelarli. D’altra parte siamo immersi in un continuo cambiamento che corre a velocità fortissima e la progettazione non può essere a lungo, ma a breve termine. 

 

Si dice che molte delle professioni che i ragazzi di oggi faranno da grandi non esistono ancora: tu come ti vedi “da grande”?

Preferisco non immaginarmi grande. Forse ho la sindrome di Peter Pan. No, sto scherzando! Il problema in realtà è molto più complesso. Per tutti è difficile prevedere o immaginare il futuro. Anche le professioni di oggi stanno già cambiando e quando i miei followers saranno adulti dovranno continuamente inseguire il cambiamento. Questo significa avere persone con un’intelligenza versatile, che si muove in modo dinamico non inseguendo la realtà, ma addirittura anticipandola e prevedendola. Chissà, forse riabiliteremo i videogiochi, i quali, in ogni caso, ci insegnano a cambiare prospettiva, a cercare percorsi nuovi e a essere intraprendenti. Chissà che la simulazione virtuale non possa aiutarci a capire meglio la realtà vera?