La rivoluzione analogica – Non puoi mettere le idee in quarantena

Le buone idee non puoi metterle in quarantena perché quando arrivano ti vengono sbattute in faccia da quell’emisfero del cervello che le produce. Quasi sempre, specie in ambito creativo, la quotidianità in tempi di “pace” è fatta di lavori prodotti in “apnea” perché i tempi compressi e le richieste hanno sempre una tabella di marcia serrata. 

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Non si capisce perché, ma è così, specie in questo mestiere in cui dovresti avere la priorità della qualità della comunicazione, della sua pertinenza alla marca, di un linguaggio uniforme alla storia del brand per cui stai lavorando. 

Questo è il momento di uscire dall’apnea e iniziare a produrre e proporre pensiero. 

La coerenza del linguaggio e la capacità di fare posizionamento, quando lavori “in apnea”, in assenza di pensiero, in “trance agonistica” (quando si parla di gare) penalizza quelli che dovrebbero essere i valori principali a cui si dovrebbe ispirare una buona agenzia di comunicazione, un buon creativo (e a questo proposito vi consiglio di leggere “10 principles of advertising” di Bill Bernbach). 

Questa frenata improvvisa causata dal coronavirus, dalla quarantena forzata, questo rallentamento del mondo produttivo può rappresentare una grande, anzi, un’immensa opportunità. Ragionare, forse per la prima volta, in assenza di pressioni. 

Perché? Perché sei in casa e il tempo di lavoro e il tempo di vita si confondono. Perché l’intelligenza, la creatività, il pensiero non conoscono le date e le lancette degli orologi. Questo potrebbe essere il momento per allineare i brand per cui lavoriamo, ragionare sul loro passato, sul loro presente e sul loro futuro. Pensare al punto in cui siamo arrivati, da dove veniamo e dove vogliamo arrivare con “la marca”. Elaborare idee, pensieri e strategie da condividere con il cliente. 

Fissare un punto sull’orizzonte in cui vogliamo andare e stabilire i mezzi e i linguaggi per arrivarci. Anche di “catechizzare” gli uomini di comunicazione per trasferire quello che sta succedendo nel mondo dell’advertising, cosa fanno i competitor o gli omologhi mondiali, cosa stanno creando e come lo stanno facendo. Mostrare il dato reale degli investimenti e degli effetti della comunicazione pianificata sui social e quella pianificata sui media tradizionali. 

Valorizzare, promuovere la cultura della rottura estetica, della distinzione, dell’unicità (Bernbach docet). 

Darci un grosso pizzicotto per svegliarci da questo torpore che ci fa vedere solo campagne pubblicitarie che somigliano ad altre campagne pubblicitarie. Approfittiamo di questa quarantena per un pensare “nuovo”, per riaffermare il ruolo delle agenzie di comunicazione e dei loro creativi, diventati ormai un service “take away” per clienti veloci, infedeli e che hanno difficoltà a costruire nuovi, potenti brand sul mercato.

 

Gianfranco Moraci. Sono siciliano e faccio il copywriter. Non facciamone un caso.
Lavoro e ho lavorato per agenzie di comunicazione nazionali e multinazionali, ma anche come consulente di comunicazione freelance per aziende italiane, internazionali ed Enti Pubblici.
Attualmente sono nomade tra Milano, Roma e la Sicilia. Mi alterno tra la coltivazione dell’orto e il terziario avanzato; tra la raccolta delle melanzane in campagna e le campagne per nuovi e vecchi media in città.
Ho lavorato a campagne internazionali e a Roma ho diretto il reparto creativo di importanti agenzie nazionali e internazionali.
Attualmente sono stato accolto amorevolmente da Milano e spero che possiate divertirvi a leggere le mie inutili divagazioni accolte dagli amici di Touchpoint.