Il Ritorno del Pubblivoro – Arte e cibo: lo spot fila liscio come l’olio

In questi ultimi anni la cucina è diventata ancora più protagonista nelle nostre vite. Ormai si è perso il conto delle trasmissioni televisive che trattano il tema. L’effetto collaterale di tutta questa offerta televisiva ha portato a una spinta verso l’estetica del cibo. Ormai sembrano passati secoli da quando Sonia Peronaci fondò Giallo Zafferano, divulgando le ricette con una grande attenzione alla fotografia dei piatti e dei passaggi. Attenzione alla bellezza che rese quel sito il primo riferimento sul web per le ricette. 

Oggi analizziamo due pubblicità di oli che fanno della ricerca estetica la loro firma.

Partiamo da Carapelli che, con “Dedicato agli artisti della buona tavola”, ci presenta un’analogia tra il cucinare e la creazione di un’opera d’arte. L’idea funziona molto bene ed è costruita con un binario parallelo costituito dall’esperienza visiva dedicata alla cucina e le scritte in sovraimpressione rappresentative del mondo dell’arte. Acuta la decisione di rappresentare il momento del condimento con l’olio come la firma dell’artista. Il passaggio più bello è sicuramente l’approvazione della critica, passaggio volutamente non sottolineato, che regala allo spettatore quel tocco di intesa tra i personaggi, rendendo il tutto contemporaneamente più cinematografico e più vero. La musica è elegante ma, vista la situazione contingente, forse un pochino troppo enfatica, tanto da far scaturire un po’ di nostalgia nel vedere persone che possono liberamente condividere una cena senza dover stare a un metro di distanza.

Effetto nostalgia per una vita senza costrizioni che non emerge invece nella pubblicità dell’Oleificio Zucchi che, con “La nostra idea di olio”, punta sulle qualità del prodotto e della produzione. La narrazione è lineare e semplice, la differenza la fanno le immagini, molto belle e ricercate soprattutto nella scelta delle inquadrature e nel gioco grafico. Talmente ben costruito che il prodotto appare come nei product placement dei film, forse in maniera un po’ forzata, quasi nascosto. Tranne nell’inquadratura finale dove, finalmente, è al centro dello schermo come protagonista.

I passaggi sul cibo sono di altissimo livello, con grande attenzione all’estetica e all’impiattamento, tanto da far diventare il sottopiatto la cornice, il piatto la tela e il suo contenuto una piccola opera d’arte.