Mondadori Digital traccia la rotta della crescita che passa da AI, M&A e mercati internazionali. Intervista all’AD Andrea Santagata

Andrea Santagata, Amministratore Delegato di Mondadori Digital, racconta la nuova digital media company del Gruppo Mondadori: un ecosistema costruito su community verticali, MarTech, AI, acquisizioni mirate e internazionalizzazione. Con un’idea forte: nel futuro dei media il contenuto non basta più. Deve diventare relazione, servizio, utilità

Ci sono parole che, nel mondo dei media, finiscono presto per consumarsi. Una di queste è “ecosistema”. La si usa per raccontare brand, piattaforme, audience e tecnologie. Ma un ecosistema, se la parola viene presa sul serio, è qualcosa di più: è un organismo. Vive se le sue parti non stanno semplicemente una accanto all’altra, ma condividono una direzione, si rafforzano, si contaminano.

Da qui si può partire per raccontare Mondadori Digital, la nuova società del Gruppo Mondadori dedicata all’innovazione tecnologica, al MarTech e all’intelligenza artificiale. Una realtà nata formalmente all’inizio del 2026, ma costruita lungo un percorso di anni, fatto di acquisizioni, integrazione di competenze, crescita dei brand digitali, sviluppo sui social, rafforzamento tecnologico e apertura internazionale.

I numeri aiutano a capire la dimensione del progetto: ricavi proforma 2025 oltre 100 milioni di euro, EBITDA sopra i 20 milioni, 33 milioni di utenti unici mensili e una fanbase complessiva di oltre 137 milioni di follower tra Italia ed estero. Ma il punto più interessante è il posizionamento: Mondadori Digital vuole essere l’editore delle eccellenze italiane nel digitale, facendo leva sui verticali più rappresentativi e ad alto valore del Made in Italy: food, design, wellness e lifestyle.

Andrea Santagata, AD di Mondadori Digital, durante la presentazione

Non un digitale generico, dunque, ma una scelta di campo: presidiare quei territori dove l’Italia possiede quello che Andrea Santagata, Amministratore Delegato di Mondadori Digital, definisce capitale semantico. Il cibo, il design, il modo di vivere, la bellezza, la qualità dell’esperienza. Tutto ciò che non si riduce facilmente a commodity e che può avere valore anche in un tempo in cui i contenuti aumentano all’infinito.

Nella visione di Santagata, il futuro dell’editoria si gioca all’incrocio tra due forze: quella umana e quella “artificiale”. Da una parte autori, creator, community, fiducia, empatia. Dall’altra dati, tecnologia, AI, personalizzazione, nuovi strumenti di distribuzione. Non un aut aut, ma un et et: deeply human e deeply AI. In questa cornice si inserisce anche il pensiero di Antonio Porro, Amministratore Delegato del Gruppo Mondadori, per il quale la nascita di Mondadori Digital non è stata un’operazione isolata, ma il risultato di una visione coltivata con continuità. Una storia che parte dall’acquisizione di Banzai Media realizzata nel 2016, dopo un primo tentativo nel 2010, e che culmina oggi con una realtà autonoma, visibile al mercato, con un business solido e un laboratorio di innovazione per tutto il Gruppo.

Perché il mestiere dell’editore sta cambiando davvero: cambiano canali, linguaggi, piattaforme, rapporto con le audience, confine tra contenuto e servizio. Cambia anche il modo in cui gli investitori pubblicitari cercano valore: non più solo copertura, ma relazione, dati, performance, soluzioni full-funnel, conversational marketing, creator economy, branded content.

Ne abbiamo parlato proprio con Andrea Santagata, Amministratore Delegato di Mondadori Digital, a valle della conferenza che lo scorso 9 giugno ha “presentato” alla stampa strategia e piani di sviluppo di Mondadori Digital. 

Andrea Santagata, Davide Tran, MarTech Hub Director Mondadori Digital e CEO di AdKaora, Alessandra Rigolio, Chief Growth Officer Mondadori Digital e Talent Agency Director, Stefano Argiolas, Chief AI Officer del Gruppo Mondadori, Daniela Cerrato, CMO Mondadori Digital, Antonio Porro, Amministratore delegato del Gruppo Mondadori, e Ferdinando Napoli, Amministratore delegato di Edilportale

Molti parlano di ecosistemi digitali. Nel vostro caso che cosa rende Mondadori Digital un ecosistema e non solo una somma di brand?
Quello che lo rende ecosistema è prima di tutto la coerenza del posizionamento. Noi non siamo un insieme di brand messi uno accanto all’altro. Non vogliamo crescere semplicemente sommando property. Preferiamo crescere magari anche più lentamente, ma mantenendo una forte coerenza. Dal punto di vista editoriale ci sono criteri chiari. Il primo è che le nostre verticalità devono avere un legame con il capitale semantico italiano: food, design, lifestyle, benessere, bellezza. Devono cioè avere una relazione con ciò che rende l’Italia riconoscibile e rilevante. Il secondo elemento è il ruolo dei social: il sito resta il luogo dell’approfondimento, ma il social è il luogo della community, dell’interazione e della relazione quotidiana con il pubblico.

Dal punto di vista tecnologico qual è il filo comune?
Sul fronte tecnologico siamo più laici, più flessibili, ma anche qui la coerenza è forte. Dobbiamo portare agli investitori pubblicitari non solo pubblici mirati e specifici, ma anche modi di interagire con quei pubblici e strumenti di marketing che non siano mainstream. Lavorare su nicchie rilevanti. Questo significa focalizzarsi su social, creator economy, branded entertainment, soluzioni ibride tra social e televisione, ma anche su strumenti più evoluti: conversational marketing grazie all’intelligenza artificiale, proximity marketing, retail media, piattaforme come Archiproducts, dove la differenza tra servizio e advertising diventa quasi impercettibile. Non lo facciamo perché non ci interessino i mezzi più tradizionali, ma perché quei terreni sono presidiati dagli OTT da una parte e dai grandi gruppi televisivi dall’altra, di cui abbiamo la fortuna di far parte. Esistono però altri spazi di gioco: magari più piccoli, ma con più possibilità di crescita.

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il contenuto che diventa servizio. Come si costruisce questa catena?
Più il contenuto si trasforma in servizio, più aumenta la relazione. L’interazione con un contenuto ha un certo grado di profondità; l’interazione con un contenuto che diventa servizio ha un grado di profondità molto maggiore, più specifico sulle persone. È un processo in divenire, spinto soprattutto dall’arrivo dell’intelligenza artificiale. Guardiamo a GialloZafferano, per esempio. Prendiamo una ricetta: se è disponibile in dieci lingue, può diventare un audio, ha un chatbot con cui puoi interagire, ti riassume i passaggi chiave e ti aiuta a cucinare, possiamo ancora considerarla solo un contenuto? Secondo me è già un servizio per aiutare a cucinare. Archiproducts è l’estremo di questo ragionamento. Per avere quel contenuto devi digitalizzare centinaia di migliaia di prodotti, tradurli, uniformarli, rendere confrontabili le caratteristiche. Quel lavoro diventa un grande database: è contenuto, ma è anche servizio, perché professionisti e architetti lo usano per scegliere cosa comprare. Quando il contenuto diventa servizio aumenta il valore per il pubblico e aumenta anche il valore per l’investitore pubblicitario. Non si può fare sempre, ma quando ci si riesce l’intelligenza artificiale permette di fare molto più di quanto fosse possibile prima.

Guardando all’acquisizione più recente, quale valore porta una realtà come Edilportale, e in particolare Archiproducts, in Mondadori Digital?
È un B2B, ma in realtà è qualcosa di più articolato. Potremmo definirlo un P2B2B: il professional consumer incontra le aziende. Il valore di Archiproducts è che si trova esattamente all’estremo di dove vorremmo portare tutte le nostre verticalità. È un ambito estremamente specifico, e noi crediamo che più ciò che fai è specifico, più ha valore. Edilportale e Archiproducts rappresentano uno dei capitali semantici del Paese, perché il design, come la cucina, la moda, il bello dell’Italia e il lifestyle, fa parte di ciò che più ci contraddistingue. In più è una community: milioni di utenti registrati, una forte presenza social, un pubblico realmente interessato a quel mondo.
E allo stesso tempo è proprio il caso in cui distinguere tra contenuto e servizio diventa molto difficile, perché il contenuto è servizio. Per questo si sposava perfettamente con il nostro progetto. C’è poi un tema internazionale: l’eccellenza italiana è ciò che puoi portare all’estero.

Come ha sottolineato Antonio Porro, Amministratore Delegato del Gruppo, dietro Mondadori Digital c’è un lavoro di molti anni. Che cosa vi aspettate ora?
La presentazione è servita anche a fermare per un attimo le bocce dopo tanti anni di corsa, a raccontare che cosa siamo e a rendere più leggibile un modello di business che funziona. I numeri ci confortano. Detto questo, noi non siamo un progetto che si valuta nei mesi. Corriamo veloci, ma corriamo veloci sulle lunghe distanze. Abbiamo appena fatto un’acquisizione importante e dobbiamo integrarla. Abbiamo rafforzato AdKaora, dobbiamo continuare a farla crescere. Abbiamo rafforzato GialloZafferano negli Stati Uniti. Il percorso oggi consiste nel rendere le realtà che abbiamo integrato ancora più forti. Continueremo su questo cammino, che ora abbiamo reso più chiaro, più esplicito e più leggibile al mercato. Non è un’operazione finanziaria: dobbiamo crescere in maniera solida con gli asset che ci siamo dati.

In un ecosistema così ampio, quanto si possono ibridare le community?
Abbiamo notato che le community non vanno forzate. Anche se alcuni target possono essere vicini, la stessa persona quando è interessata alla cucina non è nello stesso momento interessata alla moda, al design o al benessere. Se la forzi, rischi di confondere il messaggio. Quello che mettiamo a fattor comune è il know-how. Se scopriamo un nuovo linguaggio sui social, lo possiamo applicare a tutte le verticalità. Se nasce WhatsApp come canale di comunicazione e impariamo a usarlo bene, può diventare progressivamente un asset per tutti. Ma le community restano verticali. C’è contaminazione orizzontale, tecnologica, commerciale ed editoriale, però ogni redazione cura la propria community.

L’altra grande leva è l’internazionaliz-zazione. Dove guardate con più interesse?
Oggi ogni verticale ha una sua internazionalizzazione. L’obiettivo, con gradualità e intelligenza, è portare il meglio delle esperienze maturate in una certa area anche nelle altre. La cucina può funzionare molto bene in Spagna, così come il design; gli Stati Uniti sono un ottimo mercato per alcune verticalità; la Germania potrebbe essere interessante per tutto ciò che riguarda l’italianità. Complessivamente in questo momento guardiamo soprattutto alle grandi aree europee, agli Stati Uniti e ai mercati di lingua spagnola. L’Asia, invece, è più complessa, perché i meccanismi dei media, dei social e della monetizzazione sono molto diversi. Negli Stati Uniti un presidio commerciale ed editoriale nativo può essere molto interessante per accelerare il processo. È un tema culturale: se sei lì, conosci il mercato, hai relazioni, capisci le metriche. Noi possiamo portare contenuti e know-how, ma serve qualcuno che sappia decodificarli per quel Paese.

Nelle acquisizioni, quanto conta l’affinità con i team?
Conta moltissimo. Una fortuna che abbiamo avuto è che gran parte delle persone delle aziende italiane acquisite è rimasta con noi. Non è scontato.Vuol dire che hanno sposato un progetto, che c’è sintonia anche umana.

Il futuro dell’editore, allora, non passa solo dalla produzione di contenuti?
Esatto. La quantità non basta più. In un mondo in cui la produzione di contenuti cresce all’infinito, inseguire solo la quantità rischia di portare il valore a zero. La sfida è creare contenuti specifici, verificati, utili, capaci di generare relazione. Per noi questo significa lavorare sulle community verticali, sul capitale semantico italiano, sull’intelligenza artificiale, sulla tecnologia e sul fattore umano. Perché più si diffonde l’intelligenza artificiale, più le persone cercano qualcosa di umano: fiducia, empatia, relazione, riconoscibilità. 


 

Mondadori Digital in numeri

Mondadori Digital è la società del Gruppo Mondadori, operativa dal 1° gennaio 2026, in cui sono confluite le attività digital media e le partecipazioni MarTech precedentemente facenti capo a Mondadori Media S.p.A. È focalizzata sullo sviluppo dei business digitali, tecnologici e internazionali e nel suo perimetro sono consolidati anche i risultati di Edilportale.com S.p.A., realtà attiva a livello internazionale, anche attraverso il marchio Archiproducts, nello sviluppo di contenuti, servizi e piattaforme nei mercati dell’architettura, del design e dell’edilizia, di cui il Gruppo detiene una quota di maggioranza pari al 58,84%. 

Dal 2021 a oggi i ricavi e l’EBITDA delle attività media digitali del Gruppo Mondadori hanno mostrato una crescita costante e robusta, attraverso la valorizzazione del portafoglio esistente, il miglioramento dell’efficienza operativa e l’incremento progressivo della marginalità. Nel 2025 i ricavi si sono attestati a 83 milioni di euro, mentre il dato proforma, includendo Edilportale, è pari a circa 104 milioni di euro. L’EBITDA Adjusted è passato da 8,9 milioni di euro nel 2021 a 16,2 milioni nel 2025, con un dato proforma pari a circa 21 milioni. 

Nel periodo 2021-2025 i ricavi sono raddoppiati e l’EBITDA è cresciuto di 2,3 volte. Nel primo trimestre 2026 Mondadori Digital ha registrato ricavi per 24,2 milioni di euro, in crescita di oltre il 30% rispetto all’esercizio precedente. 

L’incremento organico si è attestato al 5,3%. L’EBITDA Adjusted è stato pari a 3,3 milioni di euro, in crescita del 68,2% rispetto al pari periodo dell’esercizio precedente.


 

Gli asset della società

Mondadori Digital è strutturata in tre principali aree operative: Area Editoriale e Creator, Polo MarTech, Edilportale-Archiproducts. Le tre aree sono caratterizzate da competenze verticali e obiettivi strategici distinti, ma sono integrate tra loro in termini di know-how, innovazione e sviluppo commerciale. 

L’Area Editoriale e Creator si articola in un portafoglio di 11 media brand, che produce ogni mese oltre 1.500 articoli, 700 video e più di 5.000 contenuti social. Con una penetrazione del 72% nel mercato digitale italiano, l’ecosistema registra oltre 220 milioni di pagine viste web, 500 milioni di visualizzazioni video tra social e web e 20 milioni di atti di ingaggio mensili. Ogni anno vengono realizzate oltre 500 iniziative speciali branded. Con oltre 137 milioni di follower tra Italia ed estero e 33 milioni di utenti unici mensili, Mondadori Digital si posiziona come principale editore verticale italiano nei segmenti Food & Cooking, Wellness & Lifestyle, Young Generation e Design. 

Nel Food & Cooking operano GialloZafferano e Fatto in Casa da Benedetta. GialloZafferano conta oltre 72 milioni di follower sui social media, di cui 43 milioni in lingua inglese, più di 8.000 ricette originali e una reach mensile superiore a 24 milioni di persone tra sito e social. Fatto in Casa da Benedetta è costruito attorno a Benedetta Rossi, con 22 milioni di follower e 8 milioni di utenti unici mensili. 

Nel Wellness & Lifestyle rientrano MypersonalTrainer, con oltre 13 milioni di follower e 7 milioni di utenti unici mensili, e The Wom, con oltre 10 milioni di follower e 5 milioni di utenti unici. Nel segmento Young Generation operano Webboh, con oltre 6 milioni di giovani follower, e Studenti, con 3 milioni di utenti unici e oltre 1 milione di follower. 

Nel Design rientra Edilportale.com, insieme ad Archiproducts. L’ecosistema conta 5,5 milioni di fanbase, oltre 3,7 milioni di utenti registrati, 45 milioni di utenti annui e oltre 3,4 milioni di lead generate per i brand partner. Collabora con oltre 3.500 aziende internazionali e una rete di circa 20.000 retailer. 

La creator economy è presidiata da Zenzero Talent Agency, specializzata nel food, con circa 30 food creator e una follower base complessiva superiore a 50 milioni, e da Power Talent Agency, attiva nei segmenti wellness, beauty e lifestyle, con 20 talent e una follower base aggregata superiore a 20 milioni. 

Il Polo MarTech comprende AdKaora, attiva in Italia, Spagna e America Latina, la partecipazione nella startup AD cube, spin-off del Politecnico di Milano focalizzato su algoritmi e intelligenza artificiale applicati all’advertising, e Direct Channel. 

Il Polo MarTech impiega circa 100 professionisti e nel 2025 ha generato ricavi superiori a 50 milioni di euro. La divisione Edilportale-Archiproducts comprende tutte le attività di Edilportale e Archiproducts, presidiate attraverso Edilportale.com S.p.A. Forte di oltre 160 professionisti, l’area è dedicata allo sviluppo del segmento design e architettura.

 

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