Il Ritorno del Pubblivoro – Il consumatore al centro

Customer centricity è uno dei mantra di questo periodo. A me fa un po’ sorridere perché il cliente dovrebbe essere al centro da sempre, o perlomeno da quando nel 1971 Kotler pubblicò “Marketing Decision Making”. Oggi analizziamo due pubblicità che mettono il cliente al centro rappresentandolo nelle loro narrazioni. Anche qui, come la settimana passata, siamo di fronte a un concetto rappresentato in maniera completamente diversa.

Partiamo con Subito che, con “Ma che ti immagini”, presenta il servizio TuttoSubito. Due spot che rappresentano il cliente che vende e il cliente che compra. Entrambi i protagonisti sono accompagnati da un amico o un’amica che danno voce alle obiezioni che possono nascere nella mente del potenziale cliente che si approccia al servizio. Questo espediente narrativo permette ai protagonisti di confutare le obiezioni e smontare eventuali barriere psicologiche alla fruizione di Subito. L’esperienza audio visiva è notevole. Molto belli i posizionamenti di camera, il ritmo del montaggio e la scelta musicale. Due sono gli aspetti che mi lasciano leggermente perplesso. Il primo mi è venuto in mente vedendo i due spot uno dietro l’altro. Mi sembra che una casa si svuoti mentre l’altra si riempie. Passi per la prima che riprende la filosofia del libro di Marie Kondo “L’arte del riordino” e che quindi è perfettamente allineata al pensiero contemporaneo del ritorno all’essenziale, ma per l’abitazione del ragazzo siamo al limite dell’accumulo, quindi mi chiedo quanto possa essere attrattivo. L’altro elemento di perplessità sta nel dettaglio dell’amico che mette un piede (con relativa scarpa) sul mobile del padrone di casa. Al di là del tema dell’educazione penso che in questa epoca di “amuchinizzazione” quel gesto possa urtare qualcuno.

 

Approccio completamente diverso quello di ho. Mobile con “Al mondo c’è chi ha e chi… ho”. Avere o essere è la dicotomia di Erich Fromm che ha accompagnato la mia generazione. ho. Mobile riprende quest’approccio filosofico contrapponendo l’avere senza un significato forte a un essere che diventa la guida anche a un consumo appropriato. I principi dell’essere che il brand di telefonia fa propri sono semplicità, smart e guardare oltre. Come ci ha insegnato Steve Jobs, le persone comprano sempre di più chi sei e quello in cui credi e ho riesce bene a staccarsi dalla guerra delle tariffe per promuovere la propria filosofia. Lo spot è girato molto bene, con un linguaggio giovane che non scade mai nel giovanile. L’aspetto valoriale è ben rappresentato senza autoreferenzialità. La scelta dicotomica presenta sempre il rischio di escludere dalla propria comunicazione quelli dell’“avere” che vivono nell’insostenibile leggerezza dell’essere (per chiudere le citazioni letterarie) e che probabilmente sono la maggioranza. Ma sappiamo che oggi conviene sempre prendere una posizione perché l’alternativa è perdersi nel mare magnum degli stimoli quotidiani ed essere subito dimenticati.

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