Mare, ‘Spiagge della salute’ la prevenzione non va in vacanza e arriva il medico sotto l’ombrellone

(Adnkronos) – “La prevenzione non va in vacanza e noi la stiamo portando in spiaggia perché siamo attenti che i bagnanti non solo si divertano, ma stiano in salute”. E’ Antonio Capacchione, presidente di Sib, Sindacato Italiano Balneari di Confcommercio, a segnalare all’Adnkronos l’iniziativa ‘Spiagge della salute’, decollata letteralmente quest’anno dopo una prima sperimentazione l’anno scorso. Il progetto nazionale è promosso da Asc (Attività Sportive Confederate) in collaborazione con Sib e porta la prevenzione e la promozione dei corretti stili di vita direttamente sulle spiagge italiane, attraverso consulenze gratuite, attività sportive e momenti dedicati al benessere”.  

Presidente in cosa consiste l’iniziativa “Spiagge della Salute”?
 

“Stiamo portando medici generici e anche specialisti come dermatologi, cardiologi, psicologi, sotto l’ombrellone per dare buoni consigli alle persone, a cominciare su come esporsi al sole. Ma non solo, i medici, tutti volontari, eseguono anche visite e controlli generici”. 

Come vengono accolti i medici in spiaggia ?
 

“La gente fa la fila, abbiamo un ottimo riscontro di bagnanti anche perché è un servizio gratuito che offriamo ai clienti grazie agli accordi con le Asl. I dottori sono presenti anche ogni due giorni nello stesso stabilimento e spoesso nei fine settimana. Io penso che questo tipo di prevenzione sia unica, non concosco un’iniziativa simile in nessun’altra spiaggia d’Europa”. 

Salute ma non solo. Le spiagge italiane sono sicure?
 

“Dall’Osservatorio nazionale sugli annegamenti emerge che la spiaggia italiana è la più sicura – sottolinea Capacchione – E questo deriva dal fatto che il nostro modello balneare funziona, a differenza di altri modelli che indicati come esempi, cioè quello francese, spagnolo e greco che hanno tante spiagge libere. Ma noi abbiamo ripetto alla Grecia un ottavo di annegamenti, rispetto alla Francia la metà, meno della metà rispetto alla Spagna, e bisogna considerare che in Italia la maggior parte degli annegamenti avvengono sulle spiagge libere. Noi il 23 luglio in Confcommercio presenteremo le nostre proposte concrete che rendono la nostra spiaggia già di per sé sicura, ancora più sicura. Noi dobbiamo avere l’assistenza ai bagnanti e tra l’altro è risultato che degli annegamenti, circa 300 annui, il 50% avviene in mare, l’altro 50% nelle piscine, nei canali, nei fiumi, nei laghi, dove magari non sempre c’è il bagnino”. 

Di recente si è innescata una polemica sull’opportunità o meno di consumare il cibo in spiaggia, con il caso emblematico del titolare di uno stabilimento che lo ha vietato balzato alle cronache dei giornali. Lei cosa ne pensa?
 

“Fa parte delle generalizzazioni che si creano e anche di una certa ‘criminalizzazione’ nei confronti dei balneari troppo spesso considerati brutti e cattivi. Se c’è uno che dice no, attenzione il panino non lo puoi mangiare in spiaggia, ci sono tutti gli altri che lo consentono. E poi un conto è un tramezzino, altra cosa è se ti porti la braciola o la pasta al forno sotto l’ombrellone. Posso dire che molti stabilimenti balneari hanno aree attrezzate per il picnic. Ma di questo non se ne parla. È sconcertante”. 

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