Il caso Volkswagen non riguarda solo l’auto e la Germania, in crisi il modello della politica industriale in Europa
(Adnkronos) – La crisi della Volkswagen non è solo tedesca e non è un problema solo della Germania. E si tratta di un passaggio che mette in discussione non solo la tenuta, le strategie e il futuro del settore auto. Va in crisi, definitivamente, un modello industriale che finora ha guidato l’intera manifattura europea. Le parole del Ceo Oliver Blume, riportate dalla stampa tedesca, fanno riflettere per il numero dei tagli necessari ai posti di lavoro, 50mila nelle stime che indica ma che potrebbero essere anche il doppio secondo altre simulazioni: “Un calcolo teorico, ipotizzando l’assenza di variazioni nel costo del lavoro, comporterebbe circa 50.000 tagli di posti di lavoro a livello globale”.
Sono parole che pesano più del loro significato immediato. Non è solo una correzione dolorosa per abbassare costi diventati troppo alti nelle valutazioni del management. Nei tagli prospettati da Volkswagen, che si legano all’ipotesi sempre più concreta di chiudere quattro fabbriche in Germania per eccesso di produzione, c’è la resa di un colosso che sembrava inattaccabile a un mondo che è cambiato rapidamente e che ha completamente stravolto l’equazione che legava la produzione di qualità, un prodotto superiore a quelli della concorrenza, al successo in termini di vendite e di quote di mercato.
Il caso Volkswagen dice con estrema chiarezza che non basta più fare un’auto di qualità per venderla, che la competizione non è più su quel piano, perché la trasformazione tecnologica, l’uso dell’intelligenza artificiale, la gestione dei dati e l’accesso alle materie prime che le alimentano, sono diventati fattori che mettono in secondo piano la fabbrica.
A perdere la competizione non sono solo le auto tedesche, che poi sono e saranno anche quelle francesi o italiane. A perdere la competizione, soprattutto guardando alla Cina e agli Stati Uniti, è un intero ecosistema industriale. In Europa, è il principale insegnamento della crisi della Volkswagen, delle altre crisi che si sono già aperte e di quelle che si apriranno, la manifattura da sola, se pure di alta qualità, non basta più. Perché il ritardo accumulato nell’evoluzione dell’ecosistema la rende estremamente costosa e vulnerabile. E non possono essere i tagli alla forza lavoro la soluzione. Servirebbe la forza e la capacità di investire per colmare il gap che si è aperto sul piano della capacità di calcolo, del cloud, e di tutte le infrastrutture immateriali che, a partire dall’AI, hanno riscritto le regole della politica industriale.
Semplificando, la partita giocata solo mettendo sul piatto costi e ricavi, forza lavoro e livelli della produzione dentro un modello che si sta estinguendo, ha un risultato scontato. E se le auto, anche quelle fatte bene, non bastano più la domanda da porre non è tanto come salvare Volkswagen, o la prossima vittima designata, ma come ricostuire una politica industriale in Europa che possa tornare realmente a competere con il resto del mondo. (Di Fabio Insenga)
—
economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)