Festival dei Due Mondi di Spoleto, edizione 2026 da record
(Adnkronos) – Si chiude con numeri record la 69/a edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, la prima sotto la direzione artistica di Daniele Cipriani. La manifestazione ha registrato il più alto incasso della sua storia, con quasi 1 milione e 100 mila euro, e ha emesso 35 mila biglietti acquistati da spettatori provenienti da 44 Paesi del mondo, un altro primato. E il sindaco Andrea Sisti parla di circa 250.000 persone nell’arco della rassegna, con una crescita rilevante dei turisti inglesi e statunitensi. E già si guarda al futuro, con l’edizione del settantesimo che dal 25 giugno all’11 luglio 2027 affronterà il tema “Visioni”.
Il bilancio finale presentato dalla Fondazione Festival dei Due Mondi restituisce il quadro di un’edizione caratterizzata da una forte partecipazione del pubblico, da una proposta artistica ampliata e da una crescente dimensione internazionale. Per 17 giorni (26 giugno – 12 luglio 2026) Spoleto è stata al centro della scena culturale con spettacoli, produzioni, concerti, incontri e iniziative diffuse nei luoghi simbolo della città all’insegna del tema “Radici”.
“Dirigere per la prima volta il Festival immaginato, creato e amato da Gian Carlo Menotti è stato un grande onore, ma anche una grandissima responsabilità”, ha dichiarato il direttore artistico Daniele Cipriani nel corso di una conferenza stampa. “Ho voluto al mio fianco due consulenti d’eccezione come Beatrice Rana e Leo Muscato. Ho lavorato per mettermi al servizio del Festival, ascoltarne la storia, ritrovare le sue radici e, da quelle radici, far nascere nuovi germogli e nuove prospettive”. Secondo Cipriani, il risultato dell’edizione non si misura soltanto nei dati economici e nelle presenze. “Il vero valore aggiunto non sta solamente nel successo dei singoli eventi, ma nella capacità di trasformare una città in una comunità unita dall’arte”, ha sottolineato.
La 69/a edizione ha proposto 121 spettacoli ed eventi culturali per un totale di 290 rappresentazioni complessive. Sono stati coinvolti 1.057 artisti provenienti da 28 Paesi, con il lavoro di una squadra composta da 354 persone tra dipendenti, collaboratori, tecnici e personale di sala.
Il programma ha registrato 17 prime mondiali, 9 produzioni originali realizzate per il Festival, 6 prime europee e 12 prime italiane. A queste si aggiungono 3 progetti site specific e 7 opere digitali che hanno trasformato alcune facciate dei luoghi simbolo di Spoleto in spazi di sperimentazione artistica.
“Numeri importanti, significativi per il modo in cui sono stati raggiunti”, ha aggiunto Cipriani. “È stata ampliata in modo considerevole la proposta artistica del Festival non per fare numero, ma per offrire un panorama ancora più ricco e variegato: dalla danza classica alla contemporanea, dalla musica da camera ai grandi concerti sinfonici, fino al pop di Arisa e Mika e alla ricerca sull’intelligenza artificiale di David Szauder”. “Una scelta – ha spiegato il direttore artistico – dettata dalla convinzione che un Festival come questo debba invitare ciascuno a fare un passo oltre i propri confini: chi entra per un concerto può scoprire la danza, chi arriva per un’opera può lasciarsi sorprendere dall’arte digitale. La missione non è confermare i gusti del pubblico, ma ampliarli, creando occasioni di scoperta e curiosità”.
Tra gli appuntamenti maggiormente apprezzati dal pubblico figura l’opera “Vanessa” di Samuel Barber, su libretto di Gian Carlo Menotti, con la direzione di Sora Elisabeth Lee e la regia di Leo Muscato. La produzione è stata indicata tra i momenti più significativi dell’edizione per la capacità di affrontare temi universali come memoria, attesa e rapporto tra generazioni.
Grande partecipazione anche per gli eventi in Piazza Duomo, diventata uno dei luoghi centrali del Festival. Tra gli appuntamenti più seguiti il concerto “Mika Symphonique”, che ha unito repertorio pop contemporaneo e scrittura sinfonica con l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, il Coro del Teatro Lirico Sperimentale e la direzione di Simon Leclerc.
A Spoleto sono arrivati inoltre Yannick Nézet-Séguin alla guida della London Symphony Orchestra insieme alla pianista Beatrice Rana, e Arisa, protagonista di un concerto con nuovi arrangiamenti sinfonici del proprio repertorio. L’edizione si è conclusa con il concerto finale in Piazza Duomo affidato a Gianandrea Noseda e alla Filarmonica Teatro Regio Torino, con un programma dedicato al dialogo musicale tra Europa e America attraverso composizioni di Menotti, Bernstein e Dvořák.
Ampio spazio ha avuto anche la danza, con la Maratona al Teatro Romano che ha riunito alcune delle principali stelle del balletto internazionale e ha ospitato la prima mondiale della nuova interpretazione della “Sagra della Primavera” con Sergio Bernal e un corpo di ballo composto da sedici danzatori. Tra gli spettacoli di danza più partecipati anche “Seven Ages” di Kirill Richter e Marco Goecke alla Rocca Albornoziana e il lavoro della coreografa Rocío Molina. Nel settore della prosa, attenzione per “Platonov”, diretto da Peter Stein, che ha riportato in scena la complessità del primo Čechov, e per “Educazione sentimentale”, con Giuseppe Fiorello e la regia di Ivan Cotroneo, dedicato ai temi della formazione affettiva e dei modelli di maschilità contemporanei.
Non solo spettacoli e grandi nomi internazionali. La 69/a edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto ha puntato anche sulla formazione, sull’inclusione e sul rapporto con le nuove generazioni, elementi indicati dalla Fondazione come strategici per il futuro della manifestazione. Tra le principali novità dell’edizione 2026 c’è la nascita del Festival dei Due Mondi Academy, nuovo progetto formativo dedicato ai giovani talenti della musica classica under 35. L’iniziativa ha coinvolto 22 musicisti provenienti da 7 Paesi e ha proposto 52 masterclass e 7 concerti, per un totale di 161 ore di formazione.
L’Academy, coordinata da Massimo Spada, ha visto la partecipazione di docenti di prestigio internazionale, tra cui Marc-André Hamelin, Benedetto Lupo, Giovanni Sollima, Kim Kashkashian, Marc Bouchkov e Andrea Obiso. Nel corso del progetto sono stati assegnati gli Spoleto Young Award, riconoscimento destinato agli allievi più meritevoli. I premi sono andati ad Antonin Bonnet e Oleksii Tyshchenko, che hanno ottenuto un contratto con il Festival e avranno la possibilità di esibirsi nell’edizione del settantesimo anniversario prevista nel 2027. Per la Fondazione si tratta di un investimento sul futuro dell’istituzione: creare occasioni di formazione e confronto per i giovani artisti significa consolidare il ruolo del Festival come luogo di produzione culturale e non soltanto come appuntamento annuale di spettacolo.
Particolare attenzione è stata dedicata anche ai temi dell’inclusione e della partecipazione sociale. È stata confermata la collaborazione con la casa di reclusione di Spoleto e con la compagnia #SIneNOmine diretta da Giorgio Flamini, che ha portato in scena lo spettacolo “Innominabile 27”, ispirato al teatro dell’assurdo.
Il progetto ha rappresentato uno degli elementi identitari della nuova edizione, anche dal punto di vista simbolico. Le altalene-bilico utilizzate come elementi scenici dello spettacolo, diventate anche parte della grafica del Festival, sono state realizzate nella falegnameria e nell’officina della Casa di Reclusione di Spoleto attraverso il lavoro congiunto dei detenuti e del personale della polizia penitenziaria della M.O.F. (Manutenzione Ordinaria dei Fabbricati). Per la prima volta, inoltre, lo spettacolo nato all’interno del carcere è stato inserito nella vendita ufficiale dei biglietti del Festival, riconoscendogli piena dignità artistica all’interno della programmazione. Un passaggio considerato significativo dalla Fondazione: i detenuti coinvolti non sono stati presentati soltanto come partecipanti a un laboratorio teatrale, ma come artisti protagonisti di un progetto inserito a pieno titolo nel cartellone ufficiale.
Ampio spazio anche al Festival diffuso, con numerosi appuntamenti gratuiti che hanno coinvolto cittadini e visitatori in luoghi diversi della città. Gli incontri ai Giardini di Palazzo Campello, condotti da Antonio Gnoli, Simone Caltabellota e Leonetta Bentivoglio, hanno ospitato personalità del mondo della cultura, della scienza e della società civile. Tra gli ospiti Sergio Givone, Nada Malanima, Maria Teresa Venturini Fendi, il Premio Strega Emanuele Trevi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e lo scienziato Nello Cristianini. Il programma ha incluso anche le lezioni di cinema curate da Antonio Monda e gli appuntamenti dedicati a figure come Franca Sozzani e Alberto Burri.
Nel 2026 è nato inoltre “Il Festival Incontra”, ciclo di appuntamenti ospitati a Palazzo Racani Arroni che ha permesso al pubblico e alla stampa di incontrare più da vicino gli artisti protagonisti della manifestazione.
Sul fronte educativo, il Festival ha rafforzato il rapporto con scuole e giovani spettatori attraverso il progetto “Il Festival siamo noi”, che ha coinvolto oltre 450 bambini appartenenti a 26 classi di 5 istituti scolastici del territorio. Sono stati inoltre 26 gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado coinvolti attraverso i percorsi Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento). I ragazzi hanno partecipato ad attività dietro le quinte, percorsi di mediazione teatrale, trekking urbani e iniziative dedicate all’accessibilità. Tra queste, il progetto “I Luoghi del Festival – Senza Frontiere”, che ha coinvolto gli studenti come guide accessibili durante i touch tour rivolti al pubblico con disabilità visive.
Il Festival ha confermato anche l’impegno sul tema dell’accessibilità, proseguendo il servizio di audiodescrizione per spettatori con disabilità visive e introducendo per la prima volta questa possibilità anche per uno spettacolo di danza. Sono stati inoltre attivati tre stage curriculari attraverso accordi con gli atenei convenzionati. Sul piano della comunicazione, la 69/a edizione ha registrato una crescita significativa della presenza mediatica. Sono stati 140 i giornalisti accreditati, di cui 14 internazionali, con oltre 1.630 articoli pubblicati e un incremento del 20% rispetto all’edizione precedente. La Rai, main media partner del Festival, ha realizzato le riprese dello spettacolo “Eumenidi. Oreste è salvo” di Serena Sinigaglia, trasmesso in prima serata su Rai 5, mentre lo spot ufficiale della manifestazione è stato diffuso sulle reti Rai. Prevista anche la trasmissione del documentario dedicato al 69° Festival dei Due Mondi all’interno del programma Rai 5 “Maps: Musica, Arte, Poesia, Spettacolo”, con immagini e testimonianze dei protagonisti dell’edizione.
Significativi anche i dati digitali. Tra dicembre 2025 e luglio 2026 sono stati registrati circa 446 mila accessi tra sito ufficiale e piattaforma di biglietteria, con una crescita del 30% rispetto all’edizione precedente. La presenza online ha raggiunto oltre 3 milioni di persone, con interesse proveniente da più di 100 Paesi. Sui social, nell’ultimo mese, il profilo Instagram del Festival ha totalizzato 2 milioni di visualizzazioni, con il 52,1% del pubblico composto da utenti non ancora follower. Su Facebook le visualizzazioni della pagina hanno superato quota 7,7 milioni. Anche i contenuti condivisi dagli artisti presenti al Festival hanno contribuito alla diffusione della manifestazione, generando un reach complessivo di circa 2 milioni di utenti.
Un altro dato rilevante riguarda il sostegno privato. Le sponsorizzazioni economiche e tecniche hanno registrato una crescita del 78,51%, confermando un aumento dell’interesse da parte di partner e aziende verso il progetto culturale di Spoleto.
Il presidente della Fondazione Festival dei Due Mondi, Andrea Sisti, ha sottolineato il valore del risultato raggiunto: “Un ringraziamento va ai media partner, in primis Rai, che hanno aiutato a diffondere le storie e le immagini del Festival, e a tutti i partner e agli sponsor tecnici che ne hanno reso possibile la realizzazione”. Sisti ha ringraziato anche i mecenati del Festival, con la presidente Maria Teresa Venturini Fendi, lo staff, gli artisti, le istituzioni, i volontari e la città di Spoleto, definita “la casa” della manifestazione. “Il bilancio della sessantanovesima edizione si chiude con un risultato estremamente positivo – ha dichiarato il presidente – confermato non solo dalla straordinaria qualità artistica del programma, ma anche dall’entusiasmo con cui il pubblico ha vissuto la città e ha partecipato agli spettacoli, agli incontri e ai tanti momenti che hanno animato Spoleto”.
Il Festival dei Due Mondi guarda già al futuro dopo l’edizione numero 69, chiusa con risultati record e con l’obiettivo di trasformare il successo del 2026 in una nuova fase di sviluppo per una delle manifestazioni culturali più longeve e riconosciute a livello internazionale. Il prossimo appuntamento è fissato dal 25 giugno all’11 luglio 2027, quando Spoleto celebrerà il settantesimo anniversario del Festival. Dopo il tema “Radici”, scelto per l’edizione appena conclusa, il nuovo percorso avrà come parola chiave “Visioni”.
Una continuità ideale che, secondo il direttore artistico Daniele Cipriani, rappresenta il senso stesso del lavoro avviato con la sua prima direzione. “Perché le radici hanno senso solo se continuano a generare futuro”, ha spiegato Cipriani, indicando nella capacità di innovare senza perdere il rapporto con la propria storia uno degli elementi centrali del progetto.
La sessantanovesima edizione ha infatti rappresentato un passaggio particolarmente significativo per il Festival dei Due Mondi. Dopo anni di trasformazioni e nuove sfide nel settore culturale, la manifestazione ha scelto di ripartire dalla propria identità originaria, quella costruita da Gian Carlo Menotti, per aprirsi a nuovi linguaggi e nuovi pubblici. La parola “Radici” ha accompagnato un programma nel quale memoria e contemporaneità si sono incontrate attraverso opera, musica, teatro, danza e arti visive. Un percorso che ha riportato al centro il rapporto tra il Festival e la città, elemento considerato fondamentale dalla Fondazione. “Ho lavorato per mettermi al servizio del Festival, ascoltarne la storia, ritrovare le sue radici e, da quelle radici, far nascere nuovi germogli e nuove prospettive”, aveva spiegato Cipriani presentando il bilancio dell’edizione. Una linea che ha trovato riscontro anche nelle parole del presidente della Fondazione Festival dei Due Mondi Andrea Sisti, secondo cui il tema scelto ha permesso di “riscoprire e valorizzare, con rinnovata intensità, il pensiero e la visione del Maestro Gian Carlo Menotti”. Per Sisti, l’edizione 2026 ha dimostrato la capacità del Festival di coniugare memoria e contemporaneità, rafforzando il ruolo della manifestazione come punto di riferimento della scena culturale internazionale. “L’individuazione del tema Radici ha rappresentato una scelta importante e lungimirante – ha dichiarato il presidente della Fondazione –. Attorno a questo filo conduttore è stato costruito un percorso artistico che ha permesso di riscoprire e valorizzare il pensiero e la visione del Maestro Gian Carlo Menotti, restituendo ancora più chiaramente l’identità profonda del Festival e il legame inscindibile con la città che lo ha visto nascere”.
Il bilancio finale evidenzia anche il valore del Festival come elemento di attrazione economica e turistica per il territorio. L’arrivo di spettatori italiani e stranieri, la presenza di artisti internazionali, la crescita degli investimenti privati e l’attenzione dei media hanno contribuito a rafforzare il ruolo della manifestazione come motore culturale dell’Umbria. I dati relativi alle presenze confermano una sostanziale continuità con gli ottimi risultati dell’anno precedente, con un pubblico numeroso e fedele e segnali particolarmente positivi dai mercati internazionali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
La Fondazione ha evidenziato come il Festival sia in grado di generare valore non soltanto attraverso la vendita dei biglietti e gli spettacoli, ma anche attraverso l’indotto prodotto sul territorio: ospitalità, ristorazione, servizi, turismo culturale e promozione dell’immagine della città. Un ruolo centrale in questa crescita è stato attribuito alla collaborazione tra istituzioni pubbliche, partner privati e comunità locale. La Fondazione ha ringraziato il Ministero della Cultura, la Regione Umbria e il Comune di Spoleto, il cui sostegno viene definito indispensabile per la realizzazione di un progetto culturale di questa rilevanza. Un ringraziamento è stato rivolto anche ai principali sostenitori del Festival: la Fondazione Carla Fendi, rappresentata dalla presidente Maria Teresa Venturini Fendi, la Fondazione Carispo con il presidente Paolo Feliziani, Banco Desio con il presidente Stefano Lado, il nuovo Premium Partner Enel, il nuovo Official Wine Partner Franciacorta, Intesa Sanpaolo, la famiglia e l’azienda Monini, oltre alle aziende del territorio che hanno scelto di investire nella manifestazione. Tra queste Italmatch Chemicals, Arvedi Ast – Acciai Speciali Terni, Meccanotecnica Umbra, Susa Trasporti, Fabiana Filippi, Tomasini Francia – Rolex e Fibraweb. La crescita del sostegno privato, con un aumento delle sponsorizzazioni economiche e tecniche superiore al 78%, rappresenta uno degli elementi più rilevanti del nuovo corso del Festival. Un dato che testimonia il crescente interesse del mondo imprenditoriale verso una manifestazione capace di unire prestigio culturale e capacità di attrazione internazionale. La chiusura dell’edizione 69 non è quindi soltanto un bilancio positivo, ma l’avvio di un nuovo capitolo. Il settantesimo anniversario rappresenterà un momento simbolico per una manifestazione nata nel 1958 dalla visione di Menotti e diventata negli anni un punto d’incontro tra culture diverse. Il passaggio da “Radici” a “Visioni” sintetizza proprio questa evoluzione: custodire il patrimonio storico del Festival ma, allo stesso tempo, immaginare nuovi scenari. Nel percorso verso Spoleto 70 è stato inoltre presentato in anteprima il nuovo logo dell’anniversario, ideato dal duo creativo Lorenzo De Rita e Patrizio Marini. L’obiettivo della prossima edizione sarà dunque celebrare settant’anni di storia guardando avanti, mantenendo quella vocazione internazionale che ha accompagnato il Festival fin dalla sua nascita. Dalla musica alla danza, dall’opera al teatro, dalle arti visive alle nuove tecnologie, il Festival dei Due Mondi punta a confermarsi come luogo di incontro tra tradizione e innovazione. Un percorso riassunto dalle parole di Cipriani: “Il vero valore aggiunto non sta solamente nel successo dei singoli eventi, ma nella capacità di trasformare una città in una comunità unita dall’arte”. Con il record di incassi, la crescita del pubblico internazionale, il rafforzamento della rete di partner e una programmazione sempre più ampia, Spoleto chiude così la sessantanovesima edizione con un messaggio chiaro: il Festival non guarda soltanto al passato, ma utilizza la propria storia come punto di partenza per costruire il futuro. (di Paolo Martini)
—
spettacoli
webinfo@adnkronos.com (Web Info)