Per Omnicom Advertising Italia “debutto in società” con il meglio di Cannes Lions 2026
L’occasione è stata “Work that works. Our best from Cannes 2026”, appuntamento riservato a partner, giornalisti e team dedicato alla lettura delle migliori campagne dell’ultima edizione del Festival Internazionale della Creatività
Omnicom Advertising si è “presentata” con un evento che ha riunito per la prima volta le principali sigle del gruppo in Italia. L’occasione è stata “Work that works. Our best from Cannes 2026”, appuntamento dedicato alla “lettura” delle migliori campagne dell’ultima edizione del Festival Internazionale della Creatività di Cannes firmate dalle agenzie del gruppo. Il tutto presentato da Luca Cortesini, Chief Creative Officer Omnicom Advertising.
L’iniziativa, organizzata nel tardo pomeriggio di oggi, ha segnato il “debutto in società” del nuovo ecosistema Omnicom Advertising in Italia, nato per integrare creatività, strategia, dati e tecnologia all’interno di una struttura di coordinamento comune. Non un nuovo network, dunque, ma un modello organizzativo e culturale pensato per accompagnare l’evoluzione del mercato e rispondere in modo più efficace alle nuove esigenze dei brand.
Ad aprire l’incontro è stata Marianna Ghirlanda, CEO di Omnicom Advertising, che ha spiegato il senso della nuova configurazione italiana del gruppo. «Omnicom Advertising non è altro che un layer di coordinamento in Italia delle agenzie del gruppo Omnicom», ha detto, sottolineando come la crescita del perimetro, anche con l’ingresso delle agenzie precedentemente parte di IPG, abbia reso necessario un punto di raccordo più chiaro.
Nel mercato italiano Omnicom Advertising comprende sigle storiche come McCann, TBWA\, BBDO, FutureBrand e Integer, mantenendo l’identità e l’autonomia delle singole agenzie. «L’obiettivo è avere il power of choice, la possibilità di scegliere tra agenzie diverse», ha aggiunto Ghirlanda, chiarendo che le strutture continueranno a lavorare in modo indipendente, mentre Omnicom Advertising agirà come piattaforma di coordinamento.
Il nuovo assetto si fonda su tre direttrici principali: creatività, efficacia e innovazione. Un posizionamento che si inserisce in un ecosistema globale da 30 mila persone e che, secondo quanto ricordato durante l’incontro, lavora con due terzi dei brand presenti nella classifica globale Interbrand. In Italia, la presenza del gruppo si articola su tre sedi: 450 persone a Milano, 107 a Roma e 18 a Torino.
Tra i pilastri del modello c’è anche la tecnologia, a partire dall’intelligenza artificiale. Ghirlanda ha ricordato la disponibilità di un tool proprietario di AI, sviluppato per lavorare in ambienti protetti e sicuri e personalizzato per le diverse agenzie del gruppo. Un’infrastruttura pensata per mettere a fattor comune strumenti, competenze e capacità di innovazione, senza appiattire le specificità delle singole realtà.
Dopo l’introduzione di Ghirlanda, la parola è passata a Luca Cortesini, che ha guidato il racconto delle campagne più significative emerse da Cannes 2026. Un percorso costruito non come semplice rassegna dei premi vinti, ma come lettura critica del festival e dei segnali che arrivano dalla creatività internazionale.
Cortesini ha ricordato innanzitutto la storia del Festival, nato negli anni ‘50 a Venezia e poi stabilitosi definitivamente a Cannes nel 1984. «Negli ultimi decenni è diventato il riferimento più importante della comunicazione nel mondo», ha spiegato, definendolo il festival «più difficile, più importante, più completo» per l’industria creativa internazionale.
L’edizione 2026, secondo Cortesini, ha mostrato però anche alcuni segnali di discontinuità. Il dato più rilevante riguarda il calo del 25% delle submission rispetto agli anni precedenti, dopo una lunga fase di crescita costante delle iscrizioni. «Significa che probabilmente una riflessione sul lavoro per i brand e per le agenzie, in un momento di crisi e di riassetto, è necessaria», ha osservato.
A incidere, secondo il Chief Creative Officer, non sarebbero soltanto le regole più rigide introdotte per garantire la solidità dei lavori iscritti, ma un passaggio più ampio che attraversa l’intero settore. Un cambiamento che riguarda il modo in cui le campagne vengono progettate, misurate e portate in concorso, ma anche il rapporto tra ambizione creativa, risultati e sostenibilità degli investimenti.
Cannes, ha spiegato Cortesini, resta una grande industria, alimentata dalla partecipazione dei principali brand, dalle sponsorship e da un sistema di categorie cresciuto nel tempo insieme all’evoluzione dei media. Ma proprio per questo diventa un osservatorio privilegiato per capire dove sta andando la comunicazione: non tanto attraverso la ricerca forzata dei “trend”, quanto attraverso i lavori capaci di mostrare come creatività, rilevanza e impatto possano ancora tenersi insieme.
Il primo evento italiano di Omnicom Advertising si è così trasformato in una doppia occasione: da un lato la presentazione al mercato di un nuovo modello di coordinamento tra agenzie, dall’altro una riflessione sullo stato della creatività globale dopo Cannes 2026. Un modo per ribadire che, nella nuova fase della comunicazione, la dimensione del gruppo conta soprattutto se riesce a tradursi in scelta, competenze condivise e lavoro capace di funzionare davvero. Con la creatività al centro di tutto, ancora leva fondamentale per fare riflettere, strappare un sorriso, ma soprattutto far decollare il business dei brand.