Da Gcap a Bromo, Leonardo punta sui dossier internazionali. E sui satelliti c’è la spinta di Italia e Francia
(Adnkronos) – “Senza cooperazione, le industrie europee non raggiungeranno mai la massa critica e la capacità di essere veri campioni mondiali”. Lo ha detto il Ceo di Leonardo, Lorenzo Mariani, al Financial Times, che sostiene che come Mariani anche il Ceo di Airbus Guillaume Faury spinge perché Bruxelles approvi il progetto Bromo, ovvero la fusione nel settore spaziale dei due Gruppi e di Thales. Entrambi i Ceo si dicono ottimisti sull’esito dell’alleanza. Una spinta potrebbe arrivare da Italia e Francia: nel vertice ad Antibes di giovedì 25 giugno sarebbe in programma una dichiarazione di intenti proprio sul progetto Bromo.
L’accordo sui satelliti ha ormai un anno e mezzo, da quando è stato siglato da Leonardo, Airbus e Thales. Si attende un’approvazione che, ha detto recentemente lo stesso Mariani, potrebbe non arrivare prima di metà 2027. Le tempistiche non semplificano la competizione con rivali infinitamente avanti nella corsa all’orbita bassa e allo spazio, come la SpaceX di Elon Musk. Come per la Spacelink che fa parte dell’universo SpaceX, anche il progetto paneuropeo ha al centro i satelliti, insieme ai servizi spaziali. Da sciogliere c’è il nodo concorrenza, che ha sollevato qualche perplessità in Europa. Senza menzionare il progetto Bromo, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva parlato la scorsa settimana della “follia” di impedire alle imprese europee di unirsi per competere, citando in particolare proprio il caso del settore spaziale. Anche il commissario europeo per lo spazio Andrius Kubilius si è espresso a favore della fusione il mese scorso. Ed è lo Spazio che per la Commissione europea rappresenterà uno dei primi banchi di prova per le nuove linee guida sulle fusioni aziendali su cui si sta lavorando.
Il produttore tedesco di satelliti Ohb ha avvertito che potrebbe intraprendere vie legali per impugnare l’operazione Bromo. Ma Mariani sostiene che un campione europeo serva a tutto l’ecosistema e alla sua filiera. “Abbiamo le competenze, abbiamo le capacità, abbiamo le tecnologie, ma ci manca la dimensione”, ha dichiarato invece Faury ai giornalisti a Bruxelles. Al Financial Times Mariani ha anche riferito, negli scorsi giorni, che sarebbe lieto se le imprese tedesche “si unissero alle attività” del consorzio Gcap, il programma di caccia di nuova generazione portato avanti da Italia, Regno Unito e Giappone. Mariani ha riconosciuto che dare al ‘nuovo’ membro del consorzio gli stessi diritti dei tre paesi fondatori (e nei piani tedeschi si parla di una Germania ‘alla guida’ di un progetto per i caccia di sesta generazione) sarebbe ‘destabilizzante’, ma ha riferito che progetti simili assorbono “più risorse di quanto previsto all’inizio. Avere un partner con denaro e competenze industriali sarebbe positivo”. La partecipazione della Germania al Gcap sostituirebbe il progetto Fcas con la Francia, fallito fragorosamente. Ma i grandi progetti tra i due Paesi nel settore Difesa continuano: il governo Merz entrerà con un 40% nell’azionariato della holding Knds al centro del progetto per il carro armato franco-tedesco (con l’obiettivo di arrivare a una partecipazione paritetica con la Francia), mentre è aperta la strada per una quotazione in Borsa che varrebbe fino a 18 mld di euro. Intorno alla holding ruota lo sviluppo del Main ground combat system, il Mgcs, per la creazione del carro armato europeo del futuro.
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