Emmanuel Carrère: “La guerra in Ucraina finirà male, non torneremo ai confini di prima”
(Adnkronos) – La guerra tra la Russia e l’Ucraina “finirà male e non torneremo ai confini di prima”. A ipotizzarlo è lo scrittore francese Emmanuel Carrère che oggi ha incontrato i giornalisti a Roma, a Palazzo Grazioli, sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, per presentare il suo ultimo libro ‘Kolchoz’ in libreria in Italia con Adelphi. Un ‘romanzo familiare’ in cui ricostruisce la vita e gli ultimi giorni di sua madre Hélène Carrère d’Encausse – storica dell’Unione Sovietica prima, e della Russia poi, e segretario perpetuo dell’Académie française – ricostruendo la vicenda delle due famiglie da cui discendeva, una russa e l’altra georgiana.
Un confronto ad ampio raggio su vari temi non solo letterari ma anche legati al futuro delle crisi internazionali come il conflitto che sta insanguinando l’Ucraina. “Quello che temo – ha detto lo scrittore – è che finisca male perché la guerra è iniziata male. Sono andato molto spesso in Ucraina dall’inizio della guerra. L’ultima volta in cui ci sono stato ho girato un documentario sui treni. Intervistavamo le persone che li utilizzavano per andare da Kiev al fronte. Sono stato colpito dall’eroismo di queste persone da un lato e, dall’altro, dalla stanchezza estrema. Un sentimento quasi schizofrenico di stanchezza” sottolinea Carrère che però – ha spiegato – non pregiudica la volontà di continuare a combattere per non rendere vano il sacrificio “dei tanti soldati già morti”. In Russia – ha poi aggiunto scherzando Carrère – “non si parla più di ‘Guerra e pace’ ma di operazione speciale per la pace. Siamo certi, comunque, che non torneremo ai confini che c’erano prima della guerra”, avverte Carrère che dice la sua anche sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Ho fatto due reportage su Emmanuel Macron pubblicati sul Guardian dall’inzio del suo mandato – ha raccontato – e forse ne farò un terzo perchè è un personaggio interessante. Per il secondo, un anno fa, eravamo al G7 in Canada. C’era anche la vostra Meloni. Un tratto simpatico del suo carattere, del suo personaggio è che sia a supporto dell’Ucraina. Questo è un criterio con cui giudico i politici. Detto questo, però, non credo di conoscere abbastanza la vita politica italiana per poter fare un reportage su di lei”, ha detto Carrère rispondendo a una domanda in proposito. “Ci sono -ha spiegato parlando anche del suo lavoro – due tipologie di giornalisti: gli opinionisti e gli analisti, e poi quelli che fanno reportage sul campo. Io appartengo alla seconda categoria, vado a vedere cercando di non avere pregiudizi”, ha detto Carrere che ha aggiunto: “In febbraio sono stato in Cisgiordania per fare un reportage ma ancora non l’ho scritto. I nostri figli ci giudicheranno per l’inazione su Gaza”.
Guardando al futuro dell’umanità, però, lei è ottimista o pessimista? “Sono certo di essere terribilmente pessimista. Ho letto però qualche giorno fa un’intervista allo scrittore inglese Ian McEwan: afferma che abbiamo il dovere di essere ottimisti. Non è una scelta, è proprio un dovere. Faccio fatica a piegarmi a questa imposizione, ma penso che abbia ragione”, risponde Carrère che fa leva “sul principio dell’essere pessimisti nella riflessione e ottimisti nell’azione”. Un atteggiamento dunque votato all’ottimismo cui l’autore di ‘Kolchoz’ fa appello anche per un argomento che, di fatto, lo tocca da vicino: la crisi dei lettori che investe in modo particolare il nostro Paese. “Questo è un tema – osserva – sul quale torno a fare appello all’ottimismo di McEwan. Ho due figli maschi sulla quarantina ai quali sono riuscito a trasmettere il gusto della lettura. Mia figlia, che ha vent’anni, è molto intelligente, molto informata, ma i vettori con cui si confronta con il mondo non sono nei libri e nella letteratura. Questo mi getta in uno stato di desolazione. Però penso che il fenomeno purtroppo sia irreversibile”, conclude. (di Carlo Roma)
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