Contro gli sprechi alimentari c’è Squiseat

È partito a Bologna il progetto Squiseat (squiseat.it), che consente ai ristoratori di ridurre gli sprechi: da un lato sapendo in anticipo gli ordini, dall’altro mettendo in vendita le eccedenze a un prezzo inferiore. Un’idea nata attorno a un tavolo e che ora intende allargarsi a tutta la regione. Alberto Drusiani, CEO e Co-Founder, spiega come funziona e quali vantaggi offre.

Alberto Drusiani

Quando è nata la start up e come? 

L’idea della startup è nata a gennaio 2019 e la sua costituzione è stata a ottobre 2019. L’idea è nata al pub, attorno a un tavolo, come proposta all’evento Startup Day 2019 organizzato dall’università di Bologna. Noi eravamo quattro informatici neo-laureati e io personalmente avevo fatto il cameriere di catering durante gli studi, cosa che mi portò a proporre un’idea che potesse combattere lo spreco alimentare. Durante la selezione per Startup Day abbiamo iniziato a validare il modello, a partire da un gruppo WhatsApp e una rosticceria, scrivendo di volta in volta il menu e collezionando a mano gli ordini che ci venivano scritti via chat. La sera poi facevamo noi le consegne con il motorino. I numeri di clienti e di pubblico sono lievitati e siamo passati a Telegram, attraverso il quale abbiamo sviluppato un bot automatico che simula una sorta di piccolo e-commerce da cui poter ordinare i prodotti avanzati.

 

Qual è il modello di business?

Squiseat è un marketplace che si pone tra il settore della ristorazione e i clienti finali, permettendo ai primi di vendere i prodotti in eccedenza a metà prezzo, evitando lo spreco, e ai secondi di comprare pasti di alta qualità a metà prezzo, contribuendo alla sostenibilità. Per farla breve? Una lasagna da 8€ viene venduta a 4€ su Squiseat (se in eccedenza) e il locale ci guadagna al posto di buttare via il prodotto.

 

Quali sono gli step già realizzati e gli obiettivi per l’immediato futuro?

Abbiamo sviluppato l’app per i locali, rimosso (per ora) le consegne a domicilio per una questione di sostenibilità etica e lavorativa, stiamo sviluppando l’app per i clienti e abbiamo trovato un investitore. Abbiamo implementato un incentivo per i locali, in modo che abbiano un guadagno anche se i prodotti che hanno caricato non vendono venduti. I prossimi step sono l’acquisizione massiccia di locali su Bologna e in Emilia Romagna, l’uscita e la sponsorizzazione dell’app per i clienti, la possibilità di comprare anche prodotti freschi (a prezzo pieno) nello stesso ordine e un’ottimizzazione del processo. Vorremmo reinserire le consegne con un approccio etico, lavorando con cooperative di fattorini dipendenti e pagati adeguatamente, facendo pagare la consegna in toto al cliente.

 

Che tipo di clientela avete?

Quando facevamo le consegne erano principalmente famiglie e mamme. Attualmente sono più studenti e lavoratori in ufficio.

 

Come comunicate per attirare nuovi clienti?

La nostra comunicazione si basa sulla trasparenza e sull’intimità. Utilizziamo i social network ma anche i mezzi offline, conosciamo tutti i nostri clienti e chiediamo continuamente feedback per migliorare il servizio. Stiamo collaborando con dei micro foodblogger per l’acquisizione dei locali, fungono praticamente da ambassador.