La comunicazione che fa bene -La musica non solo fa Attivismo, è Attivismo

Un battere assordante, come in un’enorme fabbrica a ingranaggi. Rumore pieno, casse di risonanza. Sono 500, tutti allineati. Nel luogo più simbolico dell’Italia produttiva. Ma loro non producono più. Sono vuoti, per questo il loro suono è sordo. Sono lì per protestare, tengono le distanze, rispettano le regole. Ma chiedono a gran voce di essere ascoltati. Altrimenti in futuro saranno usati per contenere cianfrusaglie, robe vecchie, ricordi e non più veicolare energia, far esprimere generazioni, muovere le folle.

Sono i #bauliinpiazza, movimento per difendere una categoria, quella degli organizzatori di eventi. Ma la loro esistenza va ben oltre. Difendono il diritto di fare eventi e la musica, è noto, è un veicolo importante di messaggi, ma al contrario delle parole, la musica è uno strumento di comunicazione che si radica nell’individuo: è in grado di influire sul nostro umore e sulla nostra fisiologia, migliora le nostre funzioni cognitive, emozionali e sociali e rallenta la progressione di determinate malattie. 

La musica non è solo messaggio. È azione. E quando l’azione è “purpose driven” (guidata da una causa) diventa fenomeno sociale.

Nel 2017, Connie Lim nota anche come MILCK, in opposizione alla politica di Donald Trump, ha marciato cantando #ICantKeepQuiet e la sua “Quiet” è rapidamente passata dall’inno dell’empowerment femminile a un messaggio unificante di speranza e di protesta per tutti, giovani e meno giovani, di qualsiasi sesso, razza, religione.

Nel 2018 Donald Glover con il suo brano intitolato “This is America” – che ha totalizzato milioni di visualizzazioni su YouTube e di stream su Spotify – fa una rappresentazione cruda del razzismo e della violenza che affliggono l’America, identificando l’artista come uno dei più grandi cantautori impegnati odierni. E il suo recente album dal titolo “42.26.” continua a rappresentare un messaggio verso una società che tende a ignorare, banalizzare e a non chiamare più le cose con il proprio nome.

Dagli artisti ai produttori, il potere della musica non ha confini: dopo la morte di George Floyd, Jamila Thomas e Brianna Agyemang – due donne afroamericane che lavorano nel marketing musicale – hanno avviato una campagna di sensibilizzazione con l’hashtag #TheShowMustBePaused, che si è trasformato in un blackout plebiscitario, ben oltre il settore musicale,  sotto l’hashtag #BlackoutTuesday e l’invito a postare immagini nere in segno di dissenso, spingendo le aziende a ripianificare i loro eventi: ad esempio Google ha ritardato il rilascio dell’ultima versione di Android e Sony ha rinviato il lancio della PlayStation 5.

Non c’è dubbio, dunque. La musica ha un potere fattuale, è un atto perlocutorio (cioè nel dire, fa sentire e esorta al fare) e questo almeno fin dagli anni della Controcultura. Quello che è meno evidente è come le aziende se ne stiano servendo. Nel 2018 Ford Motor Co. ha presentato il suo Ford Explorer coinvolgendo l’artista Prince EA.

Per chi non lo conoscesse, Prince EA, dopo una carriera hip hop poco fortunata, nel 2009 decide di formare un movimento chiamato “Make ‘SMART’ Cool” (SMART è l’acronimo di “Sophisticating Minds And Revolutionizing Thought”) con l’obiettivo di  “promuovere l’intelligenza per tutti, ovunque e integrarla con l’hip-hop.

Creare e nutrire, senza discriminazioni o preferenze, una comunità di individui dal pensiero libero con l’unico scopo di promuovere gli ideali di educazione, intelligenza, unità e creatività in tutto il mondo”. Il testo che Prince EA redige per Ford include un appello agli americani a uscire, abbandonare gli schermi di pc e smartphone e prendersi giorni di vacanza per partire in viaggio (preferibilmente con un nuovo SUV Ford Explorer).

È comprensibile che il desiderio di usare il potere della musica per veicolare il proprio posizionamento verso la sostenibilità ambientale e sociale da parte dei brand sia grande. Ora è tutta questione di deontologia.

 

Elena Grinta

 

BEINTELLIGENT – EG Media SB

EG Media SB, società di servizi alle imprese, brand-owner di Beintelligent, è una start-up innovativa for benefit, nata da un lato per informare i consumatori che vorebbero capire i veri valori e la reale posizione dell’azienda che fa pubblicità sulla propria responsabilità sociale e ambientale; dall’altro valorizzare i marchi sostenibili e la loro ‘missione’, incoraggiandoli a continuare il loro lavoro. Le imprese che operano in modo veramente sostenibile infatti desiderano essere riconosciute come tali da tutte le parti interessate e distinguersi dai concorrenti.  Con il supporto del Politecnico di Milano, EG Media SB ha sviluppato una soluzione di Intelligenza Artificiale in grado di verificare la coerenza dei messaggi pubblicitari, al fine di garantire tutte le imprese che vogliono veicolare l’attendibilità dei loro contenuti e contemporaneamente rassicurare milioni di consumatori che desiderano comprare da aziende affidabili.