Il Ritorno del Pubblivoro – Oltre i fatidici 30 secondi

Oggi esaminiamo due comunicazioni nate per il web che si prendono il tempo per raccontare e dimostrare che, se ci sono i contenuti, le persone sono disponibili a guardarli anche se superano i fatidici 30” o il minuto.

Iniziamo con Caffè Borbone che insieme a The Jackal mette in campo un’operazione di comunicazione molto interessante. La scelta vincente sta nel far entrare il prodotto nella satira del famosissimo gruppo umoristico e nel non fare, come al solito, il contrario. Infatti, nella maggior parte dei casi si chiede a chi ha una identità ben precisa su YouTube di abbandonarla parzialmente per entrare nel brand da promuovere. In questo modo si effettua una piccola forzatura che viene percepita da segue il personaggio chiamato in causa abitualmente, con il risultato inevitabile dell’emergere della finzione e della mercificazione dell’immagine del testimonial. Mercificazione legittima e sacrosanta che, però, per la prima grande legge dei social piace poco al pubblico.

In questo caso l’operazione è riuscita molto bene. The Jackal sono a proprio agio nel loro format e il prodotto appare come il product placement nel cinema in maniera particolarmente efficace. Tanto che tra le parodie delle diverse pubblicità proprio quella relativamente al Caffè Borbone risulta la più piacevole e riuscita. La scrittura è divertente e contemporaneamente mette in risalto le qualità del prodotto. L’esagerazione dell’estasi di fronte al caffè, tanto da non far capire più nulla al protagonista, esalta il prodotto senza cadere nel grottesco. 

Interessante anche la proposta di Diesel che con “Francesca” mantiene la propria comunicazione sul tema dello stupire esaltando la diversity e utilizza quest’ultima per l’affermazione di sé, come dichiarato dal claim che da sempre accompagna l’azienda “For successful living”. La narrazione sembra svolgersi interamente sulla realizzazione del desiderio di cambiare genere ma sorprende svelando che la vera ambizione dove la trasformazione da uomo a donna è solo una tappa intermedia. Intrigante come il simbolo della croce venga rappresentato in cinque modi diversi prima del finale a sorpresa, come le briciole di pane di Pollicino guidano lo spettatore verso casa. Questi indizi rendono plausibile il finale apparentemente impossibile e tutta la narrazione vera. La fotografia è molto bella, cinematografica, la colonna sonora particolarmente azzeccata. Forse la qualità dell’esperienza visiva e musicale unita ad un’idea di finale molto forte lascia la narrazione del cambio di genere senza grandi accadimenti, senza uno sviluppo narrativo vero e proprio. Con il rischio dell’abbandono del video in attesa di un finale scontato che invece scontato non è.