BUTAC, in missione contro le bufale

«Cerchiamo di scovare quelle che sono le false informazioni veicolate online, ma anche sui giornali e in televisione, e proviamo a “sbufalarle” o renderle più chiare»: questa è la mission dichiarata di BUTAC.it, dove “BUTAC” sta per “Bufale un tanto al chilo”. Il bolognese Michelangelo Coltelli, Admin e Founder di BUTAC.it, racconta a Touchpoint Today motivazioni e difficoltà di questo progetto impegnativo. 

Michelangelo Coltelli

Come è nato BUTAC?

Ho aperto il blog nel 2013 quando, avendo un figlio piccolo, mi sono reso conto che persino nel giro di amici più intelligenti giravano sciocchezze riguardo la salute dei bambini… dalla collanina d’ambra per la dentizione ai vaccini omeopatici. Una serie di imprecisioni e bufale che potevano essere pericolose, tanto più che sono cresciuto con una mamma che lavorava nell’ambito della medicina e io per il mio background di consulente informatico conoscevo la rete molto bene. Quindi ho cominciato a fare ricerche “anti bufale” per gli amici, poi la cosa è sfuggita di mano… Io ora ho due lavori, faccio il gioielliere seguendo l’attività di famiglia che ha 200 anni e sono anche amministratore condominiale, due cose che non hanno nulla a che fare con la rete anche se ci ho lavorato per 20  anni. BUTAC è una sorta di servizio civile. 

 

Quindi BUTAC non si ripaga da solo?

In alcuni casi sono stato contattato da aziende che mi hanno ringraziato per il lavoro svolto ma nessuna si è mai proposta di sponsorizzare dei post e sinceramente se me lo proponessero aziende di comunicazione, ad esempio servizi per il web, potrei accettare, ma sarebbe più improbabile per prodotti della grande distribuzione perché perderei la mia autonomia. Accetto donazioni che però coprono a fatica i costi del sito: in questi 8 anni di blog ho ricevuto diverse querele e, anche se ci sono stati avvocati che si sono offerti pro bono, le spese vanno comunque pagate. Trasformare BUTAC in un lavoro sarebbe impossibile, vorrebbe dire accettare dei compromessi che BUTAC non può permettersi di fare. 

 

Quante querele ricevi?

In media una decina l’anno, la maggior parte delle quali vengono archiviate d’ufficio. Nel 2019 solo una non ha avuto l’archiviazione.  

 

Quali sono i casi che ti hanno fatto conoscere di più al pubblico?

Le due vicende che mi hanno portato più notorietà sono state la battaglia sulle vaccinazioni e quella sull’olio di palma. Abbiamo cercato di fare corretta informazione e, in particolare nel caso dell’olio di palma, siamo stati i primi a occuparcene, contattando anche il WFF per avere informazioni serie. Anche se è sparito lo stesso dai supermercati, vado comunque fiero di questa battaglia. 

 

Come pensi si possa risolvere il problema delle fake news?

Purtroppo il problema non è limitato alle fake news, ma si tratta di un vero e proprio information disorder, una malattia grave che porta a manipolare l’opinione pubblica in maniera seria. Io posso svolgere questa attività a livello di “tempo libero” perché ho altre fonti di guadagno, ma voglio poter un giorno dire ai miei figli, che oggi hanno 8 e 5 anni, che ci ho almeno provato. 

 

La fascia di età dei più giovani è quella più a rischio?

Ho amici con figli adolescenti che mi hanno chiamato disperati in alcune situazioni, come con la diffusione di “Blue Whale” o della sfida “Skullbreaker”… fatti pericolosissimi perché creano un effetto emulazione: più se ne parla più i ragazzi prendono ispirazione, quindi sono post che andrebbero bloccati sul nascere e certo non condivisi sui vari social. 

C’è una diseducazione digitale impressionante nel nostro Paese. In concreto per le generazioni sopra i 50-60 anni non si può fare molto, ma vanno invece riformati i programmi scolastici inserendo dei corsi di educazione digitale. 

 

Oltre al blog, quanto ti impegna BUTAC?

Ho fatto per 4 mesi un programma, Fake, sul canale NOVE, ma confesso che quando a gennaio sono andati avanti con un altro team su Milano per me è stato un sollievo perché, essendo comunque BUTAC un “hobby” era complicato da gestire. Vengo spesso invitato anche a convegni e nelle scuole. 

 

Quante segnalazioni stai ricevendo sul Covid-19?

Una tonnellata, di ogni genere, da video allarmistici ad articoli di giornale a chiare prese per i fondelli, sono giorni che si parla solo di Covid-19 nelle segnalazioni generiche. Per fortuna i lettori abituali di BUTAC evitano e mi danno altra roba su cui scrivere! In ogni caso BUTAC in quanto consulente di FNOMCeO ha sempre la consulenza di medici a portata di mano. Quindi quando serve chiedo a loro o a Pietro Arina che è il medico autore di BUTAC.