Il Ritorno del Pubblivoro – Un brindisi alla creatività

Promuovere prodotti come gli alcolici, che potenzialmente possono nuocere alla salute, è sempre un’impresa ardua.

Giampaolo Rossi (giampaolorossi.it)

Questo spinge i creativi a muoversi su confini inesplorati o con scelte coraggiose. Una per tutte la pubblicità di Heineken con Jackie Stuart che, per tutto lo spot, rifiuta la birra perché deve guidare. Quando si arriva alla negazione dell’utilizzo del prodotto promosso si ha l’impressione di averle viste tutte, invece la bellezza della creatività è che si muove su uno spazio illimitato dove il tempo sposta immaginari e si muove in contesti sempre diversi.

Oggi inauguriamo la rubrica “Il ritorno del Pubblivoro” analizzando due pubblicità di vino che si muovono su stimoli creativi completamente diversi.

Partiamo con Tavernello, che promuove il suo Tavernello Frizzante con “L’estate cambia musica”. L’azienda, conosciuta da sempre come produttrice di vino in Tetra Pak, vuole pubblicizzare il vino bianco e rosato frizzante in bottiglia. L’idea è di partire dalla principale differenza tra la fruizione del vino in cartone e quella del vino in bottiglia, ovvero l’atto dello stappare. Atto di partenza della ritualità che accompagna il consumo edonistico del vino. Il rumore del tappo che esce dal collo della bottiglia è il vero protagonista di questa pubblicità, diventando il ritmo percussivo su cui si basa la colonna sonora dello spot. La cornice visiva in cui si sviluppa lo spot è un alternarsi di situazioni, ambienti e scenari diversi che hanno in comune l’eleganza, lo stile e uno stato sociale medio alto, forse anche un po’ troppo patinato, come a suggerire lo standing del prodotto. Ottimo il richiamo alla natura e all’alimentazione sana, che trasmettono una sensazione di benessere diffuso.

Scelta diversa da parte del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, che mette al centro l’esperienza sensoriale della degustazione del vino trasformando le sensazioni in parole poetiche che vengono tradotte in immagini fortemente evocative. L’idea che attraverso il gusto si possa essere catapultati in Sicilia è un’ottima trovata, in pieno stile Ratatouille di Pixariana memoria. Ma il passaggio in questo spot, probabilmente troppo breve, è ancora più forte perché proietta lo spettatore in una situazione onirica, quasi paradisiaca. Il vino acquisisce quindi questo potere di portarti in una dimensione di grazia riprendendo i colori, i profumi e le immagini della Sicilia.

Due pubblicità molto diverse ma riuscite entrambe grazie alla scelta di utilizzare l’amplificazione dei sensi come l’udito, l’olfatto e la vista ma senza usare in maniera diretta il gusto che, razionalmente, dovrebbe essere il punto di partenza per promuovere un prodotto destinato al palato. Se non è creatività questa…