La Mostra del Cinema di Venezia guarda al reale, documentari in ascesa e serie in ritirata

(Adnkronos) –
Documentari in ascesa, serie in ritirata. È uno dei segnali più evidenti dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, il cui programma è stato presentato ieri durante la conferenza stampa ufficiale. Quest’anno la kermesse si tuffa nel reale con 26 documentari (di cui uno è un cortometraggio), a partire da quello che sta già facendo parlare di sé: ‘Joie de vivre’, il monumentale doc di 7 ore firmato da Luca Guadagnino e dedicato a Bernardo Bertolucci. E le serie? Solo una: ‘Peccato’, ideata, scritta e interpretata da Emanuela Fanelli, che torna al Lido dopo il successo della conduzione delle cerimonie di apertura e chiusura della scorsa edizione. In molti si aspettavano di vedere la seconda stagione di ‘The Studio’, la serie Apple Tv di e con Seth Rogen: lo scorso anno l’attore era stato avvistato al Lido alla ricerca delle location per i nuovi episodi, come aveva raccontato all’Adnkronos. Il Lido però non lo vedrà ritornare. Un ‘peccato’ per dirla alla Fanelli. Perché, da un po’ di anni a questa parte, la Mostra è diventata anche la casa di serie che hanno saputo lasciare il segno. Lo scorso anno ‘Portobello’ di Marco Bellocchio sul caso Tortora e ‘Il Mostro’ di Stefano Sollima sul Mostro di Firenze. Ma anche ‘M – Il figlio del secolo’ con Luca Marinelli nei panni di Mussolini: titoli che continuano a risuonare nel dibattito pubblico, capaci di riattivare memorie, controversie e domande ancora aperte. Negli anni inoltre hanno lasciato il segno ‘Scene da un matrimonio’ con Oscar Isaac e Jessica Chastain (c’è chi ancora si ricorda il loro tappeto rosso quando lui ha baciato l’interno del braccio della sua amica e collega, un gesto diventato subito virale sui social), ‘The New Pope’ di Paolo Sorrentino con Jude Law e John Malkovich (che quest’anno torna alla Mostra nel film in Concorso ‘Wild Horse Nine’ di Martin McDonagh) e ‘ZeroZeroZero’ di Stefano Sollima sull’impero della cocaina tra cartelli messicani e colombiani e la ‘ndrangheta. 

Se le serie hanno funzionato così bene, come mai Venezia 83 ne ha in programma solo una? A chiarirlo è stato il direttore Alberto Barbera: “Ne abbiamo ricevute poche e poco convincenti, rispetto agli altri anni. Parliamo di serie d’autore, che è ciò che ci interessa. Mi sono sentito di invitare un’unica serie, atipica da molti punti di vista: quella di Emanuela Fanelli, che è autrice, sceneggiatrice e interprete. L’ha concepita, scritta e interpretata”. Una scelta che nasce anche dalla volontà, aggiunge il direttore, “di lasciare spazio a tantissimi documentari molto belli, ai quali non volevo rinunciare”. Tra i più attesi, oltre a quello di Guadagnino, c’è quello su Elon Musk (di quasi 4 ore) di Alex Gibney, dal titolo ‘Musk’, ma anche il primo lungometraggio italiano realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, dal titolo ‘Be Brave’. Diretto da Francesco Carrozzini, il doc si concentra sulla figura di Renzo Rosso, il fondatore di Diesel. E dura solo 1 ora e trenta minuti circa, un cortometraggio in confronto allo standard di questa edizione. Così come quello di Russell Crowe (di quasi due ore): attraverso ‘What Love Builds’ l’attore, regista e cantante regalerà agli spettatori una lunga confessione ripercorrendo la sua carriera nel mondo del cinema e quella musicale. Ultimo ma non ultimo il documentario sugli Oasis: i fratelli Gallagher hanno promesso a Barbera che sbarcheranno al Lido per presentare in anteprima ‘Oasis: Don’t Look Back In Anger’. Un momento pronto a scrivere una pagina indimenticabile della storia della Mostra.  

Un altro elemento da sottolineare è la quasi totale assenza dei grandi studios hollywoodiani, con la sola eccezione di Disney, presente quest’anno con il documentario sugli Oasis e con ‘Wild Horse Nine’ in Concorso. “Non ci sono i grandi film hollywoodiani. La risposta purtroppo è molto semplice. Se ci fossero stati, li avremmo invitati”, ha spiegato Barbera. L’unico titolo pronto, spiega, era ‘Digger’ di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise, in uscita a inizio ottobre e considerato un film da festival. “La Warner Bros. ha deciso di non esporlo in nessun festival del mondo prima della distribuzione commerciale”. L’altro film atteso era ‘Le avventure di Cliff Booth’ di David Fincher, con Brad Pitt, sequel di ‘C’era una volta a…Hollywood’ di Quentin Tarantino: “Ha avuto dei ritardi nella lavorazione per problemi personali” e non è stato completato in tempo per Venezia. Barbera inoltre ha confermato le indiscrezioni su ‘The Social Reckoning’ di Aaron Sorkin, sequel di ‘The Social Network’ con Jeremy Strong, Mikey Madison e Jeremy Allen White: “Devono rigirare alcune sequenze all’inizio di agosto, e questo rende impossibile completare il film in tempo per la Mostra”. Il direttore Barbera allarga poi lo sguardo alla situazione generale: “È un momento di difficoltà per i grandi Studios mondiali, un momento di trasformazione, di ricerca di una nuova identità nella difficoltà di imporre titoli sul mercato globale”. Il risultato è evidente: “Non c’erano grandi film hollywoodiani a Cannes, non ce ne sono a Venezia e non ce ne saranno nei festival dei prossimi mesi”. Barbera però guarda al futuro: “L’anno prossimo, sulla carta, si annuncia molto più ricco e promettente di quest’anno”. E sottolinea che, nonostante l’assenza degli studios, la Mostra non sarà priva di cinema americano: “Abbiamo presenze interessanti di cineasti e produttori indipendenti americani, che non sono meno rilevanti di quelle che erano le produzioni degli Studios negli anni passati”, ha conclude. 

spettacoli

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Segui la diretta di:

Latest news