Sempre più aiuti di Stato in Europa, gli shock economici hanno spinto le politiche industriali interventiste
(Adnkronos) – Nelle pieghe del Bollettino economico della Bce, c’è una notizia: gli aiuti di Stato in Europa sono sempre di più. In un riquadro, titolato ‘Aiuti di Stato nell’UE: un panorama in evoluzione’, gli economisti di Francoforte fanno un’analisi accurata del fenomeno, arrivando a porre una domanda, che definiscono “cruciale”: gli aiuti di Stato servono a raggiungere gli obiettivi condivisi dell’Unione europea?
La premessa da cui parte l’approfondimento è che “negli ultimi anni la spesa per gli aiuti di Stato nell’UE è bruscamente aumentata, sospinta dagli shock economici e dalla ripresa a livello mondiale di politiche industriali interventiste”. Ciò, si fa notare, “ha innescato un dibattito più ampio, in cui coloro a favore dell’intervento pubblico ne sottolineano la necessità per far fronte ai fallimenti del mercato e alle vulnerabilità strategiche mentre i critici mettono in guardia dai connessi rischi di inefficienza, ricerca di posizioni di rendita e frammentazione del mercato”. Dal punto di vista della BCE, gli aiuti di Stato richiedono attenzione in virtù delle loro conseguenze sulle politiche di bilancio, sull’allocazione delle risorse e sulla concorrenza”.
Gli aiuti di Stato, ricorda la pubblicazione della Banca centrale, “includono gli interventi pubblici che forniscono sostegno finanziario alle imprese o conferiscono un vantaggio selettivo. Tali misure sono generalmente vietate dall’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in quanto possono generare distorsioni della concorrenza nel mercato unico. Il Trattato, tuttavia, consente alcune deroghe. Per essere compatibili con il mercato unico, gli aiuti di Stato devono agevolare lo sviluppo di un’attività economica senza alterare le condizioni di scambio tra Stati membri in misura contraria all’interesse comune”.
Il conflitto in Medio Oriente, evidenziano gli economisti della Bce, “ha indotto la Commissione ad adottare un nuovo quadro temporaneo, che crea condizioni più agevoli per la concessione, da parte degli Stati membri dell’UE, di aiuti ai settori più gravemente colpiti. Anche l’orientamento degli aiuti di Stato è cambiato, spostandosi, tra le altre cose, verso priorità di sviluppo industriale più ampie”. Storicamente, ricordano, “il sostegno si è concentrato sull’innovazione, sulla coesione territoriale e sui vincoli finanziari delle imprese più piccole”. Più di recente, invece, “è cresciuto il supporto finalizzato a obiettivi connessi con la tutela ambientale, inclusa la decarbonizzazione, oltre che con la competitività industriale e la resilienza strategica”. E questo perché “le iniziative politiche dell’UE come il regolamento europeo sui chip, il regolamento sull’industria a zero emissioni nette e, più recentemente, il patto per l’industria pulita e la proposta di regolamento sull’accelerazione industriale, hanno modificato il quadro di riferimento per la concessione degli aiuti di Stato a sostegno della decarbonizzazione, della sicurezza energetica e della competitività”. In particolare, “gli aiuti connessi all’energia sono cresciuti in misura significativa, riflettendone l’importanza strategica nel contesto degli elevati prezzi dei beni energetici e dei gravi shock che hanno colpito l’economia dell’UE”.
Detto che “nell’UE gli aiuti di Stato sono aumentati, diventando sempre più flessibili e allineati alle mutate priorità politiche europee”, gli economisti della Bce arrivano alla domanda chiave: “In una fase in cui la politica industriale acquista rilevanza a livello mondiale e l’UE negozia il proprio quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034, tali andamenti sollevano interrogativi cruciali su come gli aiuti di Stato possano efficacemente contribuire agli obiettivi condivisi dell’UE e alle nuove priorità politiche, tutelando nel contempo la concorrenza all’interno del mercato unico e la sostenibilità dei conti pubblici”. La risposta è rimandata all’analisi dei risultati che produrrà la svolta di questo ultimo periodo e, con ogni probabilità, non metterà d’accordo statalisti e mercatisti neanche questa volta. (Di Fabio Insenga)
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