Energia: Fire, flessibilità energetica, l’Italia è pronta
(Adnkronos) – L’Italia dispone già delle tecnologie e delle competenze necessarie per rendere il sistema energetico più efficiente, resiliente e meno costoso. Ciò che manca è un quadro regolatorio stabile che permetta di valorizzare pienamente la flessibilità energetica. È quanto emerge dal nuovo studio ‘Flessibilità nella gestione dell’energia’, realizzato da Fire – Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia attraverso un’indagine che ha coinvolto 375 professionisti del settore energetico e 28 esperti rappresentativi di operatori di rete, imprese, centri di ricerca e organizzazioni internazionali.
Il Report è stato presentato oggi in occasione del convegno ‘La flessibilità energetica’, a Roma, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dei gestori di rete, delle imprese e degli operatori del settore energetico per discutere il ruolo della flessibilità nella transizione energetica. Lo studio Fire, finanziato dal Bette Mebane Fellowship Grant, evidenzia come la flessibilità – ovvero la capacità di adattare consumi, produzione e accumulo di energia alle esigenze del sistema elettrico – sia destinata a diventare un elemento essenziale per gestire la crescita delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei consumi e l’aumento della domanda di energia.
“Non si tratta di una tecnologia del futuro, ma di una necessità operativa del presente – sottolinea Dario Di Santo, direttore Fire – La flessibilità consente di utilizzare meglio le infrastrutture esistenti, ridurre i costi di bilanciamento della rete, limitare gli sprechi di energia rinnovabile e rafforzare la competitività del sistema produttivo. È una risorsa fondamentale per consentire alle imprese e agli enti di trarre il massimo dalla generazione locale e ridurre i propri costi”.
Dall’indagine emerge che: la riduzione dei costi energetici e una maggiore indipendenza energetica rappresentano al momento i principali driver di investimento per imprese e organizzazioni; i sistemi di accumulo termico sono ancora poco considerati, nonostante il potenziale economico molto interessante; la partecipazione ai mercati della flessibilità e del demand response resta limitata nonostante un forte interesse da parte degli operatori; l’incertezza normativa è indicata come il principale ostacolo allo sviluppo del settore, davanti ai costi di investimento e agli aspetti tecnologici; sistemi di accumulo e digitalizzazione sono considerati gli strumenti prioritari per accelerare la transizione; circa la metà degli intervistati considera la flessibilità una componente indispensabile del sistema energetico del futuro.
Secondo Fire, la flessibilità non può più essere considerata un semplice servizio tecnico o un mercato di nicchia: “La capacità di modulare consumi e produzione energetica è ormai una risorsa strategica per la sicurezza energetica, la competitività industriale e la decarbonizzazione. Il costo dell’inazione rischia di tradursi in maggiori costi di rete, maggiore dipendenza dalle fonti fossili e spreco di energia rinnovabile”.
Fire individua quattro priorità per il prossimo ciclo legislativo e regolatorio: pubblicare entro il 2026 una roadmap nazionale pluriennale sulla flessibilità energetica, predisposta dal Mase con Arera e Terna; completare entro il 2027 il passaggio dei mercati locali della flessibilità da fase sperimentale a strutture permanenti; semplificare l’accesso ai programmi di demand response e ridurre gli oneri amministrativi per imprese e aggregatori; riformare gli incentivi per accumulo e digitalizzazione premiando i risultati ottenuti per il sistema energetico e non la sola installazione delle tecnologie. “Le tecnologie esistono già. In molti casi non servono nuove leggi, ma coordinamento istituzionale, visione strategica e stabilità regolatoria. La flessibilità è una delle leve più rapide e meno costose per accompagnare la transizione energetica italiana”, ha concluso Di Santo.
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