Il cartello del Padiglione russo che spiega la chiusura alla Biennale Arte
(Adnkronos) – Non è sulla porta d’ingresso, non accoglie il visitatore all’arrivo. È affisso su una parete laterale del Padiglione Russo ai Giardini della Biennale di Venezia, accanto ai monitor che trasmettono le registrazioni delle performance artistiche realizzate tra il 6 e l’8 maggio scordo. Eppure, probabilmente, è uno dei testi più politici esposti quest’anno alla Biennale Arte. Il cartello recita: “Come previsto e annunciato, per l’impossibilità ai sensi del Reg. UE 833/2014 ( erroneamente è stato indicato il numero ‘833214’, ndr) di incaricare un professionista iscritto agli albi che depositi titoli per l’apertura al pubblico, dal 9 maggio l’accesso al padiglione non è consentito. Tuttavia è possibile vedere le registrazioni delle esibizioni degli artisti nei video esposti e online”.
Il visitatore lo incontra dopo aver già constatato che il padiglione della Federazione Russa è chiuso. I monitor funzionano, le immagini scorrono, le opere esistono e sono visibili. Ma l’edificio resta inaccessibile.La spiegazione è tuttavia singolare. Il riferimento è al Regolamento europeo 833/2014, il principale strumento normativo che disciplina le sanzioni economiche adottate dall’Unione Europea nei confronti del governo di Mosca dopo l’aggressione all’Ucraina. Nel cartello, però, il regolamento viene collegato a una conseguenza molto concreta e apparentemente tecnica: l’impossibilità di incaricare un professionista abilitato a depositare la documentazione necessaria per l’apertura al pubblico.
Ma il caso è tutt’altro che chiuso, nonostante il cartello affisso, come documentato dall’Adnkronos. Mentre ai Giardini si cerca di spiegare ai visitatori le ragioni dell’inaccessibilità del padiglione, a Bruxelles prosegue il confronto tra la Commissione europea e la Fondazione Biennale di Venezia. Secondo fonti europee, la Commissione ha recentemente inviato una terza lettera chiedendo ulteriori chiarimenti sulla partecipazione russa alla 61/a Esposizione Internazionale d’Arte. Nella missiva vengono riproposte questioni già affrontate nelle precedenti comunicazioni e vengono richieste risposte più dettagliate sui punti rimasti aperti. La Biennale dispone di trenta giorni per replicare. Particolarmente severa era stata la seconda lettera, inviata il 9 maggio, pochi giorni dopo l’apertura della manifestazione. In quell’occasione la Commissione aveva ribadito la propria contrarietà alla presenza del Padiglione Russo e aveva richiamato la possibilità di sospendere o revocare il finanziamento europeo destinato alla Biennale per progetti legati al mondo del cinema qualora fossero accertate violazioni delle normative comunitarie. A quella seconda lettera la Biennale ha già risposto lo scorso 3 giugno. A breve da Venezia partirà una risposta aggiuntiva di chiarimenti. (di Paolo Martini)
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