La Rivoluzione Analogica – Pensare il dopo

Un certo tipo di comunicazione è basata sul far vedere gli effetti benefici di un prodotto. Con il prodotto che ti propongo sparisce la macchia, il mal di stomaco, il mal di testa e in qualche caso anche le tue frustrazioni.

In occasione di questa pandemia l’effetto collaterale che molti temono sono le ripercussioni sul proprio lavoro e sulle proprie finanze, nonché la preoccupazione di non poter continuare a comprare i prodotti che risolvono i problemi. In questo caso credo che la classe dirigente del paese stia facendo un grosso errore.

Il problema è sotto gli occhi di tutti, quella che nessuno prospetta in termini finanziari è la soluzione. Non parlo delle soluzioni a breve termine, i seicento euro, gli investimenti, il blocco degli oneri dei singoli o delle persone giuridiche. Parlo di una progettualità, di una visione.

©Maarten van den Heuvel on Unsplash

Per favore raccontateci di una visione di questo Paese dopo il coronavirus. Fate un po’ di comunicazione vera. Diteci che da classe dirigente sapete dove volete andare, che direzione volete prendere.

Diteci qual è il Paese che avete immaginato per il dopo. Non ditemi che è il ritorno alla normalità perché dalla normalità siamo distanti da settant’anni. Buona testimonianza è la reattività di alcuni paesi rispetto al nostro.

Esiste un “think thank” di menti, di tecnici, di esperti, di visionari? Oppure abbiamo portato tutte le menti migliori fuori dal Paese a insegnare nelle università anglosassoni? Li abbiamo mandati a fare ricerca all’estero? Abbiamo la possibilità di fare una squadra che comunichi cosa dovremo fare quando tutto quest’affare della pandemia sarà finito? Insomma, volete decidervi a comunicare qualcosa che non sia “resta a casa”? “Io Resto a casa”… l’eroismo di alcuni… sono il presente.

Le aziende che comunicano quanto brave sono a prendere precauzioni e a farci avere i prodotti e i servizi di cui abbiamo bisogno sono il passato. È possibile per una volta avere una vista e una comunicazione che superino la punta delle nostre scarpe? Sono vent’anni che insistiamo nel far vedere nei siti di aziende e agenzie “la mission” e “la vision”. Solo oggi si è capito che di “vision” non ce ne sono, forse non ce ne sono mai state. Il futuro esiste sullo sfondo di un’Italia bella e indifferente.

Mentre siamo fagocitati in una babilonia che si agita nel caos delle metropoli deserte e delle case popolate diamoci da fare. Abbiamo il tempo per fare progetti finalmente. Potremmo comunicare e avere a portata di mano l’Italia della magnificenza, dell’armonia, della ricchezza interiore, del prestigio e della conservazione.

Oppure vogliamo ritornare a quell’Italia del benessere inquieto ed esibito? Quella del frenetico presente, che si arrocca nei suoi riti faticosi e nervosi; quella che non vuole più saperne di vedere il futuro. La comunicazione rappresenta la speranza di presentare un nuovo progetto che non deve essere scartato, dimenticato, lasciato solo.

Il futuro post pandemico esiste e pretende l’attenzione che gli compete. Lì è il deposito delle nostre speranze e del nostro futuro, del nostro spirito, della grandezza di essere l’Italia, la seconda potenza industriale europea e l’ottava nel mondo.

Pensare il futuro e comunicarlo, ecco il luogo dell’orgoglio e dell’appartenenza. Ecco l’assertività non strillata basata sulla paura. Fino a ora il progetto di futuro è stata un’assenza. “Il futuro” da oggi è un nuovo brand che reclama nuove attenzioni, è a portata di mano.

Il progetto, l’idea e la sua comunicazione sono lo scrigno che finalmente è a un passo da noi. Lo sviluppo sociale passa per una visione, per un progetto, per un’idea. Il presente è già passato e noi stiamo arrivando disarmati all’appuntamento col futuro.   

 

Gianfranco Moraci. Sono siciliano e faccio il copywriter. Non facciamone un caso.
Lavoro e ho lavorato per agenzie di comunicazione nazionali e multinazionali, ma anche come consulente di comunicazione freelance per aziende italiane, internazionali ed Enti Pubblici.
Attualmente sono nomade tra Milano, Roma e la Sicilia. Mi alterno tra la coltivazione dell’orto e il terziario avanzato; tra la raccolta delle melanzane in campagna e le campagne per nuovi e vecchi media in città.
Ho lavorato a campagne internazionali e a Roma ho diretto il reparto creativo di importanti agenzie nazionali e internazionali.
Attualmente sono stato accolto amorevolmente da Milano e spero che possiate divertirvi a leggere le mie inutili divagazioni accolte dagli amici di Touchpoint.

Segui la diretta di: