Ai, la corsa ai data center negli Usa rallenta mentre Google prova ad accelerare

(Adnkronos) –
La corsa ai data center costringe le Big Tech a mosse senza precedenti. Alphabet, la società madre di Google, raccoglierà fino a 80 miliardi di dollari in equity per costruire i suoi centri di calcolo, ma in America comincia a diventare evidente come a investimenti imponenti non corrispondano necessariamente passi in avanti per la realizzazione di queste strutture, tra colli di bottiglia nella supply chain, ostacoli autorizzativi e problemi energetici. Intanto le proteste contro i data center sono il centro della rivolta di molti americani contro l’Ai: sempre più comunità locali si stanno opponendo con moratorie e divieti di costruzione. Secondo Jp Morgan oltre il 60% della capacità dei data center il cui completamento è previsto per il 2027 non è ancora in fase di cantiere; un altro 7% dei progetti è in ritardo. 

“A causa dell’enorme incertezza su quanti data center vedranno effettivamente la luce e su quanto carico sarà allacciato, molti iter si sono in un certo senso paralizzati”, ha spiegato Josh Rhodes, esperto di energia presso l’Università del Texas ad Austin, al Wall Street Journal, che racconta come tra le sfide principali per le aziende ci sia l’approvazione dai gestori di rete per allacciare i data center al sistema. Anche in Italia la ‘saturazione’ della rete elettrica è un tema importante. Secondo l’Osservatorio data center del Polimi, in Italia si fa fatica ad andare oltre Milano, dove si concentrano oltre due terzi della potenza energetica nazionale.  

Molti vedono in Google uno dei colossi più attivi nel cercare di aggirare i colli di bottiglia: oltre ad aver sfidato le Gpu di Nvidia con le sue Tpu, ora è l’unico colosso tech a possedere una società energetica grazie all’acquisizione, per 4,75 miliardi di dollari, di Intersect. Si tratta di uno sviluppatore di impianti eolici e solari che ha deciso di dedicarsi principalmente a progetti a supporto dei data center.  

Nella nuova operazione di Aphabet dieci miliardi li mette Berkshire Hathaway, la società di Warren Buffett, il che aiuta il colosso tech a legittimare la decisione davanti ai mercati. La scelta di tempo non sembra casuale, o perlomeno può avere dei benefici: con la stagione delle grandi Ipo a Wall Street è partita la gara per assorbire prima possibile un po’ della liquidità del mercato. Quella di Google è una mossa storica per le grandi corporation americane, soprattutto a queste cifre. Il tutto avviene a fronte di investimenti previsti, da parte della stessa Mountain View, da almeno 180 mld di dollari nel 2026 (670 considerando anche le altre Big Tech). 

Secondo diverse letture (tra cui quella del Wall Street Journal) l’approccio di Google comincia a far intravedere strade nuove che possono permettere alle Big Tech di accelerare sui data center. La stessa scelta dell’equity è costata cara ad Alphabet, con il titolo che ha perso il 3,9%, ma secondo alcuni analisti la scelta di non affidarsi al debito (come Google ha sempre fatto) è stata dettata dalle lezioni degli ultimi mesi, come nel caso di Oracle. Gabriel Debach, analista di eToro, ricorda che la società di Larry Ellison ha scelto proprio il debito, causando le preoccupazioni sul profilo creditizio e il nervosismo delle agenzie di rating. Secondo Debach “il rischio di capex maggiori è presente se i colli di bottiglia non diminuiscono. Nonostante l’euforia che circonda la narrativa AI, i capex spaventano sempre gli investitori. Ma non l’ecosistema”. 

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