C Point – KesselsKramer: quanto vorrei fosse solo un’altra delle “loro”

La notizia del fallimento di KesselsKramer mi arriva via social e, per qualche minuto, sembra impossibile prenderla sul serio. Non tanto per la natura dell’evento, quanto per il soggetto: un’agenzia che ha costruito la propria identità proprio sull’ambiguità tra realtà e provocazione, sullo spiazzamento come linguaggio, sull’ironia come struttura narrativa.

Poi però le conferme iniziano a sovrapporsi.

È qui che la storia smette di essere storytelling e diventa realtà, anche se continua a sembrare scritta da loro.

La cosa che rende tutto ancora più straniante è che la comunicazione è arrivata direttamente da loro, attraverso un post pubblicato sui canali ufficiali dell’agenzia. Un annuncio che, proprio per il loro storico modo di intendere la comunicazione, inizialmente sembra quasi irreale: come se potesse essere l’ennesima provocazione costruita ad arte. Ma questa volta non lo è. Alle dichiarazioni dell’agenzia si affiancano infatti le procedure avviate nei Paesi Bassi e le ricostruzioni della stampa di settore, che confermano il fallimento e l’avvio della fase di insolvenza. Anche se già si parla di un possibile rilancio dell’agenzia che non avrebbe retto la perdita contemporanea di tre importanti commesse.

Solo a novembre avevo visto qui a Milano, a Intersections, Erik Kessels sul palco a ribadire con la consueta lucidità disarmante il valore del “no”, dell’errore, dell’imperfezione, del fallimento, come linguaggio creativo. Un manifesto coerente con una carriera costruita proprio sull’idea che dire no sia un atto identitario, e che la creatività nasca spesso dal rifiuto del formato, della mediazione, della comodità.

Rileggere oggi quelle parole aggiunge un livello ulteriore di straniamento: come se la teoria e la pratica, da sempre sovrapposte nel loro lavoro, avessero improvvisamente deciso di collassare nello stesso punto.

Eppure, una parte di me non riesce a chiuderla del tutto. Perché con KesselsKramer il dubbio non è mai un errore di lettura: è quasi un’abitudine progettuale.

E quindi me lo segno così: spero in cuor mio di svegliarmi domani e scoprire di aver abboccato all’ennesima provocazione di questi geniacci!

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