Salone del Libro: alla scoperta della sua strategy da… manuale!
Intervista ad Alessia Berardi, Responsabile Comunicazione Corporate e Digital di Salone Internazionale del Libro di Torino
A poco più di due settimane dalla chiusura della sua 38ª edizione, passata la rush hour dei giorni di programma, insieme ad Alessia Berardi, Responsabile Comunicazione Corporate e Digital di Salone Internazionale del Libro di Torino, andiamo alla scoperta del backstage di un progetto che, anche quest’anno, è stato capace di emozionare, sorprendere e, sicuramente, innovare.

Alessia Berardi
Con 254.000 ingressi il Salone del Libro si conferma evento benchmark del mercato editoriale. La Fiera come interpreta questo suo ruolo nell’ambito della comunicazione?
Quello che ci differenzia dagli altri eventi è il desiderio di andare oltre la pura promozione di un grande evento, e puntare allo sviluppo di una narrazione collettiva. Il Salone non è solo il più importante evento dedicato alla promozione del libro e della lettura in Italia: è un appuntamento fondamentale nel percorso promozionale delle case editrici, ma anche e soprattutto un momento di festa, unico in Italia, per chi ama i libri, chi li legge, li scrive, li traduce, li illustra. Proprio per questo, la nostra strategia di comunicazione parte dalla grande energia di questa community e la trasforma in una leva comunicativa autentica e fortissima. Essere un benchmark è per noi anche – e soprattutto – sentirsi parte di una missione con un importante impatto sociale.
Dal punto di vista dell’awareness e della brand identity, quali sono stati i cambiamenti o le innovazioni più importanti degli ultimi anni?
Dal 2020 a oggi, la comunicazione e la fruizione del Salone hanno vissuto una profonda evoluzione. L’innovazione più importante in termini di awareness e brand identity è stata il potenziamento radicale della nostra presenza sui canali digitali. Questo ci ha permesso di aprire un dialogo costante con i più giovani e di trasformare il Salone in un’esperienza che non si esaurisce nei cinque giorni di fiera, ma vive tutto l’anno online e trova un momento di festa al Salone, tra i padiglioni del Lingotto.
Quanta attenzione riservate ai social network e quanta invece ai canali tradizionali (TV, radio, carta stampata)?
La comunicazione sui social network è per noi fondamentale, con Instagram e TikTok tra i canali più utilizzati. A supporto di questa direzione comunicativa, negli anni sono nate diverse collaborazioni con partner nativi digitali come TikTok e le principali piattaforme di streaming (Netflix, Amazon Prime Video etc.). La comunicazione tradizionale resta attiva nel nostro piano di comunicazione: la presenza su TV, radio e stampata resta un pilastro fondamentale del nostro piano media, grazie a partnership consolidate con i principali gruppi editoriali nazionali (RAI, Gedi, Il Sole 24 Ore, RCS etc). Negli anni abbiamo lavorato per costruire il Salone del futuro, con un grande senso di responsabilità: attirare le nuove generazioni e avvicinarle al mondo del libro attraverso linguaggi contemporanei, mantenendo intatte l’autorevolezza e lo spirito di un brand che ha quasi 40 anni di storia.
Per essere l’appuntamento più importante della stagione, mi ha sempre positivamente sorpreso l’accoglienza e la semplicità dello staff presente nei padiglioni: in questo, SalTo non è mai cambiato. È una precisa idea da brief o una felice conseguenza dell’atmosfera che si va a creare?
È entrambe le cose: una precisa scelta di posizionamento che si alimenta di una naturale conseguenza. L’edizione appena conclusa, la trentottesima, ha portato a numeri importanti, che confermano questo approccio: il 24% dei visitatori era under 25, il 49% under 35. Un trend che si sta consolidando, grazie a una comunicazione digitale inclusiva, a contenuti trasversali e a quel profondo senso di comunità, che è da sempre la nostra vera forza. Questa energia e informalità si riflettono inevitabilmente nelle persone che lavorano al Salone: dai ragazzi dei gruppi di lettura ai progetti di PCTO, fino allo staff della gestione tecnica e logistica delle sale, e della comunicazione – un team che ha un’età media di 30 anni.
Quanto sono importanti le date della “road to Salone” sviluppata mediante appuntamenti organizzati lungo tutta la stagione che precede la fiera?
Questi appuntamenti sono per noi cruciali. Da anni il Salone e l’Associazione Torino la Città del Libro lavorano per andare oltre l’idea del Salone come evento che si esaurisce in cinque giorni, e per trasformarlo in un progetto culturale diffuso su tutto il territorio nazionale con una precisa missione pubblica di promozione della lettura. Il calendario conta oggi sei appuntamenti, ciascuno con la propria identità e il proprio target di riferimento: rassegne più recenti come “Mi prendo il mondo” a Parma, dedicata alle nuove generazioni, la “Festa del libro medievale e antico” di Saluzzo, fino ai progetti a Genova, Milano, Bari e Torino. Per noi queste tappe sono importanti occasioni per sperimentare, allargare la community e soprattutto far luce sulle realtà locali che lavorano sui territori condividendo i nostri stessi obiettivi. Il Salone di maggio è la fine di un viaggio che dura un anno intero.
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