Europa: guerra ibrida e cognitiva, la responsabilità dell’informazione

A Roma il confronto promosso dall’Osservatorio TuttiMedia in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia

 

 

La guerra contemporanea non si combatte più solo sul terreno militare: oggi il fronte è anche cognitivo. Fake news, propaganda digitale, manipolazione algoritmica, cyberattacchi e disinformazione sistemica mettono sotto pressione democrazie, istituzioni, media e cittadini, alterando il rapporto stesso con la realtà e con l’informazione. Da qui la domanda al centro dell’incontro “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, promosso dall’Osservatorio TuttiMedia in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e svoltosi a Roma presso la sede del Parlamento europeo, con la moderazione di Leonardo Panetta (Mediaset).

Ad aprire i lavori Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia: «In un tempo in cui la disinformazione e le guerre cognitive rappresentano una sfida concreta per le nostre democrazie, il ruolo dell’informazione libera, autorevole e responsabile diventa più che mai centrale. Questo incontro vuole rafforzare la consapevolezza europea e la capacità di difendere i valori democratici attraverso una comunicazione corretta e trasparente».

Maria Pia Rossignaud, Vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia, ha sottolineato la necessità di una risposta condivisa: «Parlare oggi di guerre ibride e cognitive significa affrontare una delle questioni più urgenti per il nostro futuro. Serve una collaborazione reale tra tutti i soggetti dell’ecosistema informativo, fondata sulla qualità delle relazioni e su una risposta educativa, profondamente umana e non soltanto tecnologica».

 

Una risposta europea, condivisa e concreta

Nel suo intervento da remoto, Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento europeo, ha definito l’informazione una vera e propria infrastruttura strategica dei conflitti contemporanei: «Le guerre ibride si combattono alterando la percezione collettiva della realtà e minando la capacità dei cittadini di scegliere liberamente». Picierno ha evidenziato i rischi per la tenuta democratica, economica e industriale dell’Europa, indicando la necessità di una “agenzia europea per la resilienza cognitiva”, capace di promuovere trasparenza algoritmica, educazione cognitiva e tutela dell’informazione professionale.

Un richiamo alla responsabilità collettiva è arrivato anche da Alberto Barachini, Sottosegretario all’Editoria, che ha evocato l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV e la necessità di “risvegliare la speranza nel futuro”, difendendo il valore dell’editoria di qualità e promuovendo una nuova collaborazione tra media tradizionali e piattaforme digitali.

Gina Nieri, Consigliere di Amministrazione MFE, ha evidenziato il valore democratico dell’informazione verificata e affidabile: «Senza imprese editoriali solide ed economicamente sostenibili, le libertà democratiche entrano inevitabilmente sotto pressione».

Il Presidente Fieg, Andrea Riffeser Monti, ha ribadito come la buona informazione abbia bisogno di risorse economiche adeguate: «Va distinta l’informazione professionale dall’intrattenimento. La credibilità dell’informazione è un valore democratico da tutelare». La Fieg sta lavorando a un “decalogo” dedicato ai principi della credibilità dell’informazione professionale.

 

Il nodo delle piattaforme digitali

Molti interventi hanno affrontato il tema del rapporto tra editori e OTT. Antonio Marano, Presidente Confindustria Radio TV, ha posto una domanda diretta: «Chi paga il costo dell’informazione professionale?» Secondo Marano, il sistema editoriale europeo rischia di essere impoverito mentre il valore economico prodotto dai contenuti si sposta verso le grandi piattaforme digitali: «La disinformazione è uno strumento geopolitico, la polarizzazione permanente è diventata un modello economico. Difendere l’editoria significa difendere la sicurezza democratica».

Diego Ciulli (Google) ha ricordato l’impegno dell’azienda nella valorizzazione economica dei contenuti e nella protezione dagli attacchi informatici, sottolineando come il successo del motore di ricerca dipenda dalla capacità di offrire informazioni credibili e affidabili. Centrale, anche per Google, resta il tema dell’educazione digitale e della capacità critica degli utenti.

 

La sfida decisiva: proteggere la mente europea

A chiudere l’incontro è stato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia, tra i più autorevoli studiosi dell’impatto delle tecnologie digitali sui sistemi cognitivi. Secondo de Kerckhove, la guerra cognitiva rappresenta un cambio radicale di paradigma: «L’obiettivo non è più controllare ciò che le persone pensano, ma come pensano». L’Europa, ha spiegato, non può limitarsi a considerare la resilienza cognitiva come una semplice strategia difensiva: «La vera risposta alla guerra ibrida è una popolazione che pensa meglio e più intensamente. Dobbiamo investire nella scienza cognitiva con la stessa serietà con cui investiamo nell’energia o nella difesa». La conclusione è una provocazione che chiama direttamente in causa media, istituzioni e cittadini: «La domanda che l’Europa deve porsi non è solo come difendersi dalla guerra cognitiva, ma come proteggere la mente europea».

All’incontro hanno partecipato anche Franco Siddi (TuttiMedia), Laura Aria (Agcom), Jasmin Battista e Vittorio Calaprice (Commissione europea), Sergio Piazzi (PAM), i politici Salvatore De Meo e Gaetano Pedullà, Rita Lofano (Agi), Andrea Malaguti (La Stampa), Roberto Natale (CDA Rai), Giorgio Rutelli (Adnkronos) e i professori Mihaela Gavrila, Christian Ruggiero, Giampiero Gramaglia (Sapienza), Carlo Chianura (LUMSA) e Federica Urzo (Luiss).

 

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