Shinedown: “Ei8ht è il nostro ottovolante emotivo”
(Adnkronos) – Diciotto brani, oltre un’ora di musica e un nuovo capitolo per una delle rock band di maggior successo degli ultimi vent’anni. Con ‘Ei8ht’, in uscita il 29 maggio via Atlantic Records, gli Shinedown aprono una nuova fase della loro carriera lasciandosi alle spalle la struttura narrativa dei recenti concept album per costruire un disco più diretto e frammentato sul piano emotivo. Il gruppo statunitense originario di Jacksonville, guidato da Brent Smith, detiene il record assoluto di numeri uno nella Billboard Mainstream Rock Chart e nella Mediabase Active Rock Chart, ha collezionato dischi di platino con album come ‘The Sound of Madness’ e ‘Amaryllis’ e continua a muoversi tra hard rock, alternative metal e melodie dall’impatto radiofonico. ‘Ei8ht’ non è da meno, e anzi, mantiene quell’equilibrio che ha definito la loro identità artistica ma nasce anche da un lungo processo creativo condiviso con il bassista e produttore Eric Bass, ormai figura centrale nel suono della band.
Dall’energia combattiva di ‘Safe And Sound’ ai temi legati alla salute mentale, fino alla responsabilità personale e al bisogno di connessione in un periodo storico sempre più polarizzato, Smith racconta all’AdnKronos un album che definisce “un ottovolante emotivo”. E mentre gli Shinedown si preparano al ‘Dance Kid Dance Act II World Tour’ – con una data italiana il 2 novembre prossimo all’Alcatraz di Milano – il frontman parla del ritorno in Europa dopo sette anni di assenza, del rapporto con il pubblico e del ruolo della musica come linguaggio universale capace ancora di unire le persone.
‘Ei8ht’ è il vostro ottavo album. In che modo rappresenta un punto di svolta rispetto ai vostri lavori precedenti?
“Penso che il più grande punto di svolta per questo disco sia che gli ultimi due album sono stati concept album e tutte le canzoni erano collegate tra loro. Questo album, invece, è più un disco tradizionale, nel senso che tutte le canzoni appartengono allo stesso corpo di lavoro ma sono tutte storie diverse, con molta più individualità. Non avevamo intenzione di realizzare due concept album di fila, ed ‘Ei8ht’ ha richiesto molto tempo per essere realizzato: ci abbiamo lavorato per oltre un anno e mezzo ed è uno dei motivi per cui abbiamo pubblicato quattro singoli l’anno scorso. Quelle canzoni sarebbero poi diventate parte dell’album. Non volevamo sentirci ‘ammanettati’ o creativamente limitati con questo progetto”.
Diciotto canzoni in un album non è da tutti, soprattutto per l’attuale industria discografica, dove si preferisce puntare tutto sui singoli
“La più grande differenza tra gli ultimi due album ed ‘Ei8ht’ è anche il fatto che qui ci sono 18 canzoni. Non 10 o 12 brani, e questo gli dà più peso. Devo ammettere che le poche persone che hanno ascoltato il disco per intero, dicono tutte la stessa cosa, cioè che è unico. L’album dura esattamente un’ora e quattro minuti ma scorre molto velocemente. Questo perché, ancora una volta, dietro c’è un anno e mezzo di lavoro. L’ultimo brano si intitola ‘The Pilot’. E quando finisce, tutti dicono di volerlo riascoltare l’album daccapo: fa piacere sapere che le persone lo apprezzano così tanto”.
I testi delle vostre canzoni spesso esplorano i temi di vulnerabilità e forza. Quale lato senti più forte in questo disco?
“Direi che più di ogni altra cosa, questo album è molto reale e autentico: abbiamo scritto di ciò che conosciamo e di ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Non ricordo esattamente chi l’ha detto ma Zach lo cita spesso: ‘un album è una fotografia di un momento nella vita e nella carriera di un artista, e anche nella sua vita personale’. Noi siamo quattro, ognuno con vite ed esperienze diverse. Ma direi che la vulnerabilità in un album degli Shinedown ci sarà sempre. Così come la grinta. Siamo una band che scrive di salute mentale e dell’animo umano da quasi due decenni. C’è molto da affrontare in questo disco, emotivamente, fisicamente, mentalmente. Attraversa molte cose diverse. È decisamente un ottovolante emotivo”.
Le chitarre sono molto in primo piano di nuovo, muovendosi tra un suono più affilato, quasi grunge, e anche momenti da arena come in ‘Dance Kid Dance. Avevate un’idea chiara della direzione che doveva prendere il disco o è venuta naturalmente mentre lavoravate all’album?
“In realtà non avevamo alcun piano quando siamo entrati in studio. Ricordo il primo giorno di scrittura: eravamo lì e la domanda era semplicemente ‘Hai qualcosa?’. Ovviamente Eric Bass, il nostro bassista, ha risposto: ‘No, ma aspetta’. Zach ha preso la chitarra, e io e Barry – che spesso scriviamo anche separatamente – abbiamo iniziato a lavorare insieme.’ Attention Attention’, ‘Planet Zero’ e ora ‘Ei8ht’ sono stati tutti mixati, ingegnerizzati e prodotti da Eric Bass. Trovo davvero interessante essere in una band con qualcuno che ha questo tipo di competenze, perché dà grande sicurezza: non è solo un membro della band, ma ha assunto un ruolo creativo e tecnico fondamentale. È una vera forza trainante e contribuisce in modo decisivo a dare a questi album il loro suono e la loro originalità. Cerchiamo sempre di non fare lo stesso disco e facciamo del nostro meglio per non scrivere mai la stessa canzone due volte. Quando entriamo in studio, il nostro obiettivo è essere il più creativi possibile. Poi, al resto pensano la musica e le parole”.
Il brano ‘Safe and Sound, ha un testo molto diretto e quasi di sfida, ce lo racconti meglio?
“La canzone parla di essere competitivi ma non in modo cattivo, anche se la voce e le parole sono piuttosto aggressive. È pensata per darti un calcio nel sedere e farti venire voglia di essere competitivo. Per farti capire che a volte devi prenderti cura di te stesso. La vita è uno sport a tempo pieno. Essere vivi significa questo. Quindi possiedila, guida, sii aggressivo. E difenditi, spingiti, sii competitivo. E’ di questo che parla la canzone”.
Così suona quasi come un’anthem song…
“Mi piace molto. Tutti dicono che è la perfetta ‘driving song’, la canzone da ascoltare guidando. Io dico sempre: ascoltatela ma non fate incidenti, non prendete multe, perché è difficile quando hai un testo che dice ‘drive it like you stole it’”
Stiamo vivendo in un periodo molto complesso a livello geopolitico. Vediamo forti divisioni interne, soprattutto negli Stati Uniti. E inoltre c’è un’opinione pubblica molto polarizzata. Come stai vivendo questo momento sia come artista sia come essere umano?
“Osservo tutto questo dal punto di vista di qualcuno che non è qui per fare altro se non unire le persone. Mi è stato dato un dono incredibile: la musica e le parole, ed è questo il motivo principale per cui sono qui. Non è l’unico, certo, ma so di non poter cambiare da solo il modo in cui il mondo gira o il modo in cui le persone si trattano tra loro. Ciò che posso fare, però, è influenzare ciò che mi circonda: unire le persone, aiutarle a credere in sé stesse e a comprendere che nella vita è inevitabile affrontare anche situazioni difficili”.
E’ qualcosa che fai anche fuori dal palco?
“Ho un figlio di 18 anni. È diventato adulto l’anno scorso e sta crescendo fino a diventare un giovane straordinario. Sento la responsabilità di trasmettergli tutto ciò che so e di guidarlo. Voglio essere sicuro che abbia gli strumenti per capire che il mondo è un posto incredibile, pieno di opportunità, ma anche di ostacoli, difficoltà e differenze di opinione – ed è normale che sia così. Desidero che sappia orientarsi nella vita, prendersi cura degli altri, ma anche di sé stesso. Con tutto ciò che accade nel mondo, c’è una cosa che non perderò mai: la fiducia nelle persone. Credo profondamente che gli esseri umani, nel loro intimo, vogliano aiutarsi a vicenda, sostenersi, vedersi crescere e avere successo. Il conflitto esisterà sempre, non possiamo eliminarlo. Ma c’è qualcosa che può davvero fare la differenza – almeno per quello che ho visto vivendo la musica: poche cose uniscono le persone quanto la musica e le canzoni. Ed è proprio per questo che sono così importanti. La musica è un linguaggio universale, e continueremo a usarlo per unire le persone, finché il pubblico ce lo permetterà”.
Presto tornerete live in un tour mondiale che passerà anche da Milano il prossimo novembre. Cosa vedremo sul palco? State già lavorando alla scaletta?
“È davvero difficile mettere insieme una scaletta quando hai 37 singoli. Non che le persone vengano agli show solo per le canzoni più popolari, ma la maggior parte vuole comunque ascoltare quelle che conosce. Negli ultimi sette-otto anni, la parte più complessa dei tour all’estero è stata probabilmente quella finanziaria. Ma ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: in Europa ci sono luoghi che aspettano da molto tempo di vederci. E allora andremo, semplicemente. Qualunque cosa dovremo affrontare dal punto di vista economico, la affronteremo. Perché vogliamo suonare per tutti: per chi è a Milano, per chi è in Europa, per chi è in qualsiasi parte del mondo. Cercheremo quindi di costruire una scaletta che rispecchi ciò che la gente desidera ascoltare. Probabilmente sarà composta da venti o ventidue canzoni, quindi uno show di circa due ore. E, per quanto riguarda la produzione, porteremo con noi tutto ciò che sarà possibile. Credo anche che il pubblico debba sapere che li abbiamo ascoltati: sappiamo che hanno aspettato a lungo. Non deluderemo nessuno. Faremo il massimo per mettere insieme la scaletta più forte possibile”. (di Federica Mochi)
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