Design e convivialità: come cambia la casa secondo IKEA
Intervista a Marco Galimberti, Country Marketing Manager di IKEA Italia, sulla visione che ha guidato “Food for Thought”, il progetto presentato alla Milano Design Week 2026, tra cibo, relazioni e nuovi modi di vivere gli spazi domestici

All’ultima Milano Design Week 2026, che si è appena chiusa, IKEA ha portato “Food for Thought”, un progetto che mette al centro il rapporto tra cibo, convivialità e spazio domestico, raccontando come stanno cambiando le nostre abitudini e, di conseguenza, il modo di abitare la casa. Un’installazione diffusa, pensata come esperienza più che come esposizione, che ha fatto da cornice anche al lancio della nuova collezione IKEA PS 2026.

Marco Galimberti
Ne abbiamo parlato con Marco Galimberti, Country Marketing Manager di IKEA Italia, per approfondire insight, obiettivi e visione dietro un progetto che prova a spostare il design oltre il prodotto, verso un racconto più ampio fatto di relazioni, rituali e quotidianità.
Come nasce il concept e che cosa racconta oggi del modo in cui abitiamo la casa?
La nostra presenza alla Milano Design Week 2026 con “Food for Thought” nasce da un insight molto semplice ma estremamente attuale: il modo in cui cuciniamo, mangiamo e condividiamo il cibo sta cambiando profondamente, e questo sta trasformando anche il modo in cui viviamo gli spazi domestici. Allo stesso tempo, le evoluzioni della casa influenzano le nostre abitudini legate alla convivialità, in un dialogo continuo. Abbiamo voluto tradurre questa riflessione, che guida tutta la nostra strategia di comunicazione per il FY2026, in un’esperienza concreta, interpretando il Fuorisalone come una piattaforma diffusa che va oltre il singolo spazio espositivo. Il progetto racconta una casa sempre più fluida e relazionale, dove il design non è solo funzione o estetica, ma uno strumento per abilitare momenti di connessione tra le persone, proprio a partire dal cibo e dai rituali quotidiani.
Qual è stata la riflessione di partenza e quali insight vi hanno guidato?
La riflessione di partenza è legata alla centralità della convivialità nella vita domestica contemporanea e al ruolo del cibo come collante sociale, un insight particolarmente forte soprattutto in Italia. Da qui nasce l’idea di costruire un’esperienza in cinque ambienti, ognuno realizzato da una coppia di chef-designer che ha dato la propria interpretazione di cosa significa vivere la convivialità a casa. Non si tratta solo di rappresentare spazi, ma di interpretare rituali: cucinare insieme, condividere un pasto, vivere la cucina in modo più o meno formale. I rituali quotidiani diventano così strumenti di progettazione, mostrando come il design possa adattarsi a stili di vita, culture e bisogni diversi. Il food, in questo senso, non è solo un contenuto dell’installazione, ma una vera e propria lente attraverso cui raccontiamo l’evoluzione della casa.
Il dialogo tra designer e chef: cosa volevate esplorare?
Ci interessava esplorare il cibo come linguaggio progettuale. Mettere in dialogo designer e chef significa unire due mondi che lavorano entrambi sull’esperienza, sui rituali e sulla relazione con le persone. Questo incontro ci ha permesso di costruire ambienti che non sono solo da osservare, ma da vivere. Tutta l’installazione, dal market centrale, alle rooms, dalla Kitchen al Billy Café, è pensata per avere spazi che si attivano durante la giornata, che cambiano, che coinvolgono il pubblico anche attraverso momenti di degustazione, cucina dal vivo e socialità. Il risultato è un racconto del design più aperto e multisensoriale, in cui il progetto si completa nell’esperienza. È un modo per avvicinare ancora di più il design alla quotidianità, utilizzando il cibo come chiave per attivare connessioni reali tra le persone.
In che modo l’installazione fa da cornice al lancio della collezione IKEA PS e quanto conta il Fuorisalone?
La Milano Design Week è da oltre trent’anni un momento chiave per IKEA, non solo per presentare novità ma come piattaforma di sperimentazione e dialogo con la comunità creativa globale. All’interno di questo contesto, “Food for Thought” fa da cornice all’anteprima della nuova collezione IKEA PS 2026, inserendola in un racconto più ampio che unisce design, quotidianità e convivialità. IKEA PS, giunta alla sua decima edizione, rappresenta da sempre il nostro laboratorio più sperimentale, dove funzionalità e ricerca si incontrano in modo più libero. Il Fuorisalone è fondamentale proprio perché ci permette di inserire i prodotti all’interno di una narrazione più ampia: non oggetti isolati, ma parte di un modo di vivere la casa, in dialogo con le persone e con il contesto culturale.
Quanto conta oggi costruire una comunicazione che vada oltre il prodotto?
Oggi è fondamentale. Stiamo evolvendo verso un modello di comunicazione sempre più esperienziale, in cui il brand vive nei luoghi, nelle città e nei momenti culturali, creando connessioni dirette con le persone. Progetti come “Food for Thought” vanno esattamente in questa direzione: non sono semplici installazioni, ma veri e propri ecosistemi di esperienze. Dallo Spazio Maiocchi alle attivazioni diffuse in città, come il bus elettrico che collega diversi punti di Milano trasformando il viaggio in parte integrante del racconto, fino all’installazione in Piazza Ventiquattro Maggio, pensata come un landmark urbano. Qui un elemento d’arredo quotidiano viene reinterpretato in scala monumentale, offrendo un’anticipazione della nuova collezione IKEA PS 2026 e invitando le persone a fermarsi, interagire, vivere lo spazio. In questo senso, il design diventa un abilitatore di esperienze e il cibo un linguaggio universale per parlare di casa, relazioni e quotidianità. È così che riusciamo ad andare oltre il prodotto e a costruire un racconto più ampio, accessibile e rilevante, in linea con la nostra idea di Design Democratico.