Reverse Media Schedules: i rifiuti diventano media
Reverse Media Schedules: quando i rifiuti diventano media
Le peggiori campagne outdoor? Non sono quelle mal progettate, ma i rifiuti.
Dalla Nuova Zelanda arriva Reverse Media Schedules, un progetto che ridefinisce il littering come una forma di media negativo misurabile, capace di influenzare direttamente la percezione dei brand.
Il problema: il littering come “unpaid media”
Bottiglie, lattine e confezioni abbandonate non sono solo rifiuti: diventano veri e propri touchpoint di marca non intenzionali.
Un’esposizione non pianificata che può danneggiare il brand.
Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Business Research e validata da Nielsen:
- i consumatori sono disposti a pagare fino al 2% in meno per prodotti associati a rifiuti
- il littering rappresenta una delle forme più dannose di visibilità
Il progetto: Reverse Media Schedules
Per rispondere a questo fenomeno, Sea Cleaners e JCDecaux hanno sviluppato Reverse Media Schedules, insieme a Dentsu Creative e Carat.
L’idea è semplice ma potente:
- trattare i rifiuti come media
- misurarne l’impatto
- trasformarne la rimozione in valore
Come funziona il modello
Il sistema integra diversi strumenti:
- litter audit sul territorio
- dati di audience
- media modelling
In questo modo è possibile:
- individuare dove compare il rifiuto di marca
- misurarne visibilità e impatto
- stimare l’effetto sulla percezione e sull’acquisto
I dati: un impatto reale sulla percezione
Una ricerca Nielsen condotta in Nuova Zelanda su oltre 1.000 persone evidenzia dati significativi:
- il 17,2% ricorda i brand visti come rifiuti anche dopo 7 giorni
- il 75% valuta più positivamente le aziende che sostengono attività di pulizia
Il littering non è quindi solo un problema ambientale, ma anche reputazionale.
Dalla sostenibilità al media investment
Reverse Media Schedules introduce un cambio di paradigma:
- la pulizia non è più solo CSR
- diventa un investimento media
- genera valore per il brand e per l’ambiente
Le aziende possono accedere a dashboard dedicate per monitorare:
- hotspot geografici
- confronto tra brand
- impatto delle azioni nel tempo
I primi brand coinvolti
Il progetto ha già attirato l’interesse di diversi brand in Nuova Zelanda, tra cui:
- Heineken
- Export
- Monteith’s
Tutti coinvolti direttamente nel supporto alle attività di pulizia marina.
Un nuovo ruolo per il marketing
«La responsabilità del littering non ricade solo sui consumatori, ma anche su chi rende i prodotti popolari», ha dichiarato John Mescall di Dentsu Creative.
Il progetto dimostra come media, dati e creatività possano lavorare insieme per generare:
- impatto ambientale
- valore economico
- rilevanza culturale
Un modello destinato a crescere
Dopo il lancio in Nuova Zelanda, l’obiettivo è espandere Reverse Media Schedules a livello globale.
Un modello che unisce:
- innovazione media
- responsabilità sociale
- sostenibilità concreta
E che apre una domanda interessante per il futuro della comunicazione:
e se anche ciò che non pianifichiamo fosse già media?