Geen, il copilota conversazionale “intelligente” a servizio della salute
Geen è una startup FemTech italiana fondata nel 2024 con l’obiettivo di migliorare la salute e il benessere delle persone. Nata per colmare il gap di dati di genere nella sanità, supporta individui, aziende e strutture sociosanitarie nell’individuare il miglior percorso sanitario. Attraverso una piattaforma enterprise configurabile basata su AI, offre contenuti validati, percorsi personalizzati e strumenti digitali, semplificando decisioni complesse e facilitando l’incontro tra bisogni sanitari e competenze professionali. Ne abbiamo parlato con Giulia Marchese, CEO e Co-Founder di Geen.

Giulia Marchese
Ogni start up nasce per colmare una mancanza all’interno del mercato, qual è quella che vi ha spinto a creare Geen?
Geen nasce dal vuoto strutturale che ancora oggi caratterizza i dati e i servizi sulla salute. Per decenni ricerca clinica, linee guida e sistemi informativi sono stati costruiti principalmente su corpi e percorsi standard, lasciando invisibili differenze legate a sesso, genere, età, etnia e contesto di vita. A questo si sommano censura e stigmi sulla salute femminile, che rendono più difficile parlare di dolore, sintomi, ciclo, salute mentale o salute sessuale in modo sicuro e informato. Abbiamo creato Geen per trasformare questi dati mancanti o distorti in infrastruttura: uno strato di intelligenza che aiuta le persone a orientarsi in modo più efficace tra servizi sanitari, socio‑assistenziali e di welfare, e allo stesso tempo restituisce a istituzioni e aziende una gestione più ottimale delle proprie risorse e evidenze utilizzabili per ridisegnare policy e percorsi di cura.
Come funziona Geen e in che modo guida l’utente in un percorso di salute personalizzato?
Geen è un copilota conversazionale di “service navigation intelligence” che fa triage intelligente, rende leggibili dalle macchine i servizi sanitari e di welfare disponibili e accompagna ogni persona verso il “next best step” lungo il proprio percorso di salute e benessere. L’assistente conversazionale, basato su LLM e GraphRAG, è allenato su una knowledge base scientifica e su un linguaggio intersezionale, raccoglie dati real‑world in un ambiente sicuro, li collega a percorsi personalizzati e li traduce in indicazioni pratiche: capire se un sintomo è urgente, quale specialista può essere più adatto, quali servizi territoriali o aziendali sono accessibili, con quali condizioni. A livello di integrazione, Geen funziona come AI layer innestabile nelle piattaforme di ASL, ospedali, cliniche, assicurazioni e welfare aziendale, e offre dashboard che evidenziano bisogni latenti, barriere di accesso e pattern di genere, permettendo l’aggiustamento continuo dei percorsi in base ai dati.
Quali sono state le difficoltà maggiori nell’approcciare un settore così sensibile come la salute di genere? Come le avete affrontate?
La prima difficoltà è tenere insieme sensibilità e rigore: lavoriamo su temi che toccano identità, corpo, sessualità, salute mentale, spesso in contesti di stigma o violenza, e non possiamo permetterci né approssimazione tecnologica né leggerezza comunicativa. Abbiamo scelto di affrontarla partendo dalla governance dei dati e dalla qualità delle fonti: dataset disaggregati per sesso, genere, età, etnia e contesto socio‑economico, infrastruttura di AI proprietaria, contenuti validati e revisione continua con specialisti e stakeholder delle comunità. La seconda difficoltà è la fiducia: per superarla costruiamo spazi conversazionali sicuri e non giudicanti, trasparenti sui limiti dell’AI, e collaboriamo con istituzioni, aziende e reti di cura che già hanno relazioni di fiducia con le persone, trasformando Geen in uno strumento al loro servizio, non in un sostituto.

Da quando Geen è operativa, quali cambiamenti avete notato nel sistema sanitario e quali ancora vorreste contribuire a realizzare?
Nei primi contesti di adozione vediamo un aumento dell’uso appropriato dei servizi, una migliore qualità degli invii e una riduzione del time‑to‑care, oltre a un minor tempo speso da HR e welfare per orientare le persone tra benefit e servizi territoriali. Questo si traduce in percorsi più fluidi, meno rimbalzi e una maggiore capacità di individuare bisogni latenti, in particolare laddove le donne e le persone di generi sottorappresentati sperimentavano barriere di accesso o di ascolto. Il passo successivo, a cui vogliamo contribuire, è far sì che i dati generati da Geen diventino infrastruttura di sistema: interoperabilità via API con piattaforme pubbliche e private, riprogettazione di policy e benefit su base dati, pianificazione sanitaria più efficiente e davvero people‑aware.
Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Geen?
Nel futuro di Geen c’è l’evoluzione da prodotto a infrastruttura: vogliamo che il nostro copilota conversazionale diventi un layer standard per la navigazione intelligente tra sanità, welfare e servizi sociali, integrato nelle piattaforme di chiunque si occupi di salute e benessere. Continueremo a rafforzare i nostri modelli proprietari e la capacità di leggere i servizi “in‑network” e “out‑of‑network”, estendendo il raggio d’azione a nuovi territori, nuovi partner e nuove fasce di popolazione, con un focus particolare sulle nuove generazioni e sul loro diritto a informazioni affidabili, inclusive e accessibili. L’obiettivo è contribuire a un ecosistema in cui parlare di salute di genere non sia più un tema di nicchia, ma una componente strutturale di come si progettano cure, servizi, benefit e politiche pubbliche.