Da 40Degrees e Openbox un’analisi sul caso Ferragni

 

40Degrees, agenzia specializzata in progetti con Influencer, Talent e Creator, con il supporto del team Insight di Openbox, ha realizzato un’analisi per capire, dati alla mano, cosa resta e cosa la sentenza di proscioglimento di Chiara Ferragni porterà nel prossimo futuro.

Cosa resta di un personal brand quando il rumore mediatico si attenua, la crisi entra in una nuova fase e i numeri smettono di raccontare una storia univoca? È questa la domanda al centro del report che analizza l’ecosistema digitale dell’imprenditrice e influencer dopo la chiusura del procedimento giudiziario legato al cosiddetto PandoroGate.

Performance stabili, crisi simbolica

I dati mostrano un primo elemento controintuitivo: la crisi è stata prevalentemente reputazionale, non di performance. Nonostante il forte calo di follower e l’impatto mediatico negativo, i principali KPI Instagram di Chiara Ferragni restano in linea con profili comparabili e, in alcuni casi, in crescita. Engagement, reach e capacità di generare interazioni confermano che l’attenzione non è mai venuta meno, evidenziando come, nel contesto digitale, attenzione e reputazione non coincidano necessariamente.

Media e social: due tempi diversi

Il report evidenzia una frattura netta tra la narrazione dei media tradizionali e il comportamento degli utenti sui social. Mentre stampa e news hanno insistito sulla narrativa della “caduta”, le piattaforme social hanno continuato a registrare interazioni, commenti e partecipazione. Non per un’assoluzione implicita, ma perché i social funzionano per prossimità, abitudine e presenza, non per sentenze.

Un sentiment freddo, non ostile

L’analisi del sentiment mostra una prevalenza di contenuti neutri e informativi, con una componente negativa concentrata soprattutto sui social. Il dato più rilevante non è l’odio, ma la neutralizzazione emotiva: il pubblico appare meno scandalizzato e più disincantato. Un disincanto che, secondo il report, è più complesso da ribaltare rispetto all’indignazione.

Il post sul proscioglimento: massima performance, massima frizione

Il contenuto con le migliori performance degli ultimi mesi è il post pubblicato dopo la sentenza. Like e commenti elevatissimi, ma con un sentiment fortemente negativo. Un caso emblematico che dimostra come performance e consenso non siano sinonimi e come, in alcune fasi, la visibilità cresca proprio grazie alla frizione. Un elemento da considerare con attenzione anche per i brand.

La conversazione si sposta: da influencer a simbolo sociale

Nei commenti non si discute di influencer marketing, trasparenza o ADV. I temi dominanti sono giustizia, potere, disuguaglianza e rapporto tra denaro e sistema giudiziario. In questo scenario, Chiara Ferragni diventa un simbolo, più che un soggetto, con una conseguente perdita di controllo diretto sulla narrazione.

TikTok come spazio di ri-umanizzazione

A differenza di Instagram, TikTok mostra segnali diversi: meno giudizio, più racconto, più empatia diffusa. Qui i contenuti funzionano quando si allontanano dal caso e tornano alla persona, suggerendo che la piattaforma possa rappresentare un possibile spazio di normalizzazione e riposizionamento narrativo.

Silenzio strategico e nuove prospettive per i brand

Uno degli insight più forti riguarda il valore del silenzio: la riduzione delle spiegazioni pubbliche ha coinciso con una stabilizzazione dell’audience. Per i brand, il tema non è più “se” collaborare, ma come: non approcci plug & play, bensì progetti contestuali, narrativi e costruiti nel tempo.

Il report completo “Chiara Ferragni. Cosa resta dopo la sentenza” è disponibile qui: https://www.open-box.it/chiara-ferragni-cosa-resta-dopo-la-sentenza/

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