Menarini Bus, crisi infinita. Fiom: “responsabilità del Governo. Su player cinesi nell’automotive serve una regia”
(Adnkronos) – “Sono passati anni, sono cambiate le proprietà e sono cambiati i governi ma la produzione di autobus nel nostro Paese non è mai stata veramente rilanciata dopo la fusione tra Irisbus, stabilimento di Flumeri in provincia di Avellino, e Breda, stabilimento di Bologna”. Lo dichiarano Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil, durante una conferenza stampa dedicata alla crisi industriale Menarini Bus e ai dati di mercato del settore.
“Ad aggravare la situazione per gli oltre 500 dipendenti, è il continuo e massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali, soprattutto sul sito di Flumeri. Gare bloccate, politiche industriali assenti, mancanza di una visione rispetto al tema della mobilità, mancanza di programmazione e prospettiva rendono lo scenario ancora più preoccupante. È quantomai urgente che si convochi un tavolo che metta insieme Regioni e Governo sotto la regia dei ministeri interessati, Mimit e Mit. Il Governo è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alla scelta fatta allora, anche contro il parere delle organizzazioni sindacali, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo fallimento”, continuano i rappresentanti dei sindacati.
Le sigle sottolineano che mentre il numero di bus immatricolati in Italia aumenta, la quota di mercato di Menarini diminuisce, fino al 4% nel 2024. Insomma, Menarini Bus “non riesce a fare il salto” nonostante un contesto di mercato favorevole. Intanto in Italia ci sono società che hanno numeri molto più importanti come Iveco Bus, con 3.296 macchine nel 2024, ma con produzioni che non avvengono nel Paese se non per la parte di customizzazione, dicono le sigle. “Ogni anno immatricoliamo migliaia di autobus ma solo pochi prodotti in Italia. Nel 2024 sono stati prodotti solo 231 autobus negli stabilimenti di Flumeri e di Bologna. Non possiamo più aspettare, bisogna intervenire subito per dare un futuro a Menarini Bus e al trasporto pubblico nel nostro Paese, valutando anche di intraprendere la strada, più volte annunciata e mai realizzata, di aprire ad un nuovo costruttore estero”, insistono i sindacati.
“Il governo millanta da oltre due anni contatti per far entrare nel nostro Paese investimenti dalla Cina. Lo ha fatto anche il Gruppo Seri per Menarini Bus, ma non si è concretizzato nulla. Dobbiamo avere invece una forte regia del governo: non possiamo pensare che l’ingresso di carmaker cinesi avvenga solo grazie ai rapporti con i player privati. Ci vuole una regia e un coordinamento da parte del governo che assolutamente manca”, ha detto Lodi ricordando il prossimo tavolo sull’automotive al Mimit.
Negli anni 70, all’epoca in cui la Fiat spostava investimenti da Nord a Sud, nello stabilimento di Flumeri si costruivano fino a cinque pullman al giorno. Al massimo dell’attività, si è arrivati a 1500 dipendenti. Ora che la proprietà è di Menarini Bus la produzione è ferma, e dal 7 febbraio di quest’anno Flumeri è in cassa integrazione. La quota di mercato dell’azienda nata nel 2024 dopo l’acquisizione da parte di Seri (che ha il 98%, con il 2% ancora a Invitalia) è scesa fino al 4% dall’8,8% del 2021, nonostante il boom del mercato.
A ricordare la situazione dei due siti di Menarini Bus sono Giuseppe Morsa, segretario generale della Fiom Cgil di Avellino, e Alessandro Caprara della Fiom di Bologna. Le sigle sottolineano che nel 2024 Menarini ha realizzato solo 1,56 milioni di euro di spese. Parlano di “irrisorietà delle cifre spese, con ammortamenti di investimenti pregressi superiori all’investito”. Infatti secondo i dati di bilancio il valore degli impianti e dei macchinari è sceso da 8,6 a 7,9 milioni di euro.
Per lo stabilimento di Bologna sono stati raggiunti diversi accordi dopo la comunicazione del trasferimento di tutta la produzione fuori dalla città. In uno di questi accordi, a dicembre 2024, si è stabilito che la testa dell’azienda rimanesse in Emilia, con un impegno sugli investimenti che, dice Caprara, c’è stato solo in parte. “Dovevano essere fatte 26 assunzioni in ricerca e sviluppo per garantire il futuro dell’azienda, ne sono arrivate appena cinque. E si aggiunge un problema legato alla transizione sulla gestione degli spazi ancora in mano a Leonardo (vecchio azionista all’epoca della costituzione della IIA nel 2018); sembra non si trovi un accordo sull’attuale proprietà per l’utilizzo degli immobili. Ci chiediamo quale sia l’indirizzo che il ministero vuole dare, anche su questo”.
I rappresentati Fiom ricordano con un margine possibile per avere un impatto sul futuro di Menarini Bus sia anche la quota di ancora in mano ad Invitalia, anche se solo del 2%. Da un nuovo incontro con il Mimit la Fiom non vuole solo “numeri, nè possibilità future che in realtà al momento non si sono ancora concretizzate. Se ancora continuerà questa latitanza da parte del Mimit nel convocarci, evidentemente insieme anche alle altre organizzazioni sindacali e ai lavoratori, decideremo di mettere in campo delle iniziative. Così non è possibile andare avanti”.
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