‘Lucia di Lammermoor’ torna in scena al Teatro alla Scala
(Adnkronos) –
‘Lucia di Lammermoor’ torna in scena al Teatro alla Scala per sette recite, dal 26 giugno al 17 luglio. Il Teatro chiude così la sua programmazione operistica prima della pausa estiva riproponendo il capolavoro di Gaetano Donizetti, a tre anni dal debutto di questa produzione, inizialmente creata per inaugurare la stagione 2020/2021 e rinviata a causa della pandemia. Sul podio, alla testa dell’orchestra e del coro del Teatro alla Scala, Speranza Scappucci; la regia è di Yannis Kokkos, che firma anche scene e costumi; le luci sono di Vinicio Cheli e i video di Eric Duranteu. Nel cast, Rosa Feola è Miss Lucia, Piero Pretti è Sir Edgardo di Ravenswood, Boris Pinkasovich è Lord Enrico Ashton, Michele Pertusi è Raimondo Bidebent, Leonardo Cortellazzi interpreta Lord Arturo Bucklaw. Il Coro è preparato da Alberto Malazzi. Il libretto, scritto da Salvadore Cammarano, deriva dal romanzo ‘The Bride of Lammermoor’ di Walter Scott. Rispetto all’opera originale, ambientata nella Scozia del Seicento, Cammarano traspone la vicenda alla fine del Cinquecento e ne semplifica la trama eliminando personaggi ed episodi secondari.
Al centro della storia rimangono l’amore segreto tra Lucia ed Edgardo, ostacolato da Enrico, e l’antica rivalità tra le famiglie Ashton e Ravenswood. Pur presentando aspetti originali, l’opera mantiene le forme tradizionali del melodramma ottocentesco e si inserisce pienamente nella tradizione del belcanto, soprattutto grazie alle straordinarie difficoltà vocali affidate alla protagonista. Anche l’orchestra svolge un ruolo di fondamentale importanza nel delineare gli stati d’animo dei personaggi e nel creare un’atmosfera romantica e drammatica. La grande qualità delle melodie, capaci di esprimere sia la passione dei conflitti sia la malinconia dei sentimenti, contribuì al successo immediato dell’opera. Composta in poche settimane nel 1835 e rappresentata per la prima volta al Teatro di San Carlo di Napoli, Lucia di Lammermoor ottenne fin da subito un enorme consenso e ancora oggi è considerata il capolavoro di Gaetano Donizetti. Cammarano introduce nuovi, fondamentali elementi per il melodramma, come la celebre scena della follia di Lucia e il suicidio finale di Edgardo.
In particolare, la follia della protagonista, appena accennata nel romanzo, viene trasformata da Donizetti in un momento di forte impatto teatrale, reso attraverso una scrittura musicale innovativa, caratterizzata da melodie frammentate e richiami tematici interrotti. Come racconta il regista Yannis Kokkos (a quarant’anni dal suo debutto alla Scala, avvenuto nel 1986 come scenografo di Antoine Vitez per Pelléas et Mélisande): “La follia è la memoria di Lucia che affiora tutta all’improvviso. Tutte le opere sono memorie di cose passate. In questo, l’opera è un frammento di memoria eterna, e come tale va animato con gesti memorabili. In questo titolo l’elemento fantasmatico è centrale, ma i personaggi non sono necessariamente inquadrabili in buoni e cattivi. Enrico è senza dubbio un manipolatore, ma anche lui ha un suo lato fragile, senza contare la passione per la sorella, al limite dell’incestuoso. Tutti quanti si muovono in una società senza valori, basata sul tradimento”.
Il cast vede protagonista Rosa Feola, riconosciuta come una delle interpreti più raffinate della scena lirica internazionale, apprezzata per la luminosità del timbro, l’eleganza del fraseggio e la profonda sensibilità musicale che contraddistinguono le sue interpretazioni nel repertorio mozartiano e belcantistico, calcando i principali palchi internazionali, dal Metropolitan alla Wiener Staatsoper, dal Covent Garden al Teatro di San Carlo. Al suo fianco Piero Pretti, uno dei tenori italiani più acclamati della sua generazione, protagonista nei maggiori teatri lirici del mondo, che torna nel ruolo di Sir Edgardo dopo averlo interpretato alla Scala nella Stagione 2013/2014, e Michele Pertusi, baritono leggendario che, dopo l’impegno in ‘Nabucco’ durante la stagione 2025/2026, vanta quasi 180 presenze (distribuite in 38 appuntamenti distinti) sul palco del Piermarini, sul quale il suo debutto risale al 1996, esattamente 30 anni fa, interpretando un totale di 24 titoli d’opera. Sempre nel segno del repertorio belcantistico, Speranza Scappucci giunge al suo secondo titolo d’opera affrontato alla Scala, dopo I Capuleti e i Montecchi di Bellini, nel 2022.
A partire dal 2026, Speranza Scappucci ha assunto la direzione artistica del festival MiTo SettembreMusica di Milano e Torino per un periodo di due anni. Ricopre il ruolo di Prima direttrice ospite principale presso il Royal Opera House Covent Garden di Londra, mentre dal 2017 al 2022 è stata Direttrice musicale dell’Opéra Royal de Wallonie di Liegi. Esempio non frequentissimo di melodramma che non è mai uscito dal repertorio nel corso dei suoi 180 anni di vita e che ha conosciuto un successo strepitoso fin dalla prima esecuzione napoletana del 1835, ‘Lucia di Lammermoor’ viene rappresentata alla Scala nel corso dell’Ottocento per ben 106 volte – degne di nota soprattutto nel 1893-94 le recite con Nelly Melba, alla quale si deve l’introduzione della grande cadenza per voce e flauto nella scena della pazzia – per conoscere poi un oblio che dura quasi trent’anni, fino al recupero voluto da Toscanini nel 1922. Da quel momento fino al 1928 protagonisti applauditissimi sono Toti Dal Monte e Aureliano Pertile: la prima incarna alla perfezione la tipologia vocale del soprano di coloratura che si era andata nel corso del tempo a identificare con il ruolo di Lucia, mentre il secondo, prediletto dal grande direttore, dà vita a un Edgardo che costituirà un esempio per le generazioni successive.
Di enorme impatto fu la Lucia di Maria Callas (1954) che sovrappone alle caratteristiche originali e di tradizione del personaggio una visione del tutto antitetica dove anche una vocalità essenzialmente fuori luogo diventa funzionale a una interpretazione che si impone in maniera carismatica, complice il supporto direttoriale e registico di un Karajan, anch’egli contro corrente nel difendere a spada tratta il migliore Donizetti. Renata Scotto è Lucia nel 1967. A lei si alternano Margherita Rinaldi, Maria Luisa Cioni e Anna Moffo, con un giovane Claudio Abbado sul podio. Altra protagonista di spicco per virtuosismo e presenza scenica sarà Beverly Sills nel 1970, mentre la Lucia degli anni Ottanta sarà Luciana Serra con l’Edgardo di Luciano Pavarotti. L’allestimento di Pier’Alli (2006) è particolarmente notevole per l’approdo alla nuova edizione critica preparata da Gabriele Dotto e Roger Parker per Ricordi. La novità più appariscente consiste nell’impiego dell’armonica a vetro (o “armonica a bicchieri” ossia la glass harmonica utilizzata anche da Mozart e Haydn) al posto del flauto nella scena della pazzia.
Tra le più recenti rappresentazioni scaligere di Lucia spicca la produzione del Metropolitan Opera del 2014, con la regia di Mary Zimmerman, le scene di Daniel Ostling e i costumi di Mara Blumenfeld. Nella ripresa del 2015 la direzione viene affidata a Stefano Ranzani, mentre Diana Damrau assume il ruolo di Lucia al posto di Albina Shagimuratova; Vittorio Grigolo torna invece a interpretare Edgardo, ottenendo grande successo. Nel 2023 la regia è firmata da Yannis Kokkos e riceve ampi consensi dalla critica: visivamente elegante, suggestiva dal punto di vista scenografico e caratterizzata da un’atmosfera dominata da immagini di morte.
Per quanto riguarda la storia degli allestimenti, tra gli anni Trenta e Sessanta la regia è prevalentemente affidata a Mario Frigerio, che in alcune occasioni utilizza le scenografie di Aleksandr Benois al posto di quelle di Giovanni Battista Santoni. Dopo una parentesi con Margherita Wallmann nel 1964, tra il 1967 e il 1970 la regia passa a Giorgio De Lullo, affiancato da Pier Luigi Pizzi per scene e costumi. Lo stesso Pizzi firma anche la regia delle produzioni del 1983-84, caratterizzate dai costumi creati dai coniugi Missoni. Successivamente, nelle edizioni del 1992, 1997 e 2006, Pier’Alli cura regia, scene e costumi, privilegiando atmosfere cupe e nebbiose che richiamano il carattere romantico e oscuro del romanzo di Walter Scott.
L’armonica a bicchieri, strumento inventato da Benjamin Franklin e utilizzato nella scena della follia in Lucia di Lammermoor, ebbe una notevole diffusione tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Diversi autori dell’epoca, tra cui Anne Ford e Karl Leopold Röllig, ne descrissero il funzionamento e gli effetti sugli esecutori e sul pubblico. Dai loro scritti emerge che il suono dell’armonica veniva percepito come qualcosa di misterioso e soprannaturale. Il suo timbro, infatti, appariva etereo e difficile da identificare, tanto da sembrare privo di una fonte concreta. Per questo motivo lo strumento fu spesso associato al mondo dell’aldilà, alle apparizioni spettrali e a fenomeni trascendenti. Emblematico è il racconto di Röllig, in cui il suono dell’armonica accompagna la resurrezione di un moribondo all’interno di una cripta, rafforzando così il legame simbolico tra lo strumento e la dimensione ultraterrena. In questa produzione l’armonica a bicchieri sarà suonata da Friedrich Heinrich Kern.
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